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Eroica Fenice

Serena Patrignanelli e il suo primo romanzo La fine dell'estate (Recensione)

Serena Patrignanelli e il suo primo romanzo La fine dell’estate (Recensione)

Da pochissimo in libreria il romanzo d’esordio di Serena Patrignanelli, menzione speciale al Premio Calvino nel 2017, La fine dell’estate. Dopo A misura d’uomo di Roberto Camurri e Napoli mon amour di Alessio Forgione, la NN editore pubblica il terzo titolo del progetto “Innocenti” dedicato alla narrativa italiana.

Serena Patrignanelli, romana diplomata alla scuola Holden di Torino, sceneggiatrice e redattrice di programmi televisivi, esordisce come scrittrice con questo romanzo; copertina e titolo evocativo ma che, in realtà, è solo la chiusa del fulcro principale del testo, di un finale amaro che la Patrignanelli ha saputo con sapienza costruire mattone dopo mattone, personaggio dopo personaggio, rivelando al lettore storie ed intrighi, tutti svelati alla conclusione, quando l’estate davvero finisce.

I protagonisti, ma probabilmente più personaggi di apertura e chiusura, sono due inseparabili amici, Augusto e Pietro, che vivono insieme la quotidianità del Quartiere come in simbiosi, l’uno il completamento dell’altro, uno parentesi dell’altro. Annoiati dall’ozio di un’estate che sta per iniziare, decidono di costruire una macchina a gasogeno, senza sapere come. Così, l’uno pianificando, l’altro lasciandosi trasportare dalle idee del momento, danno inizio al romanzo, due personalità diverse e per questo complementari:

«Augusto aveva le vertigini. […] Ma da un altro punto di vista gli piaceva pensarci, risalire dal particolare al generale, gli piaceva scoprire l’aspetto che un pezzo avrebbe avuto semplicemente costruendolo. […] Pietro invece s’era annoiato a morte. Aveva scoperto una certa soddisfazione nel lavoro, che non si era aspettato. […] Ma di tutto il resto non sentiva il bisogno, e lasciava che Augusto pontificasse a piacere […]».

Tutto all’insegna della “scoperta”, una parola che nell’immaginario di un ragazzino risuona spesso, soprattutto quando senza scuola e senza responsabilità, possono dare sfogo alla creatività, progettando massimi sistemi ma che invece sono solo giochi, eppure così importanti. Il pratone e la Quercia, dove spontaneità e gioco la fanno da padrone. I rapporti così solidi ma anche così labili di bambini alla soglia dell’adolescenza sono caratteristiche che definiscono anche gli altri amichetti dei due; dal piccolo Giulietto a Tommaso e Michele, che agli occhi degli altri è il leader, il più saggio di tutti. Fino alla componente femminile del gruppo, che si aggiunge solo in un secondo momento quando arrivano al Quartiere due sorelle, la piccola Clementina e Semiramide, che sconvolgerà gli equilibri tra i due protagonisti. Infine c’è Virginia, la bambina reclusa dalla pelle bianchissima, vittima delle turbe mentali del padre Mario che la costringe a non uscire mai di casa, e per questo soggetta a ordire scappatoie tra le più terribili – ma che non vengono mai esplicitate in parole nel testo -, per poter vivere finalmente libera, o almeno come crede che sia la libertà.

A fare da sfondo alle vicissitudini dei ragazzi, c’è una sottostoria che Serena Patrignanelli plasma in modo che possa dare supporto alle loro avventure e fantasie. Infatti, la prima componente adulta entra nella storia quando Pietro e Augusto, avendo bisogno di una macchina per poter iniziare il loro progetto, chiedono aiuto a Sorchelettrica, una prostituta che vive in una baracca ai margini del Quartiere, insieme all’amica Cleopatra. Oppure Ottavio, il ciccione che, anch’egli in fuga e lontano dalla piccola comunità, li aiuterà a costruire il motore nell’edificio dove stazionavano i tram ormai abbandonato.

Ci troviamo di fronte quindi alla totale assenza del nucleo adulto, che sembra completamente disinteressarsi ai protagonisti, anche volontariamente. Entra in gioco solo quando c’è la necessità di raccontare un intrigo, di dare razionalità alla narrazione, che è in pieno possesso dei ragazzi, anche nel dialogo, nonostante l’autrice tiene ben saldo, per tutto il romanzo, l’andamento della storia. Meravigliose così come ben studiate, ad esempio, sono le piccole anticipazioni che la Patrignanelli propone al lettore attraverso un mezzo svelamento, un accenno, che sarà rivelato successivamente, anche se si tratta di due righe più giù. Soprattutto quando ci troviamo di fronte a situazioni importanti, come se l’autrice volesse accendere il campanello d’allarme del lettore a stare più attento al susseguirsi degli eventi; il momento in cui Semiramide legge un telegramma sulle sorti del padre assente, o quando Pietro scorge l’uomo con la pistola, testimone dell’ennesimo avvenimento che andrà ad intrecciarsi.

Serena Patrignanelli costruisce un romanzo dalle fondamenta, storia dopo storia

Un altro espediente fortemente riuscito dell’autrice è, inoltre, il luogo e il tempo mai specificati: ci troviamo in un Quartiere probabilmente in terra laziale (se si fa attenzione ad alcuni elementi linguistici) e durante una guerra, che aleggia nella mente di tutti ma è che viva solo quando ci si trova di fronte alla fame e quando ad un certo punto del romanzo arriveranno dei soldati a prendere tutti gli uomini della comunità: un episodio comunque non raccontato.

Il tutto quindi è dominato dalla personalità e dalla realtà di alcuni ragazzini che sono anch’essi ai margini non della loro comunità, ma del mondo, lontano dagli adulti e si può dire dal contesto storico, nonostante, seppur in un microcosmo, qualcosa di forte sta avvenendo e sta cambiando. Leggere La fine dell’estate di Serena Patrignanelli è sotto molti entusiasmanti aspetti come rileggere il grande e unico capolavoro di Golding, “Il signore delle mosche”: molti sono i punti in comune, come appunto mettere al centro la vita di un gruppo di ragazzi che tentano di governarsi e credono di poter aver tutti i mezzi necessari, ma soprattutto il senso di disfacimento e di distruzione che, così come accade nel romanzo di Golding, accade qui. Quando il Quartiere si spopola, quando le case vengono depredate persino dai mobili che saranno bruciati, e tutto perderà di personalità, diventando nullo, sfatto.

Per questo, è solo arrivando all’ultima pagina che si comprende il senso de La fine dell’estate. Tutto acquisisce ordine, seppure forse senza lieto fine, tutto si svela, ma è una realtà distrutta che prende vita dalle ceneri di un fuoco che non si è arso in modo giusto. Arriva così la fine dell’estate, ma è l’inizio di una riflessione sui cambiamenti, sul passaggio dall’infanzia all’età adulta, che viene raccontata dall’autrice con fantasia e sapienza architettonica, per dare luce ad un romanzo a tutto tondo.

Ilaria Casertano

 

Fonte immagine: http://www.nneditore.it/

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