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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 152 articoli

Libri

Io non ti lascio solo, un romanzo di Gianluca Antoni

Io non ti lascio solo, il romanzo di Gianluca Antoni vincitore del premio Romics 2017 per il miglior romanzo di genere Il gruppo editoriale Mauri Spagnol attraverso il Torneo Letterario IoScrittore ha dato alla luce diversi romanzi degni di nota, tra questi rientra la pubblicazione più recente, vincitrice tra l’altro del premio Romics 2017 per il miglior romanzo di genere: Io non ti lascio solo, frutto della penna dello psicologo psicoterapeuta Gianluca Antoni. Una storia dalle tinte noir: un minuscolo paesino di montagna, un maresciallo ancorato ad un caso di un passato lontano rimasto irresoluto, due amici alla ricerca di un cane. Gianluca Antoni elabora un romanzo avvincente e toccante al tempo stesso, e una volta intrapresa la lettura si è trascinati completamente nel libro e non si riesce a venirne fuori, se non quando si giunge all’ultima pagina, alla scoperta della verità, quella che non ci si aspetta e che trattiene su quel paesino, tra i suoi boschi ancora, anche quando l’ultima parola del romanzo è stata letta da un po’. La trama del romanzo di Gianluca Antoni Io non ti lascio solo viaggia su tre linee temporali: il presente, un’avventura intrapresa da due amici venti anni prima e un caso risalente a trent’anni or sono. Tre diversi periodi uniti dallo stesso filo conduttore: la scoperta di una verità rimasta a lungo seppellita. Un ragazzo, impegnato nella ristrutturazione di una casa, trova tra le fondamenta due diari: Rullo e Filo, sono i nomi incisi, uno per diario, e li porta al maresciallo del paese. Non lo sa il ragazzo che quel gesto apre un abisso nella vita del maresciallo, che risale a molti anni prima. Venti anni prima. Rullo e Filo, amici inseparabili, partono alla ricerca di un’avventura per ritrovare Birillo, il cagnolino di Filo scappato durante un temporale qualche settimana prima. E tra accampamenti nei boschi, incontri e nuove amicizie, girovagano tra le mura del paesino alla ricerca di un piano per recuperare Birillo, e si perdono nei racconti e nelle storie che dopo tanti anni ancora aleggiano nell’aria circostante. Storie di investigazioni e ricerche in una casa in periferia, la stessa dove sono stati ritrovati i diari dei due ragazzini. La storia di un’amicizia raccontata attraverso due diari Due diari, uno rosso, l’altro nero, due ricerche a distanza di dieci anni l’una dall’altra, un unico maresciallo. Il lettore conosce le vicende presenti e passate all’interno del libro attraverso tre voci narranti: quelle di Rullo e Filo nei racconti dei loro diari, quella del maresciallo che si perde nei ricordi, a volte, nelle riflessioni dell’oggi, altre. Il romanzo di Gianluca Antoni è la storia di un’amicizia, quella che dura una vita, anche quando, per un motivo o per un altro, non ci si vede più, perché «Mica si può vedere sempre tutto. Vedi alcune cose, ti soffermi a osservarle e sparisce tutto il resto. Una cosa va in figura e il resto diventa sfondo, e nello sfondo la figura si perde, finché non torna di nuovo in figura, ma […]

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Siracusa: il romanzo di Delia Ephron, Fazi editore

