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Eroica Fenice

Giulia Sangiuliano, intervista all'autrice di (Ph)enomena

Giulia Sangiuliano, intervista all’autrice di (Ph)enomena

Ho conosciuto la giovanissima giornalista Giulia Sangiuliano nel luglio 2013. Nonostante fossero passati due anni dalla sua pubblicazione, incuriosita dalla genesi del mio romanzo, volle farmi qualche domanda di persona per completare l’articolo su cui stava lavorando. Ricordo il sorriso con cui si presentò e la sua particolare propensione all’ascolto. Ero stato intervistato tante volte ma ben pochi avevano mostrato l’interesse che lei sembrava avere nei miei confronti. Nel momento dei saluti, mi confessò che, oltre alla scrittura giornalistica, amava anche quella creativa e che nel suo cassetto aveva un romanzo da revisionare. La spinsi a non abbandonare il progetto, ad avere pazienza nel crederci. Ebbene, il suo sogno è appena diventato una concreta realtà grazie ad Eretica Edizioni. Ma prima di cimentarmi nella recensione del sorprendente (Ph)enomena, sono contento di poter finalmente ricambiare il favore e la ringrazio per avermi rilasciato l’intervista che segue.   

Due chiacchere con Giulia Sangiuliano

La domanda più difficile: chi è Giulia Sangiuliano?

Una giovane donna. Un fiore in grado di sbocciare nonostante il cemento ed un passato troppo ingombrante da portarsi dietro. La vita mi ha costretto a partorirmi più volte come direbbe Màrquez. Un’infanzia difficile, tumultuosa e all’insegna dell’instabilità emotiva hanno fortemente permeato la mia personalità. Sono dovuta crescere in fretta tra mille litigi e tante assenze incolmabili, tra rinunce e continue delusioni. Oggi sono ciò che mi è stato fatto ieri e non ho più il timore di mostrarlo attraverso tutto quello che per me è sperimentazione continua nonché incessante scoperta di quelle che sono le mie inclinazioni. Sono costantemente in autoanalisi per ricostruire pezzi di me un po’ dispersi qua e là e la scrittura, mia insostituibile compagna fedele, è l’interlocutrice principale, strumento terapeutico per eccellenza che mi ha permesso oggi di essere una Giulia completamente “nuda” e senza filtri. Non rinuncerei mai a ciò che di “negativo” mi è stato detto o fatto perché è stato prezioso per costruire il mio presente, fondamentale per la mia crescita in quanto persona, irrinunciabile per il mio futuro.

Parlaci di (Ph)enomena

La mia (Ph)enomena nasce in un periodo che noi psicologi definiamo di cambiamento e definizione del sé: l’adolescenza. Una fase in cui la riflessione ha preso il sopravvento sull’istinto. Ero completamente sola, non coltivavo amicizie e l’idea di entrare in relazione con l’altro mi metteva in crisi, avevo profonde difficoltà nel farmi conoscere, nel mostrare le mie ferite.

La mia sensibilità era estremamente vulnerabile, possedevo un’energia di cui ero consapevole ma non sapevo come investirla. Provai a scrivere, a mettere nero su bianco il mio mondo interiore e furono scintille. L’immaginazione iniziò ad attraversami le vene e quelle emozioni così assopite e stanche iniziarono a vivere sotto la mia pelle. Inizialmente scrivevo pensieri, mi ispiravo al “Libro dell’Inquietudine” di Pessoa e alla “Solitudine dei numeri primi” di Giordano, poi decisi nel corso della stesura del testo di definire gli spazi, i tempi, i personaggi. Nella mia mente viaggiavano in simbiosi la realtà di ciò che provavo e la finzione scenica che fungesse da impalcatura alle emozioni esperite dai protagonisti. (Ph)enomena è l’espressione dell’autentico, la bellezza nascosta dei vinti, una forma di riscatto dei deboli. Tanti sono i temi toccati che ne fanno un romanzo attuale legato ad uno stile di scrittura ricercato: il suicidio, la separazione, l’omosessualità, la disabilità fisica e mentale, tutti legati da un comune denominatore: la mancanza di ascolto. Tutti i miei personaggi sono degli incompresi.

