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Eroica Fenice

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Zucchero di Canna, intervista a Claudio Landi

Ho avuto modo di conoscere Claudio Landi in tempi precedenti alla pubblicazione della sua opera prima, Zucchero di Canna (Cicorivolta edizioni). Ci siamo incrociati nel mondo dell’etere grazie alla comune passione per la scrittura, e siamo diventati amici.
Se dovessi far uso dei primi termini che mi vengono in mente, pensando al suo lavoro, direi: umano, sincero e immediato. In questa raccolta di poesie, breve nelle pagine ma non nel respiro delle sue idee, ci mostra senza indugio se stesso.
Potrei continuare ancora per un po’ a sciorinare le qualità di questo autore emergente ma questa non è una recensione. Quindi, lascio la parola e la scena alla mente dietro i testi, ringraziandolo per averci concesso l’intervista.

Parlaci un po’ di te e del percorso che ti ha portato alla composizione della tua opera prima, Zucchero di canna.

Zucchero di Canna è stata una esigenza. Se Benedetto Croce sosteneva che prima dei diciotto anni tutti scrivono poesie mentre dopo solo i poeti e i cretini, io non ho mai scritto prima dei diciotto. L’esigenza di iniziare a scribacchiare su un taccuino è cosa molto comune, e per diversi anni ho attraversato quella fase, concentrandomi del tutto sulla scrittura di semplici (spesso anche banali!) riflessioni personali. La poesia è subentrata in un secondo momento, quando mi sono accorto fosse il modo giusto sia per esprimere al meglio ciò che volevo dire sia per giocare al meglio con le parole. C’è stato un periodo di scrematura di ciò che era stato scritto, una volta acquisita la consapevolezza che il “periodo” legato a Zucchero di Canna fosse terminato. Per fortuna durante questo percorso ho avuto modo di conoscere Andrea Corona che ha saputo dare ordine al mio disordine, offrendo un supporto straordinario per la pubblicazione di un’opera in cui credeva molto. È importante collegare la raccolta al mio percorso di vita, ascrivendola alla mia permanenza romana e al passaggio a quella partenopea. Fondamentale il richiamo all’esperienza del Collettivo Menti Colorate, presente in molte liriche e fortemente legato al mio percorso di maturazione.

Si può restare coperti in qualche caso, leggendo il libro, dall’ombra di alcuni grandi autori del passato.
Mi ha profondamente colpito “Visioni di anime contadine”, la quale mi ha riportato alla mente “La casa in collina” di Pavese. La ruralità, in continua modernizzazione e sempre sul punto di scomparire, rimane viva e appare cura e malanno dell’animo umano.
Questo mi porta a chiedere quali sono le letture che abbiano influenzato di più le tue poesie.

Quella che hai citato è senza dubbio una delle poesie fondamentali della raccolta, forse quella che rappresenta al meglio la volontà di far riflettere su un mondo che, nella spirale sfrenata del cambiamento, rischia di travolgere ciò che sta alle nostre spalle. Il ruolo dei poeti oggi è soprattutto quello di guardarsi attorno e cercare di inviare input al fine di creare una coscienza collettiva che, seppur parziale, può essere il baluardo della difesa di ciò che c’è di genuino di una identità, ciò che può preservarci dall’omologazione. Farsi carico della Storia, anche di quella non vissuta in prima persona. Per questo argomento l’autore che più mi ha influenzato è sicuramente Pier Paolo Pasolini.

In Zucchero di Canna non si assapora tanto la decisa fragranza del glucosio quanto il retrogusto amarognolo dell’agrodolce. Si sente forte la maturazione dell’autore durante la lettura, quella crescita spesso collegata ai complicati anni dell’adolescenza.
Definiresti in qualche modo Zucchero di Canna un libro di formazione personale?

Come ho già detto prima il percorso personale fa da sfondo a tutta la raccolta. ZdC è volutamente strutturato in maniera diacronica. Se all’inizio il tono può risultare più lirico, con venature a volte anche sentimentali, verso la fine si può notare l’acquisizione di una parvenza di consapevolezza che trasforma il tono, i contenuti e la struttura dei componimenti.

L’amore in questo volume sembra avere una parte importante, anche se esso non è rilegato ad una donna o ad un fermo oggetto o momento, si espande in tutte le piccole cose del quotidiano e prende forma diversa in ogni riga. Ti va di parlarci dell’origine di queste ispirazioni?

L’amore è sicuramente uno dei temi della raccolta, anche se relegato prevalentemente nella prima parte. Ovviamente rientra nel discorso del percorso personale anche se non si può nascondere che alcune poesie non abbiano un riscontro nella mia esperienza ma cercano di descrivere situazioni di cui ho cercato di farmi carico. Per riuscire nell’impresa bisogna essere curiosi osservatori ma soprattutto fanatici della bellezza.

Nonostante occorra saper aspettare e godersi il momento, va sempre dato in qualche modo un occhio al domani. Quali sono gli obiettivi e le idee di Claudio Landi per il futuro?

Il domani è già scritto, più che altro mi soffermerei sul dopodomani, come scrivo in una nuova poesia reperibile sul mio sito personale. Attualmente c’è una forte effervescenza laboratoriale che caratterizza il percorso della rivista che dirigo “Rapsodia”. È attraverso il grande viaggio di Rapsodia che ho l’opportunità di mettermi in discussione continuamente, senza tregua, grazie al confronto costante con altri scrittori sia della redazione che esterni ad essa. In un anno siamo riusciti a strutturarci su tutto il territorio nazionale e a incrementare di molto il numero di lettori. Punteremo all’internazionalizzazione della rivista con contatti, già avviati, nel mondo anglofono e francofono. Per quanto riguarda me, sto raccogliendo poesie per una nuova raccolta che spero possa vedere la luce nei prossimi due anni. Del resto, avendo iniziato a provare il gusto della prosa con piccoli esperimenti, mi auguro di poter ultimare un romanzo quanto prima.

Zucchero di Canna: intervista all’autore, Claudio Landi

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