Canzoni dei Tallah: 5 da ascoltare

Canzoni dei Tallah

Chi l’ha detto che il Nu Metal è morto? Grazie a tante realtà moderne, è più vivo che mai. Groove e pesantezza, rap e distorsioni: le caratteristiche principali del genere Nu Metal sbocciato nei primi anni duemila e appassito poco dopo. Nonostante sia stato sulla cresta dell’onda solo per pochi anni,  band come Linkin Park, Korn, Slipknot e molte altre hanno lasciato una grandissima eredità che è stata raccolta da molte band, soprattutto recentemente. Tra queste, i Tallah sono sicuramente tra quelle che meglio ha caricato sulle proprie spalle il peso di resuscitare il Nu Metal, conferendo ad esso però un ulteriore tocco di follia e creatività. Nata nel 2017, la band è stata fondata da nient’altro che il figlio del celeberrimo Mike Portnoy: Max, talentuoso polistrumentista che trasforma in oro qualsiasi strumento e progetto musicale che tocca. Altra figura di spicco è Justin Bonitz, frontman decisamente folle che nato come cantante su Youtube ha attirato grazie ad alcuni suoi progetti, come Hungry Lights e alcune sue cover musicali, l’attenzione del batterista, poi invitato ad entrare nella band. In questo articolo vi presentiamo cinque proposte per conoscere meglio le canzoni dei Tallah.

1. Placenta: una delle canzoni dei Tallah che più li rappresenta

Primo singolo rilasciato dalla formazione della Pennsylvania, mette subito in chiaro chi sono e cosa vogliono dimostrare. Inizialmente parte del primo EP, poi trasformatosi nell’album Matriphagy, è uno strumento perfetto per chi vuole tuffarsi all’interno del mondo delle canzoni dei Tallah: non ha una struttura troppo complessa e rispecchia molto lo stile Nu Metal: groove, rap, e ritornelli con voce sporca e pulita. Rispetto a molte altre tracce della band, questa è facilmente considerabile tra le meno pesanti e quindi più accessibili, ma nonostante ciò tra le più rappresentative anche per il testo e il video musicale, in pieno stile Tallah. Il testo, infatti, è parte della grande storia di Matriphagy, un concept album, che si consiglia di approfondire attraverso questo sito per accompagnare l’ascolto.

2. Overconfidence

Presentato anche questo come singolo dell’album, non si allontana molto dalla definizione fornita prima. I riff sono sempre molto solidi e trascinano bene la canzone, la batteria ovviamente è benedetta dalle mani di Max Portnoy, che davvero non ha nulla da invidiare al mitico batterista dei Dream Theater. Tuttavia, bassisti come Ryan Martini dei Mudvayne o Fieldy dei Korn ci hanno insegnato che una canzone Nu Metal non può non avere il basso come strumento preponderante nella base; proprio per questo, il basso è di uno spessore incredibile in questa, e le altre canzoni del primo album. Anche in questo caso entra in gioco il rap e la varietà vocale di Justin Bonitz, che si presenta come uno dei vocalist più duttili della scena metal di sempre. Storytelling e interpretazione sono  importanti tanto quanto la musica.

Tratta dal secondo album The Generation of Danger, è una canzone che si distacca molto dal solito stile della band. Innanzitutto, prende una dimensione leggermente diversa dal primo disco, ma si mette in risalto anche rispetto all’album di appartenenza. Ha un’aria più coesa rispetto a molte altre tracce, risultando più digeribile ad un pubblico ampio, ma senza perdere colpi di aggressività. Tuttavia, il ritornello e il bridge conferiscono un’aria nostalgica, diversa da quella nostalgia del Nu Metal del primo disco, che cattura l’ascoltatore che spera di poter esplorare più a fondo questo lato melodico della band. La potenza dei riff, la batteria con il rullante tiratissimo, lo slapping del basso: sono i soliti Tallah ma con delle sfumature che elevano ancora di più l’asticella.

4. How Long?

L’unica traccia della band che si avvicina di più ad una ballad, l’intro di chitarra acustica e qualche campionamento creano una base molto tranquilla per un cantato quasi sussurrato di Bonitz. Il tutto viene interrotto da una sorta di rumore di interferenza, che spezza la canzone e che introduce il solito rap/scream del frontman, ma solo per una breve sezione. Arriva, difatti, un crescendo emotivo molto intenso, sottolineato dall’incalzare dei tom della batteria, dal resto della base strumentale e dalla voce di Justin. Tutti gli elementi riescono a creare un’atmosfera assolutamente epica, più che degna di essere l’outro del disco, concludendo la storia di questo secondo concept album.

5. A primeval detachment  

Passiamo adesso ad una canzone dell’album più recente, rilasciato nel settembre 2025: Primeval: Obsession // Detachment. Nessun cambio di direzione troppo marcato, solo qualche cambio all’interno della formazione, come il passaggio di Max al basso, che ha portato la sezione ritmica ad un livello ancora più alto.  Oltre a ciò, l’energia di questa canzone è semplicemente senza pari: ha un’aria quasi tribale, gli scream di Bonitz sono incredibilmente viscerali come del resto tutta la sezione strumentale. È la perfetta unione di Nu Metal e hardcore: quest’ultimo presente soprattutto nell’atmosfera del videoclip musicale. Probabilmente la canzone migliore del disco, quella che incarna nel miglior modo lo spirito dei Tallah in tutto e per tutto.

Immagine in evidenza: Tallah (Spotify)

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