Hai iniziato la stesura di Phenomena quando eri ancora al liceo ma è evidente, tra le sue pagine, la tua passione per la medicina e la psicologia. Come il tuo percorso di studi ha contribuito alla sua forma definitiva?

La mia formazione è stata in un certo senso determinante per la stesura del romanzo. Mi sono avvicinata alla Psicologia molto precocemente e alcuni professori mi sono rimasti nel cuore stimolando in me la voglia di continuare su questo percorso proseguendo gli studi magistrali in Neuroscienze. In (Ph)enomena viene usato un linguaggio tecnico che è quello medico. Difatti prima di scrivere il romanzo ho dovuto documentarmi per costruire una storia che avesse una certa credibilità per il contesto in cui è ambientata. Ad esempio è stato fondamentale comprendere la differenza tra trauma cranico e malattie cerebrovascolari, differenza che ho dovuto scovare nel mio manuale di Neuropsicologia! Bisogna aggiungere che insieme a Vittoria, c’è il prof. Clerk e il tirocinante alle prime armi Paolo, studiare il lessico specifico era quindi d’obbligo! Il mio amore per la Psicologia è particolarmente evidente e la personalità di Vittoria ne è la dimostrazione. Le coscienze dei miei personaggi sono spoglie di qualsivoglia orpelli, sono vere e nude. Non ci sono maschere e ogni sentimento o sensazione, anche la più promiscua e violenta, è espressa senza mezzi termini o eufemismi. Il corpo è il contenitore della mente che altrimenti sarebbe vacillante correndo il rischio delle allucinazioni. Ad un certo punto del romanzo si comprende che i ruoli si capovolgono: Vittoria diventa improvvisamente la mente e Clerk il suo contenitore.

Si dice che i personaggi di cui scriviamo non siano altro che proiezioni di noi stessi in situazioni diverse. Perciò ti chiedo: quanto di Vittoria c’è in Giulia?

Io e Vittoria abbiamo tantissime cose in comune, per molti aspetti è la mia controfigura. Tante mie emozioni ed esperienze sono da lei personificate. In lei rivedo il mio specchio anche se alcuni elementi inseriti sono esclusivamente frutto della mia immaginazione. In Vittoria c’è una gran fetta di me, ma non è assolutamente tutto (per cominciare dal suo aspetto estetico!). Lei è una studentessa di Chimica amante dei numeri, dei pesi, delle misure, esattamente il mio contrario. In matematica non sono mai stata una cima, anche se la Chimica mi ha sempre affascinata.

Anche la scelta del nome non è un caso. Vittoria in latino significa “colei che vince sul male” ed il suo onomastico accade il 21 maggio (anche giorno del mio onomastico).

Editoria a pagamento o auto pubblicazione. Il tuo parere.

Questo è un argomento che mi preme affrontare raccontando la mia esperienza. È stata una gran fatica pubblicare (Ph)enomena. Inizialmente, come la gran parte dei miei colleghi, credevo che il mio romanzo fosse il best-seller del momento una volta terminata la stesura. L’ho inviato alle grandi case editrici senza, ovviamente, ottenere alcuna risposta. Per un lungo periodo ho perso la speranza di vederlo pubblicato e di sentire l’odore delle pagine nuove, fresche di stampa. Qualche anno dopo decisi di recuperarlo, volevo riprovarci. Grazie all’aiuto di un carissimo amico che ha sempre confidato e creduto in me oltre che in (Ph)enomena, l’ho inviato a realtà editoriali più ridimensionate. Inizialmente ho ricevuto diverse proposte che richiedevano contributi economici improponibili, poi è arrivata Eretica Edizioni, una realtà editoriale seria ed affidabile che mi ha consentito di pubblicare senza alcun investimento.

Personalmente, non credo nell’editoria a pagamento perché diventa difficile capire se il tuo libro è stato apprezzato per come è stato scritto o per il valore economico che gli è stato attribuito. Non credo nell’editoria a pagamento perché credo nella libera espressione dell’arte senza tornaconto economico. Gli editori a pagamento sono la morte per noi scrittori, il 90% di questi non legge neanche il tuo scritto. È importante investire in quello che si crea, è fondamentale non demordere, credere sempre che qualcosa sia possibile nonostante gli ostacoli per non lasciarsi fuorviare da proposte illusorie e spesso compromettenti.

Marcello Affuso


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