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Ore del tempo perduto di Antonio Spagnuolo | Recensione

Ore del tempo perduto

Una lettera autografa di Umberto Saba, datata 1953, apre la ristampa anastatica della raccolta di poesie “Ore del tempo perduto” di Antonio Spagnuolo, edita per La Valle del Tempo. Saba parla di ricognizione, di “abbandono che svela la memoria del simbolo” e in poche righe riesce a inquadrare perfettamente le poesie di Spagnuolo. L’autore stesso, nella prefazione, racconta cosa significa oggi, a settant’anni di distanza, riscoprire e riscoprirsi nelle parole del suo primo volume poetico: sin dal principio il suo scopo è stato quello della “corretta ricerca della parola”, che passa dallo studio dei grandi della poesia, fino allo sperimentalismo, dall’ermetismo, al classico, fino all’avanguardia.

Dettaglio dell’opera Informazione letteraria
Autore Antonio Spagnuolo
Titolo raccolta Ore del tempo perduto
Editore della ristampa La Valle del Tempo
Prefazione d’eccezione Lettera autografa di Umberto Saba (1953)
Temi centrali Ricerca della parola, mito, natura, interiorità

Ma a cosa serve la poesia? La visione di Spagnuolo

La domanda precede i componimenti poetici, ed è evidente quanto la risposta per il poeta sia: a vivere. La poesia non serve, bensì è al servizio della nostra mente e della nostra anima per permetterci di vivere e sperimentare, toccandole, le profondità della nostra interiorità, evitandoci così di sopravvivere. La domanda diventa allora “Cos’è la poesia?”. Per Spagnuolo la risposta è la negazione di ciò che sta diventando oggi la poesia, una sottrazione, una decostruzione, un gioco. Per l’autore deve invece accendere qualcosa nel suo interlocutore, provocare una vertigine, o un riconoscimento. Ed è l’unico strumento in grado di rendere conscio l’inconscio attraverso gli accostamenti del pensiero attivo, che oggi sembrano sempre meno realizzabili. Il poeta è dunque ancora un cercatore, colui che riesce a riconoscere e portare alla luce la bellezza.

“Lungo questo sentiero, ci attende e ci conduce la poesia. Capace di dire il dolore, toccare le erbe che crescono a strapiombo sul ciglio della strada, la pioggia che concima e conserva la vita, il raggio di sole che illumina il cammino.”

(Introduzione a Ore del tempo perduto, p. 16.)

Ore del tempo perduto: nel testo di Spagnuolo

L’autore ci chiede dunque uno sforzo cognitivo: la lettura delle sue poesie, in questa splendida ristampa, richiede lentezza, attenzione, un tempo che rallenta e non corre veloce, come quello a cui siamo ormai tutti abituati. Ogni poesia racconta un avvenimento, descrive un momento che, seppur esteriore, si intreccia con l’interiorità. Frequentissima ricorre l’immagine del sole; talvolta in chiave nostalgica, nelle foglie che cadono ad ottobre, e che si posano in terra come una rimembranza della stagione di cui era il protagonista. Il moto dall’alto verso il basso è un richiamo alla concretezza e insieme un movimento nostalgico, come l’onda del ricordo:

“Le dolci cose,
come le rose e i fiori,
tornano a terra quando non c’è sole”.
(da Ottobre, p. 32)

Il ricordo talvolta si fa vortice quando è tormentoso e i pensieri non hanno requie. In Maia ritorna il mito, nel quale si perdono e si confondono le immagini della realtà e della contemporaneità con quelle della natura, che diventa incarnazione del mito nella folla di Driadi e nel titolo stesso della poesia, così come in Fauno.

Il lessico è ricercato, attento, richiede una lettura accurata ed è efficace, capace di rendere, attraverso metafore e sinestesie, le sensazioni della visione del “purpureo velluto del cielo serale” o della “carezza del verde”, della dolcezza di miele. Un’interlocutrice appare talvolta tra i ricordi e le evanescenze, e sempre è associata alla bellezza dei fiori, al loro profumo, alla loro delicatezza.

La sera e la notte sono i momenti della ricerca tormentosa, come “un tarlo tra i libri // cerca invano una nuova parola”. La natura è, nella poesia di Spagnuolo, portatrice di vita inconsapevole e sempre espressione dell’uomo e del suo desiderio di vita, il suo tendere verso l’alto. La raccolta poetica si chiude con Mattino che è uno specchio delle speranze di un giovane poeta che è inebriato dalla vita, in tutte le sue sfaccettature. Leggere Antonio Spagnuolo nelle Ore del tempo perduto è riconoscere negli avvenimenti e nelle emozioni qualcosa di prezioso e unico che lo sguardo del poeta è in grado di salvare nelle parole che si fanno verso, una carezza per l’anima che tutti dovremmo concederci.

L’autore Antonio Spagnuolo

Antonio Spagnuolo è nato a Napoli il 21 luglio 1931. Ha fondato e diretto negli anni ’80 la rivista “Prospettive culturali”, alla quale hanno collaborato firme autorevoli. Redattore della rivista Realtà al tempo di Aldo Capasso e Lionello Fiumi. Ha fondato e diretto la rivista “Iride”. Ha fondato e diretto la rivista “Prospettive culturali” negli anni ottanta del secolo scorso, alla quale collaborarono autori storicizzati.

Ha fondato e diretto la collana “L’assedio della poesia”, dal 1991 al 2006. Pubblicando autori di interesse nazionale come Gilberto Finzi, Gio Ferri, Giorgio Bàrberi Squarotti, e molti altri. Attualmente dirige la collana “Frontiere della poesia contemporanea” per La valle del tempo editrice, e la rassegna ”poetrydream” in internet. Presiede il premio “L’assedio della poesia 2020”.

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A proposito di Carmen Alfano

Studio Filologia Moderna all'università degli studi di Napoli "Federico II". Scrivo per immergermi totalmente nella realtà, e leggo per vederci chiaro.

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