Glitter su compost, edito dalla casa editrice effequ, e scritto da Myriam Bahaffou, tradotto in italiano da Valentina Maini, è definito in copertina “Breviario di ecofemminismo quotidiano”. Classificato nella collana Merli che, sul sito della casa editrice leggiamo comprendere: “Saggi trasversali, ibridi, poco convenzionali ma autorevoli, con l’idea prepotente di reinventare le coordinate prima note”. Questo libro si presenta come un profondo saggio letterario e sembra esattamente questo: un saggio che ha qualcosa di più di un saggio, perché l’autrice scrive a partire dalle sue esperienze personali, che introducono tutti i temi dei vari capitoli. Del saggio ha però il ricco apparato di note e fonti alle quali rifarsi e da approfondire. Il pregio è sicuramente il linguaggio schietto e intimo con il quale l’autrice si avvicina a lettori e lettrici, pur dibattendo di tematiche ancora poco note al pubblico come la teoria di genere e il superamento del patriarcato, oltre che in alcuni casi divisive.
| Titolo del Libro | Autrice | Casa Editrice e Collana | Tematiche Principali |
|---|---|---|---|
| Glitter su compost | Myriam Bahaffou (Traduzione di Valentina Maini) | effequ, collana Merli | Ecofemminismo, questione di classe, antispecismo, ecologia decoloniale |
Indice dei Contenuti
Ciò che colpisce però è che Bahaffou non forza la riflessione, né cerca soluzioni, piuttosto ragiona, apre al dialogo, mette in dubbio e in discussione, senza filtri né giustificazioni.
Una ridefinizione di ecofemminismo
Cosa significa ecofemminismo? Più che dare definizioni, l’autrice prova a “comprendere come si incarna in un corpo”, al di là delle teorizzazioni. La sua scrittura ha, inoltre, lo scopo di trovare altre “guastafeste”, altre donne che incarnino i valori ecofemministi e che occupino spazio nei dibattiti nei quali attualmente l’autrice dice di essere “l’unica donna razzializzata invitata”. C’è in questo libro anche la volontà di ritrovare un senso di comunità ormai estraneo a una società sempre più individualista. Di fare, dunque, corpo insieme, di unire le proprie forze, di creare relazioni in grado di affrontare i temi ecologici non come teoremi e astrazioni ma con concretezza.
L’immagine di una donna ricca e potente, che viaggia in treno da sola apre il primo capitolo e mette in evidenza quanto riuscire ad abbandonare la propria classe sociale è insieme per Bahaffou “un successo e una perdita, un tradimento e un motivo di orgoglio”. Quanto l’etichetta di “povero” marchia, resta addosso a chi, anche solo per parte della propria vita, ha vissuto in povertà? Cosa rende una persona diversa, cosa le permette di smarcarsi veramente analizzando a fondo la questione di classe? Gli studi, forse. Ma, “la classe sociale non si cancella”, e la povertà rimane qualcosa da nascondere, di cui vergognarsi e dalla quale si teme di essere sempre smascherati. Eppure, è in quegli ambienti che il senso di comunità è più forte. Bahaffou riparte e rilegge la sua personale esperienza e, con sguardo schietto e consapevole, vuole ripartire da lì.
La riflessione si muove nello spazio quotidiano, spostandosi nello spazio di una cabina estetica, dove molte donne decidono di recarsi volontariamente per sottoporsi a un rituale che pone l’attenzione sul corpo delle donne: la ceretta. Qualcosa di apparentemente superficiale, come la bellezza, spinge a riflettere su quanto questo gesto sia di sottomissione e insieme di libertà. Quello spazio di e per le donne diventa spesso un luogo di conforto e di sostegno reciproco, niente affatto superficiale né scontato per alcune.
La narrazione si sposta poi al ristorante: al tavolo siedono un uomo e una donna; a chi consiglierà il cameriere una bella insalata, e a chi invece una bistecca al sangue? E una madre che prepara la cena, a chi riserverà i pezzi di carne migliori?
La riflessione sugli individui, più o meno animali, strettamente legata ai fondamenti dell’antispecismo, si fa interessante quando l’autrice pone questa questione: “[…] più un animale è dotato, intelligente […], più dovrebbe avere valore ai nostri occhi. Allora, come considerare gli esseri umani che non hanno queste capacità?”. L’autrice riparte poi dalla faccia oscura dell’Umanesimo, che ponendo l’uomo al centro dell’universo a misura di tutte le cose, e ogni altro essere al di sotto di lui, ne giustifica gli innumerevoli disastri causati.
La riflessione non può che tornare ai corpi, al suo uso come strumento di conoscenza del mondo, e alla riappropriazione delle sensazioni fisiche, fino alle “women’s land”, veri e propri ecosistemi femministi, dove ognuna occupa il proprio posto, luoghi che per l’autrice permettono di conoscersi meglio, legarsi e allearsi sotto il segno del femminismo intersezionale.
Gli stereotipi vengono qui sviscerati e indagati e Myriam Bahaffou non si limita a meri teoremi e teorizzazioni, ma la sua scrittura si fa corpo, partendo dalla concretezza. L’incontro e il desiderio di comunità non è proposto però come scontro, bensì come trasformazione e mutamento, non per rientrare in confini e limiti prestabiliti, bensì per evolvere, crescere, aprirsi e arricchirsi, pur toccando tematiche ancora scottanti e in alcuni casi poco approfondite nella nostra società. Un libro che parla la lingua del futuro, con un linguaggio schietto e suadente, più che urlante.
L’autrice Myriam Bahaffou
Myriam Bahaffou è dottoranda in filosofia femminista tra Francia e Canada. Insegna etica all’università e sviluppa un approccio intersezionale all’antispecismo, concentrandosi sulle dinamiche di animalizzazione e umanizzazione delle minoranze razzializzate. Ha pubblicato numerosi articoli e testi su ecofemminismo, ecologia decoloniale e antispecismo. Il suo ultimo libro, dopo Glitter su compost, è Eropolitique. Ecoféminismes, désirs et révolution (Le Passager clandestin, 2025).
Fonte immagine e bio autrice: effequ.

