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Eroica Fenice

Settanta revisited di Carlo Crescitelli

Settanta revisited di Carlo Crescitelli

Settanta revisited di Carlo Crescitelli, pubblicato dalla casa editrice indipendente Il Terebinto Edizioni, è un saggio fortemente autobiografico nel quale l’autore affronta ed analizza in maniera a tratti ironica e irriverente, a tratti in modo serio e riflessivo, gli anni Settanta. Anni che l’autore ha vissuto in prima persona, da bambino, per ritrovarsi adulto negli anni Duemila, che differiscono dai precedenti in tutto e per tutto.

Carlo Crescitelli, “l’anti-viaggiatore irpino”, è un viaggiatore, sognatore e scrittore. Come sostiene lui stesso, in cinquant’anni di vita, una delle cose che gli è meglio riuscita è stata appunto viaggiare. Vive ed opera ad Avellino e la sua attività spazia dall’ambito letterario a quello saggistico-artistico.

Gli anni Settanta erano meglio, sostiene. Erano migliori perché c’erano a disposizione poche cose ma buone: la tecnologia era fatta per durare; elettronica, telematica e informatica praticamente non esistevano. Si partiva e nessuno ne era a conoscenza, la gente sapeva poco dell’altro e condividere ciò che si faceva era più unico che raro. Cerniere dei pantaloni e dei giubbotti non si rompevano perché i cinesi erano lontani, non esistevano cocktails, discoteche, Amici di Maria de Filippi, Uomini e donne, Berlusconi. Per informarsi occorreva recarsi in biblioteca e non affidarsi a Wikipedia, poiché non c’era il monopolio dell’informazione.

Settanta revisited di Carlo Crescitelli

Dall’autunno del ’68, con i carri armati sovietici che entravano a Praga, per giungere al 1980, con l’uccisione di Lennon che coincideva con il terremoto dell’Irpinia: eventi che all’epoca rivoluzionavano in qualche modo il mondo. L’autore compie un viaggio nel ricordo di tradizioni passate, della musica di allora, dello sport, delle lotte, degli ideali, delle rivolte che hanno caratterizzato gli anni Settanta e che nei nostri giorni subiscono un declino sempre più forte portandoci verso un futuro del tutto incerto.

L’autore usa l’analisi dettagliata degli anni Settanta per muovere una critica aspra e cruda all’epoca in cui viviamo. Usando un lessico alquanto colorito e colloquiale dal quale trapela un forte spirito umoristico, Crescitelli spinge il lettore a ricercare tutto ciò che noi giovani di oggi abbiamo un po’ perso: ideali, valori, spessore, umanità.

Fondamentale conoscere quegli anni per comprendere bene quelli in cui viviamo, nei quali ogni cosa è a portata di mano di chiunque e si tende ad ostentare uno smanioso bisogno di condivisione che spesso porta a condividere il nulla più totale, perché non esistono più contenuti.

Anni, i nostri, nei quali siamo un po’ svuotati e nei quali riusciamo a stento a riempire il vuoto che ci ingloba che assume sempre più le sembianze di un enorme buco nero che non si sa dove ci condurrà. Non occorre rimpiangere e non occorre piangersi addosso: l’unica cosa da fare è andare avanti, consapevoli di ciò che è stato, coscienti del fatto che non sarà più così, sforzandosi di provare a tirare fuori il meglio dalla nostra epoca, per quanto difficile sia e per quanto ci sia possibile.

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