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Eroica Fenice

Tartaglia

Tartaglia & Aneuro, intervista alla band

Il suono specialmente acustico dei Tartaglia & Aneuro è l’opposto dell’inibizione dei sensi, non solo uditivi: rende pieno il cuore e le orecchie, circondandoti di comprensione, raccoglimento. Ti cura dal male dei sentimenti inespressi. Non a caso una delle loro più poetiche canzoni dice: “o saje pecchè cant? Pecchè m’ sent buon, cantà è respirazione, cantà è meditazione… respira cu’ mme!”.

I Tartaglia & Aneuro nascono nel 2012, in terra flegrea, quando decidono di dare parola e musica ai loro pensieri e di riunirsi in un gruppo indipendente napoletano, composto oltre al leader e voce Andrea Tartaglia, da Salvio La Rocca alle percussioni, Paolo Cotrone alla chitarra, Mattia Cusano al basso e Federico Palomba alla batteria. Noi di Eroica Fenice li abbiamo intervistati in vista della loro esibizione il 30 gennaio all’ex OPG Occupato Je So Pazzo in collaborazione con Jammin’ Urban Radio, un concerto che vedrà coinvolti numerosi artisti del palcoscenico napoletano.

Intervista ai Tartaglia & Aneuro

Tartaglia è il cognome di Andrea, leader del gruppo. E Aneuro? Posso chiedervi di presentare la band ai nostri lettori? Come vi descrivete?

Tartaglia è il cognome di Andrea, ANEURO è il nome del progetto, ma i due non sono separati, diciamo che c’è Tartaglia in aneuro e aneuro in Tartaglia! “Aneuro” in un gioco di parole puteolano (detto con vari accenti strani) può significare varie cose, tipo: “sto da un’ora” (stong A’N’EUR), “fuori la neuro” (for A’NEURO), “senza un euro” (senzA N’EURO) o “nudo” (ANNEùR), che descrive un po’ quello che siamo: gente che aspetta che la loro sana pazzia scavalchi il muro del denaro e ritorni a guardare un mondo nudo, o più semplicemente, persone che aspettano di essere internate 🙂

Nei vostri testi così come nella vostra attitudine musicale si percepisce subito l’esigenza di libertà, sociale e d’espressione. Quanto credete sia importante nella musica trasmettere un messaggio così sincero ed essenziale?

L’esigenza di libertà esiste dove c’è schiavitù ed in questo periodo storico siamo schiavi della finzione, ma l’esigenza di verità credo sia in chiunque, è quello che probabilmente porta alle sensazioni più belle della vita, la musica ci dà la possibilità di toccare questi momenti e di trasmetterli, ed in un mondo di finzione come questo ogni focolare di verità deve essere alimentato per almeno creare punti dove sparisce la finzione.

Cantare in dialetto fa parte di questa esigenza?

Il napoletano permette di trasmettere sensazioni viscerali come nessun’altra lingua,l’italiano è capace di descrivere come nessun’altra, l’inglese di suonare come nessun’altra ancora… ogni lingua ha il suo suono e il suo particolare, cerchiamo di utilizzarle a seconda della sensazione, della necessità e di quello che si vuole esprimere, noi intanto le usiamo e speriamo di impararne delle altre.

A quando il vostro esordio discografico?

ll disco si chiamerà “Per errore”, ci stiamo lavorando da un po’, siamo in fase finale, non ci sbilanciamo ancora sulla data, ma a breve ci saranno novità.

Ieri vi siete esibiti all’ex OPG Je so’ pazzo, un’associazione che aspira a rendere giustizia alla comunità anche attraverso l’arte. Condividete i loro intenti?

Posti come l’ex OPG Je so’ pazzo sono luoghi dove la gente si confronta, si autogestisce, impara a convivere e a lavorare insieme, ad aiutarsi ed a creare alternative alla finzione, la creatività nasce dove c’è una sana pazzia e loro lo sanno. Credo che l’OPG sia  uno di quei focolari di cui parlavamo prima.

Grazie ai Tartaglia & Aneuro, e se volete respirare con loro, ascoltarli e seguirli qui la loro pagina Facebook e il canale Youtube.

Ilaria Casertano

Foto di Music Coast To Coast

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