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Eroica Fenice

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Canzoni per Metà di Dente: un musicista Umano, Troppo Umano

Dente, recensione del suo nuovo album “Canzoni per metà”

Dente è l’emblema del musicista che compone per sé, quasi come se gli altri non esistessero. Come si può scrivere per gli altri ciò che rappresenta noi stessi, il nostro animo, i nostri segreti più intimi e delicati? Non sempre si può. A venir meno è la propria individualità, l’originalità delle composizioni e dello stile, a mancare è quell’ego tanto amato dagli scrittori, dai cantautori, o semplicemente dagli uomini. Eppure, nel momento in cui questi parametri non mancano, potrebbe mancare la comprensione da parte del pubblico.

 

“A volte dimentico che si scrive non solo per sé,

 ma anche per gli altri.

A volte dimentico che potrei scrivere per te.”

In realtà, Dente fonde perfettamente due dimensioni: da un lato, analizza la propria persona, tutto ciò che egli prova è sempre in primo piano, ma dall’altro, dedica sempre le sue composizioni a qualcuno. C’è sempre un rapporto di causa- effetto: una delusione d’amore gli spezza il cuore ed egli sfrutta l’occasione per scrivere e dedicare a lei il frutto del suo talento.

“E a volte dimentico anche me,

quando sono con te.

Dimentico me e non so perché.”

Dente: musicista artifex del proprio destino

Canzoni per Metà è il nuovo capitolo del cantautore in cui viene trasmesso lo straordinario talento di un uomo che incarna a pieno i valori rinascimentali dell’artifex che costruisce il proprio destino, tassello dopo tassello. Il nuovo album è assolutamente geniale per chi riesce ad entrare nella sua ottica: è un album “per metà”, perché non dura molto, con brani che sfiorano anche il minuto a stento, ma anche dedicato alle sue “dolci metà”, con le tematiche tipiche dell’amore, del sentimento e dell’emozione. Tutto ciò lo rende umano, troppo umano.

Eppure in questo suo essere così umanamente fragile, riesce a trovare tutto il suo potenziale: mette in mostra tutte le sue fragilità perché i suoi ascoltatori devono potersi identificare in lui. Non tutti riescono a percepire quelle note trasmesse da una canzone: non tutti sono in grado di comprendere il senso di quest’ultima. È questo probabilmente il problema di Dente: la sua debolezza ed il suo più grande punto di forza.

O forse, semplicemente, mette per iscritto ciò che prova, e non importa chi lo ascolterà o chi lo comprenderà: l’importante è aver scritto ciò che il suo spirito gli ha suggerito.

Il mago delle rime

Prima di essere un cantautore e un musicista, Dente è un poeta, un mago che ha come incantesimi le sue rime. Un poeta per alcuni versi assimilabile agli Ermetici: così essenziale, così asciutto. Le sue parole sono poche, ma fondamentali. Conviene assimilarle tutte d’un sorso. Perché, alla fine, la sua musica è uno shot. Va bevuto senza pensare troppo, gustandolo, in un attimo.

“Dimentico me e scappo via,

per ricordare me e dimenticare un po’ te”.

In Canzoni per Metà, Dente torna alla sua casa discografica, Pastiglie, quella delle origini, un po’ come l’Ulisse di Saba torna al suo porto. Ed è così che viene accentuata la sua vena più autentica e più “naturale”: ripercorre tutto il suo percorso, assorbendo dal passato per rilasciare nell’oceano del presente novità che sanno di esperienza, ma anche di speranza.

“Ma mentre cerco di ricordare,

ecco un aereo su di me sospirare:

possa la mia memoria non aver bisogno di rimembrare,

perché so esattamente dove voglio arrivare?

                                                                                                      Sei lì.”

 

 

Estratti della poesia “A Volte Dimentico” (Chiara Alfano).


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