Nel ricordo di Juan Carlos Onetti, il romanzo “Gli addii” – edito da Edizioni SUR – interroga il lettore sul confine tra realtà, interpretazione e l’illusione di conoscere l’altro.
Madrid, 30 maggio 1994. A oltre trent’anni dalla scomparsa di Juan Carlos Onetti, uno dei grandi maestri della narrativa latinoamericana del Novecento, ho ripreso la lettura de Gli addii, una delle sue opere più affascinanti.
Scheda del libro Gli addii
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Autore | Juan Carlos Onetti |
| Casa editrice | Edizioni SUR |
| Traduzione | Dario Puccini |
| Prefazione | Chiara Valerio |
| Tematica principale | Confine tra osservazione e invenzione |
Indice dei contenuti
Riproposto da SUR in una seconda veste, nella traduzione di Dario Puccini e con la prefazione di Chiara Valerio, questo breve romanzo conferma la capacità dello scrittore uruguaiano di costruire mondi sospesi, dove ciò che conta non è tanto ciò che accade, quanto il modo in cui viene guardato; e quindi interpretato.
Onetti ci presenta un piccolo paese in cui ogni esistenza diventa oggetto di supposizioni e giudizi. Al centro della storia c’è un uomo malato, un ex atleta segnato nel corpo, attorno al quale ruota una comunità che fatica a comprenderne il mistero.
Juan Carlos Onetti: il narratore che osserva e immagina
A raccontare la vicenda è il proprietario di un emporio, figura in apparenza marginale ma da cui parte la costruzione del romanzo di Juan Carlos Onetti. È attraverso il suo sguardo che noi lettori possiamo incontrare il protagonista, un uomo dalle spalle larghe che arriva in paese come tanti altri destinati alle cure del sanatorio.
Per il negoziante de Gli addii basta osservare il modo in cui l’uomo – entrato per acquistare dei biglietti – muove le mani, con un’esitazione quasi colpevole, per immaginare un intero passato.
Da quel momento, la narrazione si costruisce su un confine ambiguo tra osservazione e invenzione. Il protagonista parla poco, quasi nulla; eppure finiamo per conoscerlo attraverso dettagli minimi: il suo abito sempre uguale, il ritiro metodico delle lettere che riceve, il modo in cui le nasconde in tasca fingendo indifferenza.
Quelle lettere, provenienti da due mittenti diversi – una calligrafia a inchiostro blu, altre battute a macchina – diventano il primo indizio di una vita che resta comunque, sempre, fuori campo.
Le donne, il passato e la verità che sfugge
L’equilibrio apparente del romanzo si spezza quando nel paese arriva una donna con gli occhiali scuri. È lei a rivelare, quasi incidentalmente, che quell’uomo era stato un campione di pallacanestro.
Da quel momento l’immagine del protagonista si trasforma agli occhi di chi lo osserva; non è più solo definito dalla sua malattia, ma si rivela una persona la cui identità è stata a lungo costruita sulla forza di un corpo che ora si mostra fragile. Il narratore, e con lui l’intera comunità, coglie al volo questa informazione per ricostruire una biografia possibile, fatta di gloria passata, orgoglio, paura.
Poi arriva un’altra figura femminile. È la notte di fine anno quando una giovane donna, con guanti bianchi e una presenza quasi irreale, entra nell’emporio modificando nuovamente il senso della storia. Le lettere riprendono poi ad arrivare, i sospetti si moltiplicano e il paese intero si trasforma in spettatore di un triangolo emotivo che fatica ancora a comprendere.
Le due donne, tanto diverse quanto accomunate da un legame profondo con quell’uomo, sembrano incarnare due tempi della sua esistenza, due forme di amore, forse due modi diversi di accompagnarlo verso la fine. La comunità intanto, e ancora, osserva, commenta, interpreta, senza avere mai chiara la verità.
L’illusione di conoscere l’altro
Il cuore de Gli addii sta nella distanza tra ciò che vediamo dell’altro e ciò che – di lui – possiamo davvero sapere. Juan Carlos Onetti costruisce infatti un romanzo sull’inganno dell’intimità, sull’idea che osservare qualcuno a lungo possa equivalere a comprenderlo, mentre non è affatto così.
Il proprietario dell’emporio si convince progressivamente di avere accesso alla verità dei suoi clienti e di poter quasi determinare il significato delle loro azioni. Eppure, basta una lettera, un dettaglio, una prospettiva diversa, per mettere in discussione tutto ciò che sembrava dato per certo.
È una riflessione che oggi appare contemporanea. Come osserva Chiara Valerio nella prefazione al volume, il meccanismo immaginato da Onetti richiama da vicino quello dei social network, che sono spazi in cui costruiamo continuamente narrazioni sugli altri, credendo di coglierne l’essenza attraverso frammenti veloci.
Anche oggi, come gli abitanti del piccolo paese del romanzo, siamo spesso spettatori che confondono la vicinanza (intesa in senso spaziale) con la conoscenza, la visibilità con la verità. Gli addii ci ricorda invece che ogni individuo conserva una libertà che sfugge allo sguardo collettivo, resistendo a tentativi vuoti di definizione.
Nel ricordare lo scrittore uruguaiano, questo breve ma intenso romanzo continua perciò a parlarci della fragilità dell’essere umano, ma anche e soprattutto del diritto di restare, almeno in parte, sconosciuti agli altri.
foto: Ritratto Juan Carlos Onetti di Nuria nml – Opera propria, CC BY-SA 3.0, commons.wikimedia.org ; copertina “Gli addii” SUR ; fotografia Onetti di Elisa Cabot

