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Eroica Fenice

Marsilio editori e la “Disinformazia” di Nicodemo

Marsilio editori e la “Disinformazia” di Nicodemo

Quello di Francesco Nicodemo, edito da Marsilio editori nel 2017, è uno dei classici libri difficili da recensire proprio perché di classico non ha niente. L’acume e il prezioso criticismo del suo autore rendono questo saggio, spiazzante per le complicate verità che rivela con semplicità, un prodotto atipico. Disinformazia è il solo titolo con cui avrebbe potuto battezzare quello che è un piccolo regno dell’informazione e della disinformazione. Nicodemo farcisce ogni rigo con la sua perizia nella comunicazione e nell’innovazione digitale, in quanto membro dello staff del Presidente del Consiglio. Con scrupolosità immette i suoi lettori nella dimensione labirintica della comunicazione digitale, smascherandone i luoghi comuni, i rischi e le controversie. Diagnostica i tumori della nostra società, planando dall’alto su contraddizioni e nefandezze di un’era assuefatta dai privilegi e dalle condanne del web.

Ma è anche un insider, avviluppato in prima persona dai circuiti della comunicazione di massa. La sua analisi puntuale delle menzogne che alimentano il web e che sono alimentate da esso non gli impedisce di cogliere l’indiscussa utilità dell’informazione digitale. Non idealizza né demonizza l’uso del web e dei social media, piuttosto ci insegna come farne un uso lungimirante.

Il web sa tanto di noi, noi così poco del web

In primo luogo Nicodemo, autore di Marsilio Editori, delucida ai suoi lettori alcuni meccanismi base, come il funzionamento dei motori di ricerca di internet, settati su algoritmi, che orientano le informazioni verso una lettura unilaterale della realtà. Gli algoritmi, strutture fondanti dei social networks, hanno la funzione di catalogare e filtrare i contenuti in base alle preferenze degli utenti, manifestate mediante gruppi o pagine o utenti ricercati. Le notizie vengono disposte nell’ordine ritenuto gradito o utile, con il beneficio di accorciare i tempi di ricerca.

Tuttavia la conseguenza più incriminabile – tanto da aver sviluppato la questione della responsabilità algoritmica – è la creazione di un ambiente isolato in cui coesistono solo persone che pensano le stesse cose, con una visione partigiana della realtà. L’effetto collaterale è la formazione di tribù virtuali, all’interno delle quali si compie un errore di generalizzazione poiché si ritiene che il pensiero di una fetta di umanità coincida con quello dell’intera umanità.

Il web ci mostra il mondo bianco o nero, polarizzando le nostre percezioni. Adescati da questa trappola sordida, si rischia di abbracciare l’omofilia, ovvero la tendenza umana ad associarsi a chi è simile. Per Nicodemo l’utente è un moderno Narciso: avverso al dissenso, a caccia dell’approvazione altrui – di cui l’emblema più significativo è il like – dà forma a un nuovo tipo di egotismo. Non si cerca più il confronto, ma l’autoconferma.

Per combattere la disinformazione… qualche informazione in più

Due i concetti fondamentali per potersi tutelare dalle insidie di internet: quello di echo chamber e di filter bubble. Dalle echo chambers, camere di risonanza autoreferenziali dove sono presenti solo persone e attività che rispecchiano le nostre preferenze, dipendono strettamente le filter bubbles, invece definite “ecosistemi informativi personali costruiti dagli algoritmi che ci isolano da ogni cosa che è conflittuale rispetto alle nostre convinzioni”. Un eclatante funerale dell’individualità che fa trionfare l’innato conformismo umano. Si immola la voce individuale sull’altare di una miriade di voci. Il dialogo si esaurisce e l’utente risulta claustrofobicamente imprigionato nella sua idea di partenza.

Nicodemo approfondisce anche il concetto di controdemocrazia (la possibilità dei cittadini di monitorare il potere, che offre il beneficio di spronare la politica a migliorarsi, ma che potrebbe creare troppo distacco tra popolo e politica). Mette in guardia sul rischio di identificare la rete con la democrazia diretta, la quale necessita di argomentazione e confronto che il web non può certamente offrire con il mero meccanismo del like o con la sua presunta trasparenza.

La sua prospettiva non è mai una sola: Nicodemo sa scandagliare i pro e i contro di tutto, non si lascia abbindolare dal dogma. Illustra il cosiddetto fact-checking, cioè la verifica in tempo reale di dati prima che vengano fatti circolare, speculare al concetto di clickbait (il contenuto mirato a attirare repentinamente gli utenti inducendoli a cliccare su link che conducono a certi siti). Spesso la velocità del web batte la verifica, e si condividono anche contenuti non consultati e non verificati, favorendo la loro diffusione virale.

Cosa rende il web così contraddittorio?

La contraddizione propria del web è tutta qui, nella facilità e velocità dell’informazione fornita dalla comunicazione digitale, che spesso producono disinformazione a cascata. La condivisione di fatti inattendibili vanifica il potenziale informativo di internet e suscita diffidenza verso i detentori del sapere. Si preferisce credere al vicino di casa che allo scienziato perché si è plagiati da un cieco scetticismo che rende tutto estremamente opinabile.
La nostra è l’epoca della post-truth, nella quale i fatti oggettivi appaiono meno influenti nell’opinione pubblica rispetto alla convinzione personale. Il punto di arrivo del discorso di Nicodemo, che arricchisce molto di più del suo puro contributo nozionistico, è sicuramente nella difesa del progresso nella tecnologia e nella scienza, contro visioni antiprogressiste che profetizzano disgrazie senza ricercare soluzioni.

In copertina, la finta pinna di squalo che camuffa un vulnerabilissimo pesciolino rosso imprigionato e la scritta “La comunicazione ai tempi dei social media”  informano abilmente sulla disinformazione con l’impronta incisiva ma essenziale di Nicodemo.


Francesco Nicodemo
Disinformazia (Marsilio Editori)

La comunicazione al tempo dei social
pp. 240, 1° ed.

 

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