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Eroica Fenice

Titti Carrino, vox Musae: immagini sotto corteccia

Goliardica ed ilare. Sprintosa e sportiva. Profonda ed appassionata. Questa è, per me, la Titti Carrino che conosco da sempre. Ma oggi voglio presentare Titti in qualità di vox Musae ed autrice della silloge poetica “Po’ e sia. Immagini sotto corteccia”. E, per farlo, non c’è strada migliore che lasciare spazio alle sue parole.

Intervista a Titti Carrino

Cara Titti, da dove una promessa della medicina come te ha tratto l’idea di mettere insieme questa silloge poetica? Cara Giovanna, innanzitutto ti ringrazio per avermi dedicato questo spazio; ne sono onorata. Ho deciso di radunare – per così dire – i vari fogli di nero su bianco, semplicemente perché sono dei parti avvenuti; ho pensato che avrebbero sofferto meno la solitudine formando una piccola famiglia piuttosto che restare orfani e misconosciuti. Potrei affermare, per restare in assonanza, che “Medicina” è stato il seme fecondante e così la scrittura diventa via di fuga…dallo stress, che è di certo una promessa; QUESTA si che è una promessa della medicina. Quanto alla valenza del parto, ai posteri l’ardua sentenza.

Scrivere poesie è sempre stata una tua passione nascosta? Oppure si tratta di una passione più recente e matura? Più che passione parlerei di “richiamo”. Ho sempre amato giocare con le rime, ma mi limitavo ad essere l’addetta “biglietti d’auguri”. Vorrei premettere che l’italiano non è mai stato la mia punta di diamante. Così, come spesso accade quando sembri non essere portato per qualcosa, non ne fai vanto e sei meno spronato a coltivarla. A volte le cose che amiamo sono quelle in cui riusciamo di più; perciò le amiamo. Ecco perché parlo di “richiamo”, perché è come una forza a cui ti arrendi, dicendo “tu lo vuoi, ma io non ne sono neppure all’altezza”. La scrittura è assoggettarsi; ma, al tempo stesso, totale libertà e, come tale, è essa stessa libera da schemi e regole, ivi compresa la metrica. Questo era un po’ il pensiero di Eliot e Pound, che mi ha convinta tanto da farlo mio. Lo stile e le ispirazioni hanno di certo subito modifiche: alle volte è un modo vigliacco di esporre un concetto che altrimenti non riuscirei ad estrinsecare; altre è un’ esigenza interiore, un’esplosione; altre ancora è cristallizzazione di un momento che altrimenti sarebbe fuggito; seguendo un po’ il pensiero di Keats “a thing of beauty is a joy forever”.

Il tuo liber ha un titolo davvero interessante; anche il sottotitolo ha una sua pregnanza ed icasticità. Titti, potresti spiegarci il perché di tale scelta? Il concetto più importante è proprio nel sottotitolo; “Po’ e sia” è un modo di giocare con le parole, che poi è quello che si fa scrivendo. “Immagini sotto corteccia”, invece, sta ad indicare la nascita di un pensiero che non è cosciente. In Neurologia,si sa bene che la corteccia è sede di tutto ciò che controlliamo e di cui abbiamo ragione; ciò che è sottocorticale è un riflesso, del tutto involontario.

Titti, se dovessi scegliere un pezzo che ti identifichi, quale sceglieresti? Ogni brano è una storia a sé; “Dove lo sguardo non avverte” racconta una mia costante, che fa capolino ogni qualvolta qualcuno pizzica le corde dell’empatia. L’empatia è, a mio dire, il sentimento per eccellenza, ma, finché permane l’empatia, ci si sente scoperti; è come suonare un brano che adori, sei vivo, così emozionato da avere orripilazione (erroneamente associata a qualcosa di negativo, orripilazione è fenomeno di un impulso nervoso legato anche all’emotività), ma sei anche cosciente di avere un pubblico che non sai se apprezzi o meno la tua musica o, comunque, la ami quanto te. Sei alla mercé.

Titti se dovessi scegliere solo 3 parole, per descrivere il tuo lavoro, quali sceglieresti? Spontaneo, introspettivo, grezzo.

Pensi che l’autopubblicazione possa costituire uno strumento idoneo e funzionale a far conoscere il tuo lavoro? L’autopubblicazione mi è stata consigliata. Per ora non ne ho grande esperienza ma è un sistema rapido e personale di dar vita ad un’idea; ad ogni modo non posso fare grossi paragoni poiché me ne manca il termine opposto.

Titti, lascia un messaggio ai tuoi lettori. Quando ero più piccola vidi un film, telefilm, non ricordo, in cui il fratello maggiore rivolgendosi al più piccolo ,adolescente, gli diceva “goditi adesso queste emozioni perché crescendo perderai la capacità di emozionarti”. Questa frase è rimasta come un’eco dentro di me e ne ho avuto paura, perché la cosa più brutta che possa succedere è perdera questa capacità. Una volta uno psicologo mi disse che era tipico degli artisti restare bloccati nelle fasi adolescenziali e così, forse non avendone alcun merito, ho deciso solo per questo di essere falsamente artistoide. Lasciatevi andare anche ad un paesaggio, apprezzate il bello e vivetelo come il miglior regalo che vi sia mai stato fatto.

Grazie mille, Titti Carrino!

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