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Eroica Fenice

Flavio Dapiran, la bellezza del jazz

Flavio Dapiran, trombettista jazz e compositore napoletano, inizia a studiare la tromba all’età di 12 anni. Si diploma in tromba nel 1995 al Conservatorio di Avellino “Domenico Cimarosa”. Nel 2006 si diploma in Classe Jazz e consegue con il massimo dei voti il secondo livello al Conservatorio di Napoli “San Pietro a Majella” con i maestri Pietro Condorelli e Marco Sannini proponendo come tesi di Laurea l’esecuzione di composizioni originali. Nel 2007 collabora con il Teatro Lirico di Cagliari all’interno del progetto “Un’Isola Di Musica”. Nel 2010 si diploma al primo corso biennale di alto perfezionamento in studi jazzistici presso “In.Ja.M.”, International Jazz Master Program a Siena, unico corso in Europa a raccogliere oltre 60 grandi artisti internazionali. Studia improvvisazione ed armonia jazz con Gianluigi Goglia, Giovanni Amato, Franco Coppola, Pietro Condorelli. Si esibisce nei più noti club campani e non e collabora con Seamus Blake, Robert Bonisolo, Franco Coppola, Pietro Condorelli, Giovanni Amato, Emanuele Cisi, Gerry Popolo, Gianluigi Goglia, Sandro Deidda, Alfonso Deidda, Mario Raia, Francesco Nastro, Salvatore Tranchini, Marco Sannini, Aldo Vigorito, Bepi D’Amato. Partecipa a vari festival campani tra cui “Pomigliano Jazz” (collaborando anche alle guide all’ascolto), “Nick La Rocca European Jazz Festival”, “Marechiaro Jazz”, “Vico Jazz”, “I Cortili del Jazz”, “Lioni Jazz”.

Partendo dal presupposto che non a tutti piace il jazz, per te cosa è il jazz?

Il jazz è libertà! La libertà di muovermi come voglio quando suono e di trasmettere quello che penso e che provo, libertà di essere.

Riesci a trasmettere la tua idea di libertà mentre suoni?

Penso di sì. È un processo molto naturale e istintivo. È immediata la sensazione di libertà che si ha quando si suona questa musica.

Flavio Dapiran, come fai a trasmettere le tue sensazioni con la musica se suoni pezzi di altri autori?

La musica è un linguaggio e quando si suona si parla, trasmetti le emozioni e i sentimenti. I soli sono sempre nuovi e puoi scegliere sul momento come esprimerti.

Perché hai scelto proprio il jazz?

Non l’ho scelto io. È lui che mi ha scelto. Da piccolino sentivo che questa musica mi piaceva anche se non la conoscevo.

Prima dicevi che il jazz è libertà, tu ti senti libero?

Abbastanza, chiaramente quando suono molto di più.

Flavio Dapiran,  jazz può essere considerato bellezza? E cos’è per  te la bellezza?

Sì. Il jazz è anche bellezza che può essere considerata come è armonia ed equilibrio. L’armonia e l’equilibrio che puoi trovare nella vita, nella natura come l’opposizione di luce e buio, caldo e freddo. Ed io attraverso il jazz cerco di esprimere quest’armonia.

Chi è la tua musa? Quando suoni ti ispiri a qualcuno, a qualcosa?

L’ispirazione non è mai la stessa e non sempre c’è. Cambia di volta in volta, può essere una persona, un luogo, un musicista, un sentimento.

A chi tendi? Hai un musicista a cui guardi?

Tanti! Veramente tanti!

Uno?

In questo periodo Lee Morgan. Per il suo senso del ritmo, il suono, le sue idee, il gusto.

Grazie Flavio Dapiran per l’intervista, ma più che intervista direi una chiacchierata.