Siracusa è il nuovo romanzo di Delia Ephron edito da Fazi editore: autrice statunitense, produttrice e regista. Due coppie vanno in vacanza insieme in Sicilia: Michael e Lizzie, raffinati newyorchesi, lui scrittore affermato e lei giornalista precaria; Finn e Taylor, lui ristoratore senza troppe pretese e lei donna glaciale e madre oppressiva, vengono dal Maine e viaggiano con la figlia Snow, una bambina strana e taciturna. Non si tratta di amici di vecchia data, anzi: la confidenza è scarsa. Un invito nato quasi per scherzo, durante una serata piacevole passata insieme, uno slancio di entusiasmo, e i quattro americani si ritrovano in vacanza insieme dall’altra parte dell’Atlantico. La cornice che ingloba tutta la storia dei quattro personaggi, all’interno del libro, si sposta dall’America all’Italia da un dialogo all’altro, che a tratti disorienta, la lettura lineare del romanzo. “Siracusa” di Delia Ephron e la metamorfosi dei personaggi Il continuo passaggio di battuta tra i protagonisti rende la dinamicità di “Siracusa” molto evidente. Un repentino cambio di visione all’interno delle righe del romanzo fanno accrescere nel lettore la frenesia di voltare pagina per scoprire cosa, da un momento all’altro, può determinare un cambiamento. I cinque personaggi passeggiano prima tra le strade di Roma e poi, trasferitisi a Siracusa, procedono alla volta della vera vacanza, che già dalle prime riga del romanzo, si capisce non parlerà di tranquillità e meritato relax. A mano a mano che si va avanti con una lettura che, forse, si appesantisce, ci si rende conto che i protagonisti del romanzo non sono, effettivamente, le stesse persone descritte nelle prime pagine di “Siracusa”. Dalla copertina e dal titolo potremmo immaginare una classica commedia da ombrellone fatta di spensieratezza, sole e divertimento, invece “Siracusa” racconta la storia intrecciata di personaggi che non fanno della banalità il loro spirito guida di vita: sono vissuti che portano con se le pieghe chi della monotonia, chi della frustrazione, chi della infelicità e chi di un amore ormai troppo legato alla quotidianità. A Siracusa si vedono poste su tela le pennellate di un quadro non troppo nitido all’inizio: i personaggi che non sono in grado di amare né di farsi amare non cambieranno nel corso della storia. Simpatici all’interno del libro gli scatch dei turisti americani che sono accolti dagli italiani e molto particolari i clichè dei turisti americani in vacanza in Italia. Di sicuro “Siracusa” si dimostra essere il romanzo giusto da ombrellone: cinque storie all’inizio confuse prendono via via la rotta verso il proprio definirsi. Cinque storie che chiedono di essere amate o forse no, cinque personaggi che non vogliono esserlo affatto. Delia Ephron, altri romanzi

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Manzoni è un assassino? Homar Balbiano e Francesca Forno provano a rispondere

“Manzoni è un assassino?” è la domanda provocatoria che fa da titolo a questo giallo di Homar Balbiano e Francesca Forno, edito da Aracne editrice. Pubblicato nel maggio del 2018 per la collana “Orizzonti gialli”, sorprende il lettore per la scelta ardita di utilizzare fonti reali come base d’appoggio per un intreccio fittizio e ricco di colpi di scena. Il materiale d’avvio per la narrazione riprende le Memorie di viaggio nel deserto dello Yemen di Renzo Manzoni, nipote del famoso scrittore ottocentesco, in qualità di “novello Colombo d’Asia”. La geografia spaziale, dunque, si sposta da Occidente a Oriente, e nel testo non mancano accenti sulle differenze culturali e religiose dei due fronti. Sulle Memorie di Renzo Manzoni s’innesta una trama a tinte fosche, piena di tensione, sospetti e implicite accuse, che ricorda l’atmosfera dei romanzi di Agatha Christie. Il romanzo di Homar Balbiano e Francesca Forno è suddiviso in tre sezioni: il viaggio che un gruppo di uomini e donne esperiscono nel deserto, la confessione dell’assassino e le conclusioni generali sulla psiche umana. Il deserto dello Yemen si tinge di sangue nel giallo letterario di Homar Balbiano e Francesca Forno Nel porto di Aden s’incontrano il mercante Gustavo Sarfatti, l’avvocato Riccardo Howorth, il naturalista Aidonidés con la gentile consorte, l’anziana Cristina, il cuoco di compagnia e il campanaro della Basilica di S. Ambrogio a Milano, Luigi De Matteis. Sconosciuti tra loro, accomunati soltanto dall’esperienza del viaggio da intraprendere – ciascuno con le proprie motivazioni – sono accolti in una terra arida e rocciosa, desolata e affascinante. L’elemento paesaggistico non è affatto trascurabile: le linee aspre e dure di Aden e la solitudine infinita del deserto giocano un ruolo minaccioso nella psicologia dei personaggi. Quando, durante la traversata, il primo di questi uomini è trovato morto, la narrazione prende una piega oscura e tortuosa, che getta un’ombra di dubbio su tutti i partecipanti. La trama del romanzo di Homar Balbiano e Francesca Forno è arricchita dall’elemento a sorpresa del biglietto, ritrovato vicino al corpi senza vita, in cui sono riportati alcuni versi dei Promessi Sposi che rimandano al ruolo della vittima. Calzante è l’analogia con l’idea cinematografica di Seven, il thriller diretto da David Fincher, in cui ogni ogni omicidio è collegato, per analogia tematica, ai sette vizi capitali. Il deserto, man mano che la narrazione procede, assume connotati sinistri e pericolosi. L’arida distesa gialla, il vento rovente, l’ardore che scuote le “infinite solitudini”, le tempeste di sabbia, gli scheletri dei cammelli, il sibilo dei serpenti fungono da catalizzatori dell’attenzione generale, rendendo gli individui inquieti e smaniosi. Un accento particolare è posto sul modo di vivere degli abitanti del deserto, umili ma appagati da una vita concreta e piena, contraria al modo di vivere occidentale, fatta di pregi inconsistenti. La nota negativa è comunque presente nell’accusa verso la fervida religiosità dei cammellieri, ritenuta troppo bizzarra e superstiziosa nelle sue manifestazioni. La caccia all’assassino è il motivo conduttore delle tappe del viaggio, in una crescente tensione fino alla resa finale, che sorprende piacevolmente il lettore. […]

