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I Moderup alla Casa della Musica, idolatria della periferia

I Moderup alla Casa della Musica, idolatria della periferia

Il concerto dei Moderup alla Casa della Musica di Napoli è stato un evento atteso dal pubblico, dalla critica e dalla cittadinanza. Oggi, nella nostra città, la musica sembra essere al servizio della denuncia sociale. La trap e il rap soprattutto fanno leva su un pubblico di giovani e giovanissimi immersi nella realtà della provincia napoletana abbandonata al proprio destino decadente.

Il palcoscenico è una passerella che i Moderup condividono con i colleghi del rap

Prima di dare il via al loro primo live in un importante palazzetto della scena musicale napoletana, i Moderup concedono ad altri rapper emergenti la possibilità di esibirsi e soprattutto di riscaldare il pubblico. Il pubblico però non è quello delle grandi occasioni. Una contenuta folla di fan si è infatti recata al palazzetto.

Tocca ai Rowins Expert, Samurai Jay, VMonster accendere la serata. I cantanti si esibiscono incitando costantemente i presenti ad utilizzare i loro cellulari, ad illuminarli con le torce degli smartphone. La necessità di riscaldare l’atmosfera si percepisce dalle loro parole e dal modo in cui si presentano.

L’esibizione dei Moderup, denuncia o celebrazione? 

Quando ci si reca ad un evento di artisti trap come loro, si sa che ci si ritroverà davanti all’ambiguità comunicativa che caratterizza molto spesso questo genere. Denuncia o celebrazione? Riscatto o desiderio di fama? Influenza negativa o positiva per i giovani? Alla Casa della Musica non c’erano tanti giovani napoletani. C’erano molti ragazzini (bambini addirittura), adolescenti e qualche adulto.

Enzo e Gino (i Moderup) vengono da Miano, uno dei quartieri più degradati di Napoli e ci ricordano per provenienza territoriale i Co’ Sang.  I due salgono sul palco indossando delle tute sgargianti color acido. Arrivano sulla scena a bordo di due motorini TMax. Dietro di loro ci sono tre ragazze che indossano abiti seducenti e che ballano in modo provocante. Il volume della casse è altissimo e il riverbero del suono diventa da subito fastidioso per l’udito. Si fa fatica ad ascoltare ciò che cantano i due ragazzi di Miano. Eppure vorresti ascoltare con attenzione quelle parole di denuncia, quel racconto di uno stato emotivo travagliato che è stato annunciato dai maxischermi prima dell’inizio del concerto.

Denuncia o celebrazione? Influenza positiva o negativa?  Si potrebbero scrivere chilometri e chilometri di righe sulla questione senza venire mai a capo del problema. Eppure c’è un’immagine di questo concerto che mi rimane ancora impressa. Quella di un bambino che corre lungo il palazzetto imbracciando il suo cellulare. Prima va sotto al palco a fare una diretta Facebook del live, poi si lancia a giocare con i fratelli sulle scale dell Casa della Musica. Il bambino compie questo giro di euforia e noia durante l’intera serata. “Cosa starà pensando quel bambino?”, ti domandi mentre lo osservi muoversi in maniera frenetica.

Difficile è fare critica sulla musica del Moderup. Sarebbe necessario riascoltare i loro brani e leggere tra le righe di una narrazione sociale profondamente arida. C’è forse bisogno di avere i necessari strumenti di percezione per non cadere nella solita retorica della denuncia della periferia. E forse gli stessi Moderup non posseggono questi strumenti. D’altronde lo dicono anche loro che anni fa avevano una fame di riscatto che non riuscivano a saziare e che forse oggi si è moltiplicata.


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