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Eroica Fenice

La categoria Interviste contiene 53 articoli

Interviste

Stefano Di Nucci racconta la sua Opera Postuma: “Elogio di una rinascita”

Dal 25 maggio è disponibile in tutti gli store e piattaforme streaming Opera Postuma (Giungla Dischi/Believe Digital), l’album che segna il debutto discografico del cantautore molisano Stefano Di Nucci. Il disco, contenente 10 tracce, è stato anticipato dal singolo “La Donna Eburnea”, in rotazione radiofonica dal 22 maggio. Le dicotomie di Stefano Di Nucci        Il cantautore molisano ama definire Opera Postuma un disco dicotomico, in quanto nell’album tutto è il contrario di tutto: l’inizio e la fine, il riso e il pianto, il bianco e il nero, la vita e la morte. Si tratta infatti di un album ricco di sfaccettature, di entità contrastanti che riescono a convivere tra loro, anche se con qualche difficoltà. Opera Postuma è un disco malinconico ma solare, aspro ma delicato. Musicoterapista di professione, cantautore per passione dal settembre 2013 – quando esordisce al concorso “Paint Your Voice” organizzato dalla Provincia di Campobasso – Di Nucci mostra ottime doti di musicista e autore e ci consegna un’opera interessante e originale, caratterizzata da sonorità e testi particolarmente ricercati che lasciano intuire il grande lavoro che c’è dietro questo disco di debutto, per il quale si è avvalso della collaborazione di Alberto Romano, Daniele Marinelli, Giorgio Lombardi e Marco Libertucci. Le musiche, che costituiscono la parte migliore dell’album, sono ben studiate e arrangiate. I testi, esilaranti e inconsueti, non sono mai banali. Di Nucci canta di amori finiti, di sentimenti, di musica, esprimendo ciò che ha da dire apertamente o tra le righe, con ironia, ma anche con un pizzico di cattiveria, con dolcezza ma al contempo con amarezza. Stefano Di Nucci parla della sua Opera Postuma: “il brutto che diventa bello”    Dopo aver preso parte all’iniziativa nazionale “Luigi Tenco, in