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Eroica Fenice

#Mineviandanti sull'Appia Antica di Valentina Barile, diario di viaggio

#Mineviandanti sull’Appia Antica di Valentina Barile, diario di viaggio

#Mineviandanti sull’Appia Antica: Siete pronti a partire? A misurare voi stessi in un viaggio in cui piedi e pensieri camminano all’unisono, sul solco di un passato fatto di polvere e anima?

Se la risposta è sì, allora aprite il libro e andate: vi rammenterà l’emozione della scoperta e delle scarpe sporche di fango. Se la risposta è no, aprite il libro ugualmente: che siate su un treno, sul divano, a lavoro, a comprare la frutta, vi insegnerà a viaggiare senza muovervi.

#Mineviandanti, diario di viaggio

#Mineviandanti è l’ultima fatica di Valentina Barile, frizzante fotoreporter beneventana. “Fatica” non per puro sfoggio di usuali, seppur talora incongrue, locuzioni dell’ambiente letterario; perché il libro non è solo un diario di 120 pagine, edito da Les Flaneurs. È un vero e proprio viaggio e, in quanto tale, faticoso, vissuto in faticose giornate di luglio, sui faticosi chilometri della regina viarum, la via Appia Antica, da Valentina e dalla sua amica Federica, il pazzo caschetto biondo che ha avuto il coraggio di accompagnarla.

[…] mineviandanti, una parola composta che include il senso dello status di minevaganti, ma che la rende nello specifico, le dà proprio una accezione distintiva, e cioè, le minevaganti in viaggio.

Partono il 6 luglio 2016, le due mine, due matte che si incontrano e si scontrano. Lasciano a casa un Ozpetek reinterpretato, ma mettono in valigia un viscerale Capossela e l’imprescindibile Appia di Paolo Rumiz. No all’aria condizionata e al contachilometri (del resto è un tuffo nel passato no?), sì alla ricerca della storia e della pace (o del caos?). E via.
Poiché i fotografi non smettono mai di essere fotografi, anche quando nelle loro mani c’è una penna invece di un obiettivo, la descrizione di Valentina procede per scorci e per colori: il nero dell’asfalto, il giallo ocra del grano, il verde dei pini marittimi e dei boschi lucani. Ogni angolo è uno scatto. Ogni scena è un ricordo da immortalare. Ogni immagine contiene il senso romantico della vita, come quella della notte a Spigno Saturnia piena di stelle pungolate dai pizzi degli Aurunci.
Spaccati di vita quotidiana emergono dallo sfondo come a squarciarlo: un bimbo che smuove le lenzuola, una ragazzina che pesa la frutta, le comare di paese che chiacchierano bisbigliando. Ogni persona incontrata ha una sua fisionomia precisa, colta nell’istante di un’occhiata o di una chiacchierata. I gentili Maurizio e Teresa, l’uomo che medita sul fiume Calore, il re dei Funghi nero come il carbone, Patrizia e Sergio, Angela e Ivan: non solo comparse, ma protagonisti.
A voi il piacere di scoprire cosa è accaduto in questo viaggio di #Mineviandanti da Roma a Brindisi. Nelle vostre mani sono le emozioni, i monumenti, le scoperte, gli imprevisti, con la speranza che non smettiate mai di partire, una volta arrivati.

“Ma cosa vuol dire arrivare? Forse è il momento più infelice di tutte le cose.
Arrivare significa finire. Portare a termine.
La fase più felice è il mentre, perché è fugace. Perché sai che dopo continua a esserci qualcosa.
Un viaggio è interessante durante il suo andare. All’arrivo è spaventoso perché c’è il vuoto”.

In foto il parco dei Monti Aurunci. Scatto di Valentina Barile.