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Eroica Fenice

Svenimenti a distanza: il prosimetro di Mario Fresa (Recensione)

Svenimenti a distanza: il prosimetro di Mario Fresa (Recensione)

Cosa significa fare poesia oggi e quale valore è possibile attribuirle?
Tessere e decostruire la propria identità personale attraverso il verso permette di veicolare un messaggio trasfigurando le sue componenti – che diventano universali e particolari insieme – ma non è un’operazione facile.
L’edificio storico della letteratura richiede importanti strategie persistentive in un mondo ormai estetizzato, e le logiche di mercato ignorano le opere che raccontano l’estinzione dell’umano, il suo senso di estraneità e di sradicamento.
Mario Fresa tenta di rispondere al quesito iniziale con una raccolta edita Il Melangolo, in cui parola e discorso poetico giocano sull’assenza, o meglio, sull’afasia del linguaggio comunicativo: per scarti e per sottrazioni gravitano attorno a un punto di tensione che fa da filo conduttore tra le pagine.
Svenimenti a distanza si avvale per questa operazione della tecnica narrativa del prosimetro, di dantesca memoria, sapientemente alternando prosa e versi.

I noduli tematici di Svenimenti a distanza, l’ultimo lavoro poetico di Mario Fresa 

Procedendo per capitoli, secondo una suddivisione tematica, si affolla di motivi, di luoghi, di personaggi e di detriti memoriali. Al centro c’è l’esperienza della perdita, anzi la sofferenza risultante da una serie di perdite.
Il dolore si traduce in uno svenimento, come il titolo richiama, che funge da convalescenza o fuga relazionale: chiudere gli occhi, disfarsi di sé, perdersi nell’illusione di esserci ed esistere sono le drastiche soluzioni dominanti.
Tutti i personaggi di Mario Fresa, a un certo punto della loro vita, danno forfait, rinunciano, e lo fanno a distanza di tempo e di spazio l’uno dall’altro, pur accomunati dalla sorte comune.
Nove sono i capitoli della raccolta, da Convalescenza a La mala fiaba, il primo e l’ottavo in prosa, i restanti in versi.
Accanto al motivo della sofferenza, la malattia e la morte spingono il poeta a cercare un anestetico per eludere lo sguardo dalla Medusa, dal proprio stato inerme di fronte al Male metafisico, e ritrovare la spensieratezza e la speranza dell’Eden.
Fresa racconta di scene ospedaliere, siparietti scolastici e teatrini familiari con un linguaggio che si avviluppa in se stesso, si torce fino allo stremo, rivelando l’illusione di ogni forma o compiutezza del verbo.
Simbolicamente, si tratta di una resa coraggiosa, volta a chiarire che le afferenze percettive non arricchiscono i cassetti della cognizione, ma spesso ci lasciano barcollanti, presi da un “terrore da ubriaco“, citando il poeta Montale.
L’Altro-da-noi procura l’angoscia che un disperato ha di fronte l’enigma della Sfinge, e scontiamo la sua alterità con la perdita del senso – o dei sensi – in occasione dell’ incontro.
L’uomo, senza vergogna per la propria vergogna, dovrebbe liberarsi “dell’illusione di essere o poter essere qualcosa o poter volere qualcosa“.

A seguito, una poesia contenuta nella raccolta Svenimenti a distanza e le informazioni relative alla bibliografia dell’autore Mario Fresa:

Il rapporto tra noi è una
gengiva azzurra; e tanto si dimentica lo stesso.
(Come i gamberi e l’acqua nodosa,
che li fanno diventare eterni).
Ancora un ospite e odore
di esempi finiti male.
Meglio svenire in qualsiasi
continente che tra le tue braccia.
Neppure giurare o diventare ciò che si vede.
No: rallentare in una pianta morbida, ovale.
Risalire un po’ di meno.
Chi se ne è andato paga il conto
perché è solo: e tu, quasi sorella, entrando con un graffio
tra le facciate gigantesche, alle parole bianco e annoiarmi,
sei scivolata
con una rara facilità da polvere da sparo.

Mario Fresa, 10 luglio 1973. Ha compiuto gli studi classici e musicali e si è laureato in Letteratura italiana. Esordisce in poesia alla fine degli anni Novanta, con l’avallo di Cesare Garboli e di Maurizio Cucchi.
Ha collaborato alle principali riviste culturali italiane, da «Paragone» a «Nuovi Argomenti», da «Caffè Michelangiolo» all’«Almanacco dello Specchio».
Nel 2002 pubblica il prosimetro Liaison, con la prefazione di Maurizio Cucchi (edizioni Plectica; Premio Giusti Opera Prima, Terna Premio Internazionale Gatto); seguono, tra le altre pubblicazioni di poesia, il trittico intitolato Costellazione urbana (Mondadori, «Almanacco dello Specchio», 2008); Uno stupore quieto (Stampa 2009, a cura di M. Cucchi, 2012; menzione speciale al Premio Internazionale di Letteratura Città di Como); La tortura per mezzo delle rose (nel sedicesimo volume di «Smerilliana», 2014, con un saggio di Valeria Di Felice); Teoria della seduzione (Accademia di Belle Arti di Urbino, con disegni di Mattia Caruso, 2015); Svenimenti a distanza (prefazione di Eugenio Lucrezi; il melangolo, 2018).
Mario Fresa l’edizione critica del poema Il Tempo, ovvero Dio e l’Uomo di Gabriele Rossetti (nella collana «I Classici» di Rocco Carabba, 2010) e la traduzione e il commento dell’Epistola De cura rei familiaris dello Pseudo-Bernardo di Chiaravalle (Società Editrice Dante Alighieri, 2012). È redattore del semestrale «La clessidra» e della rivista internazionale «Gradiva» (Università di Stony Brook, New York).
Ha tradotto Catullo, Marziale, Sarandaris, Baudelaire, Musset, Apollinaire, Desnos, Frénaud, Cendrars, Char, Duprey, Queneau.

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