Il 20 gennaio 2026 è andato in pubblicazione Intelligenza Alimentare, un libro della psicoterapeuta, ecopsicologa e igienista naturale Irene Luzi, edito da Gribaudo per la collana Salute e cibo. In occasione della seconda ristampa, abbiamo avuto il piacere di intervistare l’autrice riguardo i temi più complessi e scottanti che emergono dal libro.
| Dettagli libro | Informazioni editoriali |
|---|---|
| Titolo dell’opera | Intelligenza Alimentare |
| Autrice | Irene Luzi |
| Casa editrice | Gribaudo (Collana: Salute e cibo) |
| Data di pubblicazione | 20 gennaio 2026 |
| Temi principali | Alimentazione consapevole, igienismo naturale, prevenzione |
Una guida al risveglio dell’intelligenza alimentare
Intelligenza alimentare è il secondo contributo dell’autrice – dopo La svolta vegetale, pubblicato nel 2024 – sui temi della salute e della prevenzione che passano attraverso l’alimentazione. In queste pagine, Irene Luzi si propone di scardinare il modo comune di vivere l’alimentazione: come un compito da portare a termine secondo i dettami della medicina tradizionale, influenze mediatiche e campagne di marketing. Come il libro spiega passo per passo, questo sistema è fallace, oltre che dannoso per la salute nostra e degli ecosistemi. In un mondo in cui sono le multinazionali (del settore alimentare e farmaceutico) a determinare le scelte di tutti, tutti si ammalano: gli animali sono sfruttati negli allevamenti, le comunità locali e/o di agricoltori perdono la loro autonomia e – forse la conseguenza più immediata – la salute di ciascuno peggiora. Per questo, Intelligenza Alimentare diventa una risorsa preziosa per chi cerca la cura vera, che parta dall’interno: dalla fiducia nel proprio corpo e dalla cura del proprio microbiota intestinale. Un ritorno all’ordine naturale delle cose, abbandonando «pillole magiche» e tabelle che silenziano il sintomo, ma non curano la causa. E così il sole, il movimento, l’aria pulita, il verde, le sane relazioni e, soprattutto, il cibo vegetale, naturale e integrale (come frutta e verdura crude) si fanno i comandamenti del benessere di mente e corpo come unità singola.
L’intervista a Irene Luzi
Il ruolo del marketing nelle scelte alimentari
Crede che esista un paradosso per cui lo svantaggio economico che esclude le fasce più povere dalle ultime tendenze (magrezza da Ozempic, product foodification e finto salutismo) le renderebbe più protette dai danni che queste arrecano alla salute? O pensa che restino la categoria più penalizzata, ancorata al consumo di cibo di qualità inferiore e all’esclusione da sport e spazi verdi?
Credo che il vero problema non sia essere esclusi dalle mode del benessere, ma essere esclusi dalle condizioni che permettono di stare bene. Le persone con meno risorse economiche spesso hanno un accesso più difficile a cibo fresco, spazi verdi, tempo libero, movimento e informazione di qualità. Questo pesa molto più delle mode del momento. Allo stesso tempo penso che sia importante ricordare che molti alimenti vegetali semplici e poco trasformati – come frutta, verdura di stagione, legumi e cereali integrali – possono essere anche economicamente accessibili. La prevenzione dovrebbe diventare un diritto concreto e non un privilegio.
La «strategia della confusione»
Tra intelligenza alimentare e artificiale: con l’utilizzo sempre più massiccio dell’AI come strumento di consultazione informale su questioni mediche, psicologiche e legate al benessere, può dire di osservare un andamento di maggiore o minore informazione tra i Suoi pazienti?
Noto che le persone arrivano spesso più confuse, pur essendo iper informate. L’intelligenza artificiale è uno strumento utile se viene utilizzato per orientarsi e approfondire, ma non può sostituire l’ascolto del proprio corpo né il ragionamento critico. Il rischio oggi non è tanto la mancanza di informazioni, quanto l’eccesso di informazioni spesso contraddittorie. L’intelligenza alimentare nasce proprio dalla capacità di distinguere ciò che serve davvero da ciò che alimenta solo confusione.

Nel processo di risveglio della propria intelligenza alimentare, pensa sia davvero possibile raggiungere una autonomia nutrizionale tale da far perdere al cibo industriale tutto il suo potere di attrazione?
Sì, nella mia esperienza succede spesso. Quando una persona torna gradualmente a un’alimentazione basata su alimenti naturali e vegetali e ricomincia ad ascoltare fame e sazietà, il rapporto con il cibo cambia totalmente. Non è una questione di forza di volontà, al contrario è qualcosa che emerge spontaneamente. Ad un certo punto il cibo industriale perde quell’appeal che lo rendeva irresistibile, il corpo riscopre gusti e piaceri più semplici e naturali.
Sull’ondata del ritorno alla magrezza come standard di bellezza, come possiamo evitare che l’intelligenza alimentare venga strumentalizzata dalla narrazione dei social e trasformata in ortoressia?
L’intelligenza alimentare è l’opposto dell’ortoressia. L’ortoressia nasce dal controllo, dalla rigidità, dalla paura e dall’ossessione. L’intelligenza alimentare nasce dalla fiducia e dall’ascolto. Se una persona vive ogni pasto con ansia, sensi di colpa o rigidità, non sta coltivando intelligenza alimentare, anche se mangia cibi considerati sani. Per me salute significa serenità, flessibilità, ascolto. Grazie all’uso della propria intelligenza alimentare si diventa finalmente liberi da schemi e regole rigide.
«Ripensare la cura»
A fronte del recente caso di cronaca che ha coinvolto la naturopata Giordana Proto al Policlinico di Catania, come crede si possa accelerare l’evoluzione della medicina in Italia da mera cura a prevenzione?
Credo che la prevenzione debba diventare una cultura prima ancora che una pratica sanitaria. Oggi investiamo moltissimo nel trattare la malattia quando è già comparsa e ancora troppo poco nell’insegnare alle persone come prendersi cura del proprio organismo ogni giorno. Questo cambiamento dovrebbe partire innanzitutto dalla scuola. Così come insegniamo matematica o storia, dovremmo insegnare ai bambini che cosa significa prendersi cura della propria salute: come alimentarsi, quanto sia importante il movimento quotidiano, il sonno, il contatto con la natura, la respirazione, la gestione dello stress e il valore delle relazioni. Sono competenze di vita che oggi vengono lasciate quasi completamente alle famiglie o ai social.
Anche la comunicazione pubblica potrebbe fare molto di più. In televisione e sui social siamo continuamente esposti a pubblicità di prodotti alimentari ultraprocessati, mentre vediamo pochissime campagne istituzionali che insegnino in modo semplice e pratico come costruire uno stile di vita realmente salutare. Se vogliamo fare prevenzione, dobbiamo rendere la salute un messaggio quotidiano, non relegarlo alla Giornata Mondiale di turno.
Infine, credo sia importante continuare a investire anche nella formazione dei professionisti sanitari. Oggi abbiamo una crescente quantità di evidenze sul ruolo dell’alimentazione, dell’attività fisica, del sonno e degli altri fattori dello stile di vita nella prevenzione e nella gestione di molte malattie croniche. Integrare sempre di più queste conoscenze nella formazione e nella pratica clinica può rafforzare ulteriormente il sistema sanitario e offrire ai cittadini strumenti in più per restare in salute.
Fonte immagini: Fornite dall’autrice
Fonte immagine copertina (in evidenza): Amazon ( https://m.media-amazon.com/images/I/817OovtSZDL._SL1500_.jpg )

