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Eroica Fenice

i pesci non chiudono gli occhi di erri de luca

I pesci non chiudono gli occhi di Erri de Luca (Recensione)

I pesci non chiudono gli occhi, la nostra recensione

“I pesci non chiudono gli occhi” è un delizioso racconto di un’estate di cinquant’anni fa. Erri De Luca narra di sé bambino e delle sue vacanze su un’isola del golfo di Napoli.

I ricordi tornano alla mente: aveva compiuto dieci anni, la prima età a due cifre quando non si è più un solo numero, un bambino, ma si dà inizio a l’epoca dei doppi:  il primo avvertimento di qualcuno che sta crescendo.

Erri trascorre le sue vacanze lontano dal caos cittadino con la madre  tanto amata e tanto premurosa nei suoi confronti. Vive le sue giornate tra la spiaggia e il porto, dove i pescatori si cimentano nel procurarsi la cena o guadagnare qualche soldo; è un ragazzino curioso, vorrebbe saperne di più sugli adulti e per farlo utilizza come prezioso strumento i libri del padre ma, senza mostrare alcun stupore, afferma a se stesso che gli adulti sono bambini nei corpi di giganti e lui, invece, si sente stretto in quel suo corpicino ancora dalle fattezze fanciullesche: voleva il cambiamento, voleva crescere.

Erri confessa: “A dieci anni la modestia del mio corpo mi istigava a sparire. Camminavo inventando di essere invisibile. Mi tradivano i pantaloni blu e la canottiera bianca, per la strada camminavano da soli, senza me dentro, ma nessuno ci faceva caso. Di notte nudo sul letto potevo scomparire tutto intero.

La sua vacanza cambia quando conosce una ragazzina della quale cinquant’anni dopo non ricorda il nome: è molto ambita dai ragazzi più grandi che, vedendole trascorrere molto tempo con Erri, lo prendono di mira arrivando addirittura a picchiarlo.

E così il ragazzino, senza cercare minimamente di difendersi, subisce il colpo e, con atteggiamento maturo, compie il primo passo verso una crescita personale che gli impedisce di reagire a infantili provocazioni. Con la rottura del braccio potremmo, metaforicamente parlando, rifarci all’apertura di una crisalide: un passaggio fondamentale nella vita di un uomo.

I pesci non chiudono gli occhi, un viaggio poetico

Mantenere, il mio verbo preferito, era successo. Come fa a saperlo? Pensai e mi risposi: lo sa e basta. Non avevo toccato niente di così liscio fino allora. Ora so neanche fino a oggi. Glielo dissi, che il suo palmo di mano era meglio del cavo di conchiglia, mentre risalivamo a riva, staccati. “Lo sai che hai detto una frase d’amore?” disse avviandosi verso l’ombrellone.
Una frase d’amore? Neanche so cos’è, che le è venuto in mente? Ne sa più di me per via degli animali, ma si è sbagliata. Ho detto una frase di stupore. Il tatto è l’ultimo dei sensi ai quali sto attento. Eppure è il più diffuso, non sta in un organo solo come gli altri quattro, ma sparso in tutto il corpo. Mi guardai la mano, piccola e tozza e pure un poco ruvida. Chissà cosa avrà sentito nella sua. Non potevo chiedere, poteva essere per sbaglio una domanda d’amore.

La mano gioca un ruolo chiave nella narrazione : le mani rugose da grande, i palmi soffici di ragazzini. La mano è l’organo del contatto, del mantenere: l’unione nel susseguirsi degli eventi, causa e conseguenza, un argomento caro alla gran parte della letteratura novecentesca, grande musa di ogni scrittore contemporaneo.

Con delicatezza e parole che ben sa incastrare tra loro con eleganza e toni mai banali, Erri De Luca ci accompagna verso la fine del viaggio e, con questo, la fine dell’estate.

Ancora una volta i palmi della mano giocano un ruolo fondamentale. La ragazzina amica di Erri decide di aiutarlo, sconfiggendo gli infantili propositi e aiutandolo a mostrarsi più grande e coraggioso di loro.

Era così bellissima vicina, le labbra appena aperte. Mi commuovono quelle di una donna, nude quando si accostano a baciare, si spogliano di tutto, dalle parole in giù.
– Chiudi quei benedetti occhi di pesce.

– Ma non posso. Se tu vedessi quello che vedo io, non li potresti chiudere“.

Naomi Mangiapia

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