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Le parole della pioggia di Laura Imai Messina | Recensione

Le parole della pioggia di Laura Imai Messina, autrice amatissima in Italia e in Giappone dove vive da tempo, edito da Einaudi nel 2025, è illustrato da Emiliano Ponzi, le cui tavole accompagnano per mano, sotto il grande cerchio di un ombrello, il lettore tra le strade della capitale giapponese, Tokyo.

Scheda del libro Dettagli dell’opera
Autrice Laura Imai Messina
Illustratore Emiliano Ponzi
Editore Einaudi (pubblicato nel 2025)
Ambientazione Tokyo, Giappone
Personaggi principali Aya, Toru

Trama e ispirazione: la leggenda della donna-ombrello

Il romanzo trae ispirazione da una leggenda metropolitana di Tokyo che racconta di una donna-ombrello che accompagna chi non ha un ombrello con cui ripararsi da una pioggia improvvisa e cammina da solo, per poi scomparire. Come in una moderna fiaba di ambientazione urbana, Laura Imai Messina, dopo “Tutti gli indirizzi perduti” (Einaudi, 2024), regala ai lettori una nuova e poetica storia che ruota intorno al rito prezioso, curativo, profondo, di accompagnare, di riparare, non solo dalle gocce di pioggia ma anche ascoltando, creando connessioni, aprendo varchi nella foschia che si crea magari in concomitanza di una pioggerella come quella a pelo di gatto (nekoge-ame) o shobo shobo.

L’idea di un’agenzia di donne-ombrello era venuta a un vecchio dirigente in pensione e, in una pausa caffè con i colleghi, l’uomo aveva rivelato di sognare un servizio di accompagnamento sotto l’ombrello «per quando uno se ne trovi sprovvisto e un temporale scoppia all’improvviso» (è la pioggia para para). Era stato molto tempo prima, quando a 13 anni si era ritrovato sotto l’ombrello di una ragazzina che si sentiva allegra quando pioveva — contrariamente agli altri («quando piove la gente si scoccia!») — che era rimasto così incantato dall’enumerazione dei tanti, tantissimi nomi della pioggia appresi dai nonni e che lei gli aveva elencato, da decidere di proporre anni dopo, un impiego che molte delle donne-ombrello non confessano di svolgere. Molte, forse, ma non Aya, che sembra rievocare quella ragazzina dai capelli lucidi e neri incontrata anni fa tra le risaie ad agosto.

Aya e le donne-ombrello di Tokyo

Aya sembra l’unica di loro a credere che la pioggia non sia «sciocca, che cade e basta», che apre il suo ombrello anche quando non piove ma c’è un sole accecante, che rilegge e riempie di annotazioni la sua copia del Dizionario delle parole della pioggia, che adora parlare, e «tutto ciò che cade». Aya ha sempre avuto una vocazione per diventare una donna-ombrello già quando accoglieva sotto il proprio chiunque, anche quelli che aspettano sotto la pioggia lo scatto del semaforo verde, e veniva fraintesa perché «se non hai uno scopo, in questa città la gente si allarma». e non solo nella città di Tokyo.

Riflettiamoci un attimo. Chi non guarderebbe stranito qualcuno che si avvicinasse a noi per ripararci dalla pioggia? Chi non fraintenderebbe il comportamento di quest’anima gentile nella frenesia della vita quotidiana tra lavoro, famiglia, interessi personali? Eppure, il servizio offerto da Aya, Harumi, Masako, Sakura e dalle altre studentesse universitarie, casalinghe, disoccupate annoiate, ricche vedove, donne senza alternative sembra così necessario, così vitale. Uscire da un’affollata stazione con una gabbietta di uccellini da portare ogni venerdì dal veterinario, correre al supermercato perché si è dimenticato qualcosa, tornare in un luogo triste e volere qualcuno con cui andarci, attraversare il quartiere dell’infanzia quando ormai non si è più bambini per visitare un genitore anziano… immaginiamo di voler condividere per pochi minuti la nostra esistenza con qualcuno che ascolta silenziosamente, che nell’allagarsi della nostra mente arriva con un ombrello a creare uno spazio protetto, sospeso, che semplicemente è interessato a riparare da quell’incessante flusso di chicchi di riso acquatico, noi, le nostre esistenze, le nostre cadute. «Ci sono molti modi di cadere. (…) Si cade bene, si cade male, si cade dalle nuvole». «Nel mondo serve anche chi perde».

La pioggia del cuore e l’incontro con Toru

E tra ombrelli d’agosto, ombrelli trasparenti, ombrelli costosi, ombrelli dai colori accesi, ombrelli per nascondercisi sotto, ombrelli Mary Poppins, un giorno sotto l’ombrello di Aya capita un ragazzo, Toru, che si allena salendo e scendendo lungo una delle vie più ripide della città, che spesso perde, che si chiede sempre a cosa serve, che cade sul ring. La prospettiva con cui adesso Aya guarda da sotto il suo ombrello è rivolta al cielo (come faceva Yoko Ono da piccola per salvarsi dalla realtà drammatica della guerra), cambia: si guarda in alto, si guarda da dove si cade, da dove precipitano pioggia, parole, silenzi. E lei che amava quanto cadeva a terra, comincia ad apprezzare anche i cieli — e non solo quelli stellati e disegnati tra i raggi di un ombrello — ma anche quelli che presagiscono una variazione, lo spostamento delle nuvole, il capolino dei primi raggi solari.

La pioggia stanca la terra: molti associano la pioggia ad una sospensione del tempo, è la colonna sonora di pensieri che consumano, si preferisce — se è possibile — restare a casa, al sicuro tra le proprie solite convinzioni. Invece, il romanzo di Laura Imai Messina insegna che non solo «il tempo fuori e dentro l’ombrello è sospeso. Il tempo che trascorramos sotto l’ombrello pare roso dal di dentro», ma che è solo quando «un po’ ci si inzuppa che si cresce (…) guarda le piante!».

«Ci sono talmente tante parole per dire la pioggia, lo sapevi?». Sta a ciascuno di noi scegliere se considerare la pioggia solo acqua da cui fuggire, da evitare e guardare da dietro un vetro, o se ascoltare mentre come spilli punge l’ombrello, osservare mentre si stacca da una nuvola e cadendo ci inzuppa un po.

Eleonora Vitale

Fonte immagine: ritaglio immagine di copertina qui.

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A proposito di Eleonora Vitale

Nata a Napoli il 29 luglio 1988, conduce studi classici fino alla laurea in Filologia, Letterature e Civiltà del Mondo Antico. Da sempre impegnata nella formazione di bambini e ragazzi, adora la carta riciclata e le foto vintage, ama viaggiare, scrivere racconti, preparare dolci, dipingere e leggere, soprattutto testi della letteratura classica e mediorientale.

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