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Un giallo piccante per Pino Imperatore (recensione)

Leggere i libri di Pino Imperatore è un vero piacere. In particolare è possibile provare questa sensazione con l’ultima sua opera intitolata Aglio, olio e assassino (edito da DeA Planeta Libri) uscito da pochissimo nelle librerie. Napoli, dicembre. L’ispettore Scapece, un quarantenne amante della buona tavola e delle belle donne, si trova ad indagare su un caso di omicidio dalle caratteristiche decisamente inusuali. Amedeo Caruso, un ragazzo della Napoli bene, viene trovato morto nella sua abitazione, cosparso di aglio, olio e peperoncino! Sicuramente l’uso di tali “ingredienti” nasconde l’esistenza di un rito macabro. Ma quale? Per poterlo scoprire, l’ispettore – dal cognome che rievoca un’altra famosa pietanza partenopea – deve andare a scavare nelle credenze, nei miti e nella storia religiosa di Napoli, fonte inesauribile di misteri. A dargli una mano in questa “missione” ci sarà la famiglia Vitiello che gestisce una trattoria, la “Parthenope”, proprio di fronte al commissariato.  A partire da Nonno Ciccio, un simpatico vecchietto che trattiene i suoi ospiti raccontando aneddoti simpatici su Napoli e la sua cucina, suo figlio Peppe, detto “Braciola” perché è tutto fuorché magro, sua moglie Angelina, amante dei film horror e un poco sensitiva, e i figli Diego e Isabella, ragazza bellissima e dal cuore d’oro. Pino Imperatore e Aglio, olio e assassino Aglio, olio e assassino è un giallo dai toni umoristici: come un pietanza ben cucinata ha tutti gli ingredienti per essere un libro di grande livello. Si parla di Napoli, dei suoi miti e credenze, intrisi di storia e religione, in maniera ricca ed esauriente; di cucina, grazie alla presenza della trattoria che fa da cornice a tutti gli avvenimenti topici del libro. I personaggi sono tutti ben caratterizzati, a partire da Scapece e da Nonno Ciccio con brevi spaccati sulla loro storia personale. Ma si parla anche di solidarietà, quando viene riportata la storia (tratta da una vicenda realmente accaduta) di una donna senza dimora che, per scappare dal suo marito aguzzino, si butta dal secondo piano. Il linguaggio è semplice ed è  espressione di un umorismo ben studiato, mai lasciato al caso. Pino Imperatore e gli altri libri Pino Imperatore, intervistato anche da Eroica Fenice, è un giornalista e scrittore umoristico-satirico napoletano. Molte sono le opere di Pino Imperatore, tutte rientrano nella categoria della narrativa umoristica: la più recente si intitola Allah, San Gennaro e i tre kamikaze (Mondadori, 2017) che parla del terrorismo islamico.  Le altre, molto conosciute dal pubblico, sono: Benvenuti in casa Esposito (Giunti, 2012) e il sequel Bentornati in casa Esposito (Giunti, 2013) che invece parlano di camorra.

