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Puok e Med,

Puok e Med, intervista a Egidio Cerrone

Puok e Med, lo abbiamo intervistato!

Chi non conosce le “Avventure Culinarie di Puok e Med”? A chi non è venuta la voglia di girare la Campania (ed il resto dell’Italia) visitando ed “assaggiando” i luoghi ed il cibo recensiti da Egidio Cerrone nel suo blog? A me sì!  E mi è venuta anche voglia di intervistarlo, questo ragazzone dalla faccia simpatica e dalla scrittura accattivante. Perciò, ecco a voi un breve viaggio attraverso pizza e ragù, passione e idee, profumi e sapori di Napoli.

Puok e Med (Egidio Cerrone) si racconta

Egidio Cerrone, come hai avuto l’idea di creare un blog “lipidico”? Solo voglia di condivisione o vera e propria passione per il cibo buono?

Penso che hai subito inquadrato il personaggio: amo il cibo buono, da quello delle nonne a quello gourmet, passando per il cibo di strada, e sono un essere sociale, devo condividerlo, trasmetterlo, imboccarlo.

Allora è vero che mangiare è un atto di fede?

Più che altro rappresenta la parte spirituale della mia vita. In effetti ora che ci penso, dovrei smettere di dire che sono ateo. Io credo nel cibo. La domenica ad esempio, non è il giorno del Signore, è il giorno del cuzzetiello tuffato nel ragù di mammà.

Sappiamo tutti che in pratica sei onnivoro (se escludiamo pasta e cavolo), ma se dovessi scegliere 5 cose da far provare a qualcuno che viene da fuori Napoli, cosa sceglieresti?

Gli faccio fare colazione con la pizza fritta cicoli, ricotta, provola e pepe per iniziare bene la giornata. Poi in giro per Napoli una frittatina appena fatta e dopo una mezzoretta una pizza a portafogli. Poi verso le cinque uno spuntino leggero leggero di ‘o pere e ‘o musso, e la sera me lo porto a casa e gli dico: “Mo siediti, caro forestiero, e mangiati sta bella pasta e patane con la provola”.

Parlaci di questa collaborazione con il presidio Slow Food, del Marenna Mob e degli altri eventi in programma. Come sono nati? Dove ti hanno portato?

Il Marenna Mob è stato un fatto bello. Trecento-quattrocento persone, panino con la parmigiana alla mano. Eventi che con questa squadra avvicinano anche i più giovani al mondo Slow Food, un mondo che all’inizio avevo snobbato perchè mi sembrava troppo vecchio, e di nicchia. Magari va veramente svecchiato e arricchito di nuove energie, perchè è estremamente interessante.

Patatinerie, pub & fast/slow food…si può avere mentalità made in U.S.A. e qualità Made in Naples?

Certo. Blackburger lo fa, Lelena Burger lo fa. Rappresentano esattamente quel connubio che potremmo chiamare – e qui conio un nuovo termine – partenoyankee. Mi piace, partenoyankee.

Ci battiamo tanto per i riconoscimenti D.O.C., D.O.P. e I.G.P. e poi vengono trasmessi servizi sulla “pizza agli idrocarburi”.

A me nella vita piace stare sempre nel mezzo. Report ha fatto vedere cose che non avrei voluto vedere, pizzerie rimaste negli anni 90 in cui la pizza era quasi un prodotto di scarto, un “non tengo niente da mangiare, oggi mi mangio ‘na pizza”. No, la pizza oggi è diventata una scelta, un lavoro di passione, ricerca e sperimentazione, un lavoro durato anni e in cui ci hanno messo la faccia maestri pizzaioli e giornalisti che ci hanno visto bene. Vedere tutto questo lavoro ridicolizzato dalle parole di pizzaioli rimasti ai tempi della pietra mi ha fatto un po’ male. Tuttavia, resta il fatto che il servizio di Report in toto mi è sembrato un attacco mediatico, l’ennesimo a una città facile da puntare e ad un suo altro settore che non vede crisi dopo il caffè e la mozzarella. Forse qualcuno deve vendere farine integrali e forni elettrici al nord?

La qualità e la genuinità, niente di meglio delle cucine di casa nostra. Raccontaci una ricetta tua o di mammà, ovviamente a modo tuo!

Vi racconto un piatto veramente Puok&Med. Qualche volta penso di averlo chiamato il “Piatto del Diavolo” per quanto è grasso e piccante. Prendete un pentolino, abbondante olio d’oliva, un po’ di cipolla e un peperoncino fresco tagliuzzato. Fate soffriggere così in fase oleosa esce tutto l’inferno dal peperoncino. Poi aggiungete passata di pomodoro e aggiustate di sale e olio fino a che non vi sembra una bomba. Lasciate a puppuliare e nel frattempo in una padella altro olio d’oliva, sbriciolate una salsiccia, ma pure due, fate soffriggere e infine sfumate con vino bianco. Poi prendete un grande spaghettone, e a cottura ultimata conditelo col sugo piccante e nzevato. Solo quando lo avete impiattato, colate letteralmente la salsiccia col suo olio sopra gli spaghetti. Prendete e mangiatene tutti, se vi viene qualcosa, nun voglio sape’ niente.

Perché il cibo è anche e soprattutto conoscenza!

Grazie, Puok e Med, alla prossima avventura.

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