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Le città invisibili di Vincenzo Del Vecchio

Vincenzo Del Vecchio, nell’ambito del Mo.dì Festival Maledetto della Parola, racconterà la città di Sapri attraverso illustrazioni effettuate in diretta su tre portoni della città durante la lettura de  Le città invisibili che si terrà il 26 aprile alle 18:00.

Le città invisibili di Vincenzo Del Vecchio danno l’effettiva dimostrazione di quanto sia possibile trasmettere contenuti con a disposizione il minimo: un foglio A4, una penna, una riga e tanta bravura e talento; ingredienti essenziali per fare cose straordinariamente perfette. Ed è questa la percezione che si ha osservando i suoi disegni: ingranaggi e figure senza sbavature, senza imprecisioni, lineari e labirintiche al tempo stesso, saranno il veicolo per attraversare il testo di Calvino in modo innovativo. Le illustrazioni avranno la capacità di condurvi in un mondo di immaginazione, dove, seguendo le linee dei suoi tratti, si riescono ad evocare figure sempre diverse, nuove e affascinanti. Il richiamo di Calvino è fortissimo e alla fine, proverete il desiderio di rileggere le sue città consapevoli del fatto che quelle illustrazioni avranno aperto ai vostri occhi scenari inimmaginabili.

Come nasce il progetto de Le città invisibili che presenterai al Mo.dì. a Sapri?

Sostanzialmente, nasce da mille cose fuse insieme. Da ragazzino ho sempre amato disegnare donne, copiavo le pubblicità di moda rubando i Repubblica Donna di mia zia; ho sempre ammirato Manara ed avuto una passione per Escher e le sue immagini ambivalenti. Lo studio mi ha deviato nelle architetture. Così ho messo tutto insieme pensando di fondere questo doppio gioco, questo doppio amore per le città e per le donne. All’inizio avevo avuto l’idea di disegnare città reinterpretandole come donne ma pensavo a: Venezia, Roma, Napoli. Poi ho riletto Le città invisibili: città che hanno nomi di donne e sono interpretate come un organismo, descritte con pregi e difetti proprio come ogni donna reale e, così, volevo illustrarle. Il problema era che non sapevo come e dove entrare nel testo. Avevo iniziato a disegnare Napoli, avevo disegnato un altro paio di cose e poi ho capito: e mi sono buttato a capofitto. Ci ho messo un anno intero per entrare nel progetto, ho letto il testo da semplice lettore, l’ho riletto più volte come illustratore per cercare le figure, le immagini giuste e il modo di riscriverlo. Ho fatto domande diverse al libro. Dovevo capire la chiave di lettura del testo per poterlo illustrare. Ci tengo particolarmente a questo progetto perché ammetto che ci vedo dentro tanto di me.

Da dove nasce l’esigenza di illustrare?

Disegnare è mettere in ordine un discorso e scriverlo, semplicemente. Se riesci ad ordinare un’idea e a metterla su carta sei riuscito nell’intento di illustrare. Anche se tecnicamente non sei molto capace. Anche se non hai disegnato la “casetta” come l’avresti voluta. Poi, ovviamente, c’è chi sa essere più o meno diretto. Ci sono illustrazioni che, secondo me, hanno bisogno di essere veloci, immediate altre che sono belle anche se arrivano dopo. Il mio lavoro sulle città, ad esempio, è un lavoro sicuramente d’impatto perché hanno una loro forza estetica perché è divertente perdersi nelle strade, però, è un lavoro di lettura. I miei lavori non sono quadri. L’illustrazione non parla da sé, è allegato ad un testo, è un valore aggiunto. Anche se potrebbe risultare come presunzione. Se io ti disegno una scena di un libro, volendo o non volendo, ti sto deviando in una direzione.

Quale credi possa essere la città invisibile più vivibile?

Bisognerebbe chiederlo a Calvino! Sono semplicemente un lettore che ha dato al libro un’immagine, quindi, proprio non posso rispondere al posto di Calvino. È come la donna perfetta, la moglie, la città dove vuoi vivere è dire “Posso vivere per sempre con i suoi pregi e i suoi difetti?”. Non esiste una città con pregi migliori, sono tutte molto diverse rispetto alle esigenze. Ad esempio, sono molto affezionata a Sofronia dove Calvino racconta della città invisibile divisa in due parti: da un lato, c’è il circo con il suo ottovolante e le giostre; dall’altro lato, si ha la città di pietra con la banca, il comune, gli edifici; il gioco è che, alla fine, Calvino lascia intendere che è la città di pietra a smontarsi ed è il circo che attende un’altra città! Questo è meraviglioso. Fatto sta che la più vivibile non c’è, non esiste, ognuna ha delle caratteristiche ben precise e tu devi scegliere quali sono quelle più adatte a te.

Qual è il tuo rapporto con Napoli?

Napoli è una città pazza. È una città folle. La amano semplicemente perché piacciono anche i suoi difetti. Se puoi convivere con i suoi difetti, puoi viverla! Se un amico fa sempre tardi e a te non pesa, è l’amico migliore. E, tra l’altro, Napoli non ti aiuta ad arrivare in orario. Però, se vivi la vita un po’ con la sindrome mediterranea, puoi viverla! Non è una città patinata ed io cerco persone normali, cerco luoghi non finti. Ho studiato per tanto tempo l’organizzazione delle città e sono arrivato alla conclusione che l’architettura è violenza pura. Il tuo gesto personale condiziona la vita delle persone. È una gran bella responsabilità.

Il Mo.dì. è il Festival Maledetto della Parola, quale potrebbe essere il rapporto tra la parola e l’illustrazione?

Parole e immagini hanno una forza propria e insieme funzionano meglio! In realtà, ho sempre desiderato collaborare con uno scrittore, il suo immaginario è più ampio di un disegnatore. Le parole aprono mille orizzonti in più. La parola evoca e ti lascia la libertà di immaginare quello che vuoi. Un volto disegnato è un volto. Un volto descritto può essere mille volti. Quindi, tra chi parla e chi ascolta c’è un rapporto libero. Proprio per questo, io posso disegnarlo perché posso scegliere tra quelli evocati. La cosa che mi piacerebbe riuscire a fare è arrivare anche con l’illustrazione a questo obiettivo. Un’illustrazione che non sia finita e lasci margine all’immaginazione.

Jundra Elce

-Le città invisibili di Vincenzo Del Vecchio-

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