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Rebecca West negli interni de La famiglia Aubrey (Recensione)

Un mondo in continuo divenire è quello dipinto da Rebecca West ne La famiglia Aubrey, romanzo familiare e di formazione in uscita per la Fazi Editore il 5 luglio. Uno scritto che rispecchia l’animo poliedrico di un’autrice multiforme, scrittrice di romanzi e critica letteraria ribelle come il personaggio di Henrik Ibsen dal quale trasse il suo pseudonimo. Una storia che prevede un viaggio nasce da una partenza. In casa Aubrey c’è subbuglio, un trasloco è in atto, e la malinconia insieme al prezioso mobilio guarda in dissolvenza le figurine femminee della casa, dirette alla loro nuova vita a Lovegrove. Il loro futuro è un tuffo nel passato, tra la natura che aveva visto crescere il padre di famiglia, figura maschile più assente che mai tra le pagine di Rebecca West. Fin dal principio un alone di mistero incombe su questa partenza, su un futuro più che mai economicamente incerto. L’allontanamento progressivo dalla caotica e ingombrante presenza delle cose della borghesia intrise di esperienza di vita, conduce i protagonisti in un mondo di atavico splendore, lontano dal pettegolezzo, velato di fantasie e di fantasmi. La vita familiare degli Aubrey è «attraversata da correnti di preferenze e avversioni, perdono e risentimento». La voce parlante è quella della piccola Rose, una bambina perspicace, le cui spine non si ritraggono quando si tratta di confabulare con la sorella Mary della maggiore, Cordelia. Le avversioni nascono dal sentimento della cacofonia. La casa degli Aubrey è una melodia in perpetua composizione, che non concede, soprattutto sotto il vigile e severo controllo paterno, errori di esecuzione. Cordelia non sembra avere doti musicali agli occhi delle sue sorelle e di sua madre, pianista eccellente e acuta conoscitrice della musica. Anime diverse convivono sotto lo stesso tetto in questa famiglia nata dall’immaginario di Rebecca West. Anche nell’assenza di spensieratezza dovuta allo sradicamento da un mondo conosciuto, il senso del gioco permane, frutto inevitabile dell’innocenza dei bambini. «Riuscivamo a capire che papà avesse un reale interesse nei nostri confronti, e noi nei suoi, poiché appartenevamo alla stessa famiglia. E riuscivamo a capire che la mamma avesse un altro tipo di interesse nei nostri confronti, che noi ricambiavamo pienamente. Ma non riuscivamo a capire come mamma e papà fossero così importanti l’uno per l’altra, visto che non erano imparentati». La delicata descrizione del quotidiano costella le pagine de La famiglia Aubrey, seguendo l’elegante figura di una madre spesso sola e la loquacità dei suoi quattro figli, «la dolcezza tiepida del latte e miele». Fanciullezza ed età adulta ne La famiglia Aubrey di Rebecca West Lo stesso mondo degli adulti rivela increspature e incertezze, è messo in discussione dagli occhi dell’infanzia. «La amavo. Tuttavia mi rendevo conto che la trappola dell’essere adulti l’aveva fatta inciampare, e ora era legata a terra, a contorcersi senza via d’uscita». Le personalità non sono mai ben definite, a cavallo tra la consapevolezza del sé e il timore di un futuro incerto. La realtà messa a punto da Rebecca West è una sinestesia tra suoni e colori. […]

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Recensioni

“Oltre le catene”: il romanzo umano di Domenico Mecca

Oltre le catene (Edizioni 2000diciassette) è il secondo romanzo di Domenico Mecca, dopo La Legge non è uguale per tutti (2017, Aletti editore) ed un racconto pubblicato nella raccolta Je suis Chocolat (2017, Edizioni 2000diciassette). L’autore, laureato in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Malattie Infettive, ha avuto modo, durante la sua carriera, di seguire in prima persona progetti in Africa e in Romania ed il romanzo è pregno della sua esperienza lavorativa ed umana, con cui arricchisce il percorso del suo protagonista, il Dott. Luciano Verdi Oltre le catene di Domenico Mecca schiaffeggia l’ipocrisia perbenista Il Dott. Verdi, infettivologo affermato, decide di abbandonare il suo posto sicuro e di partire per l’Uganda, dove una ONG ha fatto urgentemente richiesta della sua figura specializzata per combattere un’epidemia di AIDS. Arrivato in Africa, commette l’errore, comune a tutti gli occidentali, di pensare che le sue conoscenze mediche possano risolvere ogni tipo di problema. “Ma noi non siamo i «problemi»” gli fa notare la caposala Rose, racchiudendo in poche righe l’essenza del romanzo, “siamo persone con la propria cultura, le proprie abitudini e spesso in perenne conflitto con noi stessi. Possiamo e dobbiamo migliorare e voi… tu ci puoi dare una mano. Ma per poterlo fare veramente devi ascoltarci, devi capire ed essere paziente”. Oltre le catene è quindi la narrazione di un percorso innanzitutto umano che invita a superare le catene ideologiche, sociologiche, scientifiche e religiose che ciascuno di noi porta con sé. Catene che ci impediscono di discernere la realtà e che impediscono a Luciano di entrare a far realmente parte del nuovo ambiente africano, chiuso com’è all’inizio del libro nel suo perbenismo e nel desiderio di voler far del bene, ragionando sulla base dei criteri occidentali. Ma in Africa esiste una cultura di accettazione della morte di cui Luciano non si rende subito conto. Questa cultura non legittima all’indifferenza ma a fare del proprio meglio. Sono le contraddizioni dell’Africa, che non si risolvono con gesti nobili. L’atteggiamento di superiorità del protagonista lo rende apparentemente più partecipe ma in realtà lo relega totalmente fuori dal contesto in cui vive e lavora, un contesto che lui non ha mai fatto lo sforzo di capire fino in fondo e che lo costringe in una situazione di solitudine umana, che lo condurrà a sovvertire tutte le sue certezze, a favore di una nuova visione della vita che non prevede la perfezione e, per questo, risulta essere più umana. “Percorrendo la vita del protagonista si comprende che riesci a liberarti dal legaccio, che giudica tutto e non osserva più nulla per quello che è, solo quando incontri qualcosa o qualcuno che ti fa riflettere. Non puoi farlo da solo. Ed è questo lo struggente e liberatorio messaggio che, attraverso la storia di Luciano, io voglio lasciare a chi legge questo romanzo!” afferma l’autore, Domenico Mecca. L’Africa: uno scenario suggestivo per una trama vibrante di passioni Romanzo di emozioni contrastanti e forti sentimenti Oltre le catene, ambientato in “un continente misterioso e affascinante: l’Africa! Paesaggi mozzafiato, colori sfavillanti, profumi d’equatore; ambienti tempestati da gravi […]

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Libri

Francesco Russo e le sue 15 piccole spade (Recensione)

Basta il titolo di questa nuova raccolta di racconti firmata Francesco Russo, 15 piccole spade, per coglierne il retrogusto più profondo: 15 short stories, l’una indipendente dall’altra, affilate come lame di piccole spade. Pochi dettagli, finali inaspettati, una scorrevolezza e comprensibilità disarmanti: questo lo stile attraverso cui l’autore non si perde in inutili fronzoli ed arriva dritto al punto. Lo scrittore ci mette in guardia fin dalle prime pagine: “Con questi racconti ho voluto parlare delle miserie umane perché, ci piaccia o no e per quanto ci sforziamo di negarlo, il mondo è popolato anche (e forse soprattutto) da persone meschine, maligne, cattive”. 15 piccole spade di Francesco Russo e la “non felicità” Se è l’happy ending che cercate nel finale di una storia, questo non è chiaramente il libro per voi. Tutto ciò che troverete sfogliando le pagine del breve volume, infatti, è verità: la verità più cruda, amara, spiacevole che si possa immaginare. Perché se spesso è più comodo coprirsi gli occhi e provare ad ignorare i sentimenti negativi che la vita ci riserva, Francesco Russo ci invita a fare l’esatto contrario: scoprirci nella nostra debolezza più intima ed affrontare noi stessi e le nostre paure. Così il lettore si trova immerso in universi e situazioni verosimili, a volte perfino comuni: il brivido di panico quando non si riesce più a trovare una via d’uscita, il sapore agrodolce della vendetta dopo un tradimento inaspettato, il dolore per una perdita insuperabile. Ciò permette a chi legge di avere la duplice possibilità sia di immedesimarsi in uno o più personaggi e calarsi completamente nella storia, sia di rimanere se stesso e ricordare vicende analoghe, simili o possibili, vissute realmente o che avrebbe potuto vivere. Il grande vanto di questo libro è proprio questo: suscitare nel lettore una grande vicinanza emotiva ai protagonisti, per cui spesso si arriva a provare addirittura pietà o complicità. Ciò che collega le varie storie, infatti, è la grande umanità dei personaggi, il loro mettersi a nudo anche se ognuno in un modo profondamente diverso dall’altro. Una cosa è certa: giunti all’ultima riga di ogni racconto, resta un senso di irrisolutezza che ci spinge a riflettere su quanto letto e a chiederci “io, al suo posto, cosa avrei fatto?”. Una risposta corretta, ovviamente, non esiste. La soggettività e l’elaborazione personale sono la chiave di lettura di questo lavoro, che rifiuta la distanza dalla quotidianità del mondo reale e anzi ne coglie e mostra l’essenza. Il libro, edito da Ferrari Editore nel 2018, è il quarto della carriera dell’autore, preceduto da Tutto scorre (2008), Prima dell’ultimo tuono (2010) e Sulle orme di quattro percorsi (2013).

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La statua di sale: Gore Vidal e la paralisi dell’uomo moderno (Recensione)

Gore Vidal (West Point, 1925 – Los Angeles 2012) non è stato solo uno scrittore, un regista e un drammaturgo: a partire dal secondo dopoguerra, e fino alla morte, vita e romanzi hanno impressa la verve del provocatore dei costumi americani. Cresciuto a libri e politica – suo nonno era, infatti, senatore democratico dello stato dell’Oklahoma – intraprende nel 1943 la carriera militare, un’esperienza formativa nella vita dell’autore, tale da permettergli di declinare il motivo della guerra in modo profondo e personale. Qui incontrerà “J.T.”, ovvero Jimmie Trimble, un ragazzo della St. Albans di cui Vidal è stato innamorato per anni, nonostante la sua morte prematura durante la Battaglia di Iwo Jima, nel febbraio del 1945. Dotato di grande capacità narrativa fin da giovane, individuerà questo come l’incontro con un ragazzo «dall’occhio lungo di atleta-cacciatore, mentre il mio era quello miope di lettore-scrittore». La statua di sale edito da Fazi Editore, è il suo terzo romanzo e J.T ne è il destinatario. Il titolo riprende un versetto biblico che rimanda all’immobilità in cui si trova il protagonista per buona parte del libro: «Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.» Nella prefazione del ’48, è rimarcata la cattiva accoglienza da parte della critica e del mondo dell’editoria per la licenza omoerotica di due personaggi “normali”. Lo scrittore consiglia di leggerlo come un’atto dell’immaginazione, svestendolo di una facile sovrapposizione col personaggio, con cui non condivide altro che qualche particolarità geografica. Egli stesso definisce la scrittura piana e dura, da documento sociale. Diventato best-seller nel giro di poche settimane negli Stati Uniti e in qualsiasi altro posto si poté pubblicare, fu molto apprezzato da Cristopher Isherwood, con cui nacque una grande amicizia. Il viaggio di Jim verso Bob, meta simbolica e sfuggente ne La statua di sale di Gore Vidal  Il romanzo condensa la spregiudicatezza dell’estro, in contrasto col proibizionismo americano, attraverso gli elementi delle “maschiette”, dei bar notturni, della musica jazz e della libertina vita di mare e anticipa noduli tematici che accompagnano la sua attività letteraria. Il protagonista, Jim, è solitario e infelice, preso da una “nausea da carbone“, che lo proietta al vivere grigio e piatto della figura paterna. Borghese in una famiglia borghese, lotta tra le malie della convenzione sociale e una latente tensione all’evasione. Probabilmente sarebbe rimasto ancorato a una realtà provinciale, se non avesse incontrato la molla propulsiva della sua vicenda esistenziale: Bob. Bob è il primo sbocco emotivo della narrazione, che trascina il protagonista a muovere un passo (come sempre fatidico) rispetto alla sua rigidità iniziale. Vidal lo presenta come un atleta, uno studente sul punto di diplomarsi, capace di attirare gli sguardi femminili. Si incontreranno, da amici, per un ultimo weekend al lago prima della partenza di Bob a favore della vita di mare. L’incontro è descritto nei termini di un punto di tensione, risolutivo e frenetico, di un’unione primitiva e accecante, che dura il tempo di una notte. Dopo l’incontro con l’Altro (e quindi con la scoperta di […]

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Meglio sole che nuvole, un libro di Jane Alison

Meglio sole che nuvole. Leggere Ovidio a Miami, è frutto della penna della scrittrice Jane Alison, edito per la prima volta nel 2016 con il titolo Nine Island,  e riproposto in Italia da NN editore il 14 giugno scorso. Jane Alison esordisce nel 2001 con il romanzo The Love-Artist, incentrato sul poeta Ovidio e da allora si è dedicata alla stesura di romanzi, racconti e saggi. Meglio sole che nuvole è la sua pubblicazione più recente, e risente ancora una volta della presenza ovidiana, a conferma, non solo della passione che la Alison serba per il poeta latino, ma anche della profonda e accurata conoscenza che possiede in merito. Meglio sole che nuvole: una riflessione intima «Ho guidato verso sud sulla I-95 per giorni finché non è finita, e mi sono ritrovata di nuovo a Miami. Non è un paese per vecchie. Io non sono ancora vecchia, ma ho il cuore malato di un vecchio desiderio, e sono tornata in questo luogo di musica sensuale per capire se non sia arrivato il momento di congedarmi dall’amore». Il romanzo di Jane Alison si potrebbe definire una riflessione personale, una sorta d’introspezione intima sulla propria vita e sull’amore. La protagonista, J, decide di ritornare a Miami e si trasferisce in un grattacielo abitato da personaggi che rasentano il grottesco: la signora dal pollice verde che lascia cadere dal balcone qualcosa di misterioso, il portiere, il francese, e gli sposi P e N. Con lei ci sono il suo gatto Buster, vecchio e malandato, la presenza costante della madre che, anche se lontana, J ci fa conoscere attraverso le telefonate, i messaggi, i pensieri, e Ovidio. J è una traduttrice e attraverso il rimaneggiamento dei versi ovidiani, del tutto o in parte reinterpretati in chiave diversa dall’originale, ci trascina nel mondo dei miti, e ci fa rivivere le storie narrate all’interno de Le Metamorfosi. Ovidio e la metafora dell’amore La ripresa dell’opera del poeta latino da parte di Jane Alison appare una metafora della vita, di come ci si approccia all’amore, di come lo si cerca troppo disperatamente a volte, e di come ce ne si allontana, altre volte. J, che ha alle spalle il fallimento di un matrimonio, invece di guardare avanti, è ancorata al passato, tanto da voler trovare l’amore negli amanti di un tempo, ma restare delusa ogni volta. «Ovidio, sei ancora qui? […] L’idea che le tue parole possano essere morte, che il passato non sia sempre il presente. Ma prova a dire questo alla sabbia, al mare». Ovidio è ancora qui, solo che certe volte si sbaglia il luogo dove cercarlo. E J, che più di chiunque altro lo conosce, alla fine lo capisce. Lo stile e la scrittura di Jane Alison Scorrevole, ironica e fluida è la penna di Jane Alison. La narrazione in prima persona, l’accurata descrizione dei luoghi e il modo in cui la protagonista lascia entrare nei suoi pensieri, hanno la capacità di coinvolgere il lettore e di renderlo parte del romanzo. Il fatto che […]

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Sara al tramonto, il nuovo noir di De Giovanni (recensione)

Sara al tramonto, recensione dell’ultimo romanzo di Maurizio De Giovanni   Sara al tramonto, edito da Rizzoli ed uscito nelle librerie da qualche mese, è l’ultimo noir di Maurizio  De Giovanni, il celebre scrittore napoletano, autore della saga che vede il Commissario Ricciardi come protagonista, (vedi una della recensioni di Eroica Fenice),  nella Napoli Anni Trenta e quella denominata “I bastardi di Pizzofalcone” (vedi una delle recensioni di Eroica Fenice), un gruppo di poliziotti dal passato difficile nella Napoli di oggi.  Esattamente un anno fa, lo scrittore ha inaugurato “I guardiani” (Rizzoli, 2017), primo libro di una nuova saga dove l’archeologia, i miti e le leggende si mescolano alla storia partenopea. Napoli. Sara, una donna sessantenne, dall’abbigliamento trasandato e dall’aria indifferente, in realtà è un ex poliziotto che lavorava per la Sezione. In pratica, per i servizi segreti. Ha una grande dote grazie alla quale si è distinta efficacemente nel suo lavoro: sa capire le conversazioni altrui, solo osservando le persone, anche da una notevole distanza e, inoltre, se vuole sa rendersi invisibile agli altri.  Sara in gioventù ha scelto l’amore sacrificando il suo matrimonio e, abbandonando il suo bambino, Giorgio.  Ma la vita, le ha dato una seconda possibilità che ha il viso di Viola, una fotoreporter ora in maternità. A Sara viene chiesto di indagare su un caso di una bambina, Beatrice, che, al dire della madre, ora in carcere, sta male. La donna, Dalinda,  è stata trovata vicino al cadavere di suo padre ammazzato e perciò incolpata dell’omicidio, del quale lei non ricorda nulla, perché sotto effetto di stupefacenti. Sara si trova perciò ad indagare su un caso già risolto, collaborando con l’ispettore Davide Pardo; caso che si risolverà anche grazie all’aiuto di Viola. Sara al tramonto, De Giovanni e la nuova saga De Giovanni con “Sara al tramonto” inaugura una nuova saga che vede per la prima volta, a differenza degli altri suoi libri, una donna come protagonista. Sara è un personaggio sui generis: all’apparenza sembra una persona innocua, in realtà ha un carattere forte e volitivo. Austera e spesso tagliente, riservata e molto presuntuosa, lo sarà soprattutto nei riguardi di Pardo, invece si mostrerà molto più comprensiva con Viola, malgrado per lei sia poco più di una sconosciuta. “Sara al tramonto” è un noir, ma è diverso dai libri che vedono Ricciardi come protagonista: è meno poetico, più pragmatico e asciutto, anche nel linguaggio. Napoli non viene descritta in maniera romantica, come accade ad esempio in “Rondini d’inverno“. Siamo nella Napoli periferica, nei quartieri più anonimi della città, non nel centro, sede dell’ “azione” che si ritrova soprattutto ne “I bastardi di Pizzofalcone” dove gli eventi scorrono veloci  e le storie dei protagonisti si susseguono rapidi come i casi di cronaca che devono risolvere.  In sintesi “Sara al tramonto” promette bene e saremo lieti di leggere gli altri libri della saga. De Giovanni e altre opere De Giovanni è autore anche di molte opere che hanno come protagonista la sua grande passione, il calcio e la sua squadra, […]

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