Nel giorno dell’anniversario della sua morte, il 3 agosto, non si può non rileggere “Gigi” di Colette: un romanzo breve che, dietro l’eleganza della Belle Époque, racconta una giovane donna destinata a sorprendere tutti.
Pubblicato in volume nel 1944, dopo essere stato pubblicato a puntate sul settimanale “Present”, e concepito durante gli anni più duri dell’occupazione nazista, Gigi è l’ultimo successo di Colette e il romanzo breve attraverso cui molte generazioni di lettori e lettrici sono entrate nel suo universo narrativo. Dietro quella che potrebbe sembrare un’elegante favola di formazione, si nasconde un lavoro di ricostruzione attenta e una profonda capacità di osservare le convenzioni sociali e le loro contraddizioni.
Nel giorno dell’anniversario della morte della scrittrice, avvenuta il 3 agosto 1954, rileggere Gigi significa comprendere perché questo piccolo romanzo resiste al tempo; perché nelle sue pagine Colette, la scrittrice coi capelli a la garçonne, racconta non solo un’epoca, ma il complesso desiderio di diventare se stessi.
| Elemento dell’opera | Dettaglio e contesto storico |
|---|---|
| Opera e autrice | Gigi di Colette (Sidonie-Gabrielle Colette) |
| Pubblicazione | 1944 (a puntate su Present, concepito durante l’occupazione tedesca) |
| Ambientazione temporale | Parigi della Belle Époque (tra il 1899 e il 1902) |
| Tematiche principali | Indipendenza femminile, critica alle convenzioni sociali, passaggio all’età adulta |
| Edizione di riferimento | L’Orma editore (collana Chantier Colette, postfazione di Daria Galateria) |
Indice dei contenuti
Una protagonista che sfugge alle aspettative
Gigi cresce in una famiglia tutta al femminile. Sono la nonna Mamita e la prozia Alicia ad educarla secondo le regole del bel mondo parigino di fine Ottocento, con l’obiettivo di trasformare la nipote in una donna capace di conquistare un uomo ricco, come impongono le consuetudini di quell’ambiente.
La ragazza, però, appare inizialmente inadatta al ruolo che le viene assegnato: è spontanea, impulsiva, poco interessata all’etichetta e ancora lontana dall’idea di interpretare la femminilità come una strategia. In Gigi, quindi, Colette racconta una giovane donna che sembra appartenere a un’epoca precisa, eppure porta già in sé il desiderio di sottrarsi ai ruoli che quella stessa epoca le impone. L’incontro con Gaston Lachaille, amico di famiglia, incrina gli equilibri su cui Mamita e Alicia avevano costruito il futuro della nipote. Tra fili di perle, ricevimenti, carrozze e abiti scelti con cura, Colette segue perciò il passaggio dall’adolescenza all’età adulta senza indulgere nel sentimentalismo.
Come ricorda Daria Galateria nella postfazione all’edizione pubblicata da L’Orma editore lo scorso anno – in una copertina che si ispira ai disegni di un maestro dell’epoca George Barbier -, la scrittrice immagina la storia per molti anni, ma solo nel 1942 trova la forma definitiva, collocandola con estrema precisione tra il 1899 e il 1902. I ristoranti, gli abiti, le attrici, le grandi cortigiane, perfino i nomi dei commensali seduti ai tavoli dei locali parigini restituiscono, perciò, attraverso un centinaio di pagine, un’epoca intera con un’accuratezza storica che non appesantisce il racconto.
Mentre Colette sceglie la misura del romanzo breve e affida la forza della narrazione ai dialoghi, ai gesti, alle allusioni, Daria Galateria individua proprio nell’uso del non detto uno dei segreti della sua scrittura: ciò che conta raramente viene dichiarato, ma emerge attraverso dettagli apparentemente marginali, improvvise ellissi e cambi di prospettiva.
Non sorprende che Gigi sia diventato per molti un libro del cuore, fino alle trasposizioni teatrali e cinematografiche culminate nel musical di Vincente Minnelli del 1958. Il centro del romanzo resta la sua protagonista, che finisce per sottrarsi al destino preparato per lei senza trasformarsi in un’eroina ideale. La sua forza nasce, piuttosto, dalla naturalezza con cui continua a essere sé stessa.
Una vita sempre in anticipo sul proprio tempo: Gigi come Colette
Quando scrive Gigi, Colette è ormai una delle voci più autorevoli della letteratura francese. Ha attraversato decenni di trasformazioni culturali costruendo un percorso personale, sempre al di fuori delle convenzioni. La cronologia che apre il volume pubblicato da L’Orma editore, inserito nella collana Chantier Colette – diretta da Daniela Brogi, Lorenzo Flabbi e Daria Galateria -, restituisce il ritratto di una donna che si reinventa continuamente: dall’esordio con i romanzi di Claudine, per i quali si batté affinché le fosse riconosciuta la paternità, alla carriera teatrale nei café-concert parigini; dalla presidenza dell’Académie Goncourt, che ne consacrò il prestigio letterario, fino agli onori militari e all’unica apparizione cinematografica della scrittrice, nel documentario a lei dedicato.
Eppure la nascita di Gigi coincide con gli anni dell’occupazione tedesca, quando Colette vive quasi rinchiusa nel suo appartamento del Palais-Royal mentre il marito Maurice Goudeket, ebreo, è costretto a nascondersi. Tra razionamenti, fame e paura, prende forma un racconto ambientato nella luminosa Belle Époque.
Come osserva Daria Galateria, poi, Colette – autrice, giornalista, imprenditrice, attrice – ricostruisce la Belle Époque con grande precisione, trasformando il ricordo di un’epoca in materia narrativa. Ogni riferimento storico, ogni personaggio, ogni dettaglio dell’abbigliamento o della vita mondana trova un fondamento documentario, ed è questa aderenza al reale a dare al racconto lungo la sua leggerezza solo apparente.
Alla morte della scrittrice, avvenuta il 3 agosto 1954, la Francia le riserva funerali di Stato, un riconoscimento eccezionale per una donna. Nel frattempo Gigi aveva già iniziato il suo percorso, destinato a consolidarsi negli anni successivi grazie al teatro e al cinema. Rileggerlo oggi – l’ultimo suo romanzo gioioso – significa ritrovare vicina la voce di una scrittrice, quella di Colette, che attraverso la sua protagonista ha raccontato un’indipendenza femminile che sfugge alle definizioni e alle previsioni, proprio come lei stessa aveva fatto per tutta la vita.
Foto: Copertina romanzo “Gigi” (L’Orma editore, 2025); foto Colette di Henri Manuel, Pubblico dominio (Wikipedia)

