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Eroica Fenice

Miriam in Siberia, la musica sulle parole

I Miriam in Siberia sono un gruppo partenopeo che annovera già diverse collaborazioni con artisti della scena indipendente e non italiana come Giorgio Canali, i Zen Circus, A Toys Orchestra e altri ancora.
Con “Failing” sono al loro terzo album, continuando a portare in giro le loro sonorità psych rock che prendono a piene mani ispirazione da quello nordamericano dei Thrill Jockey e Jagjaguwar.
In attesa di vederli sul palco dell’ Eco Festival, hanno accettato di rispondere a qualche domanda per noi.

Miriam in Siberia è una realtà in giro da un po’, ha accumulato esperienze e chilometri.
Raccontateci la genesi di questo gruppo e la strada che vi ha condotto fino a Failing, il vostro terzo album.

In effetti è in giro da dieci anni, nei quali abbiamo prodotto tre album ed anche un’EP.
Per noi sono cambiate molte cose, negli anni: Failing è il nostro nuovo lavoro ed il primo in Inglese. È un disco di rock psichedelico molto duro, che nelle nostre intenzioni unisce un sound ossessivo, quasi doom, a delle composizioni con una musicalità 70s’. Rappresenta l’evoluzione del nostro sound cominciata con “Vol.2”, del 2011, dove abbiamo cominciato a sperimentare con strutture musicali più rock e libere, meno costruite.

Il vostro sound è particolare, eccentrico nella sua formazione, sembrate quasi preferire un sottofondo vocale ad una vera e propria affermazione delle parole sul suono. Cercate di testimoniare con questo stile un desiderio di prevalenza della musica pura sulle infrastrutture letterari?

Come ti dicevo arrivare a questo sound è stato un processo maturato negli anni; ad esempio, il nostro primo album, “Il Suono del Phon”, aveva una vocalità più tradizionale. Ma oggi la nostra musica ha un impatto molto più pesante, puntiamo a creare un amalgama, un sound dronico dove non c’è un elemento dominante. Detto questo ci sono elementi vocali secondo me ben riconoscibili, ed anche dei temi lirici ricorrenti. “Failing” per esempio, parla sostanzialmente di resistenza, ed immagina in modo poetico ostacoli insormontabili.

Siete saliti a suonare la vostra musica su più di un palco di qualità, solo recentemente siete stati uno dei gruppi d’apertura ai Verdena durante il Rock in Roma 2015. Presto sarete sul palco dell’ Eco Festival e chissà quali altri ancora. Quali sono le emozioni che vi accompagnano in queste serate?

Quella del Rock in Roma è stata certamente un’esperienza fondamentale per la band. I Verdena hanno ascoltato “Failing” e gli è piaciuto, da lì ci hanno chiamato per aprire il concerto. Artisticamente un’esperienza molto appagante, che ci ha consentito di capire nel dettaglio come lavora una grande band, quali sono le pressioni e le responsabilità che si vivono nel suonare in un grande festival internazionale. Per noi una grande occasione di confronto e crescita artistica.
Al momento siamo effettivamente molto emozionati e molto fiduciosi del nostro live, che pensiamo renda molto bene nei festival all’aperto. Per l’Eco Festival suoneremo anche pezzi dal nostro album precedente, e nuovi pezzi che stiamo già testando live.

Miriam in Siberia, la musica sulle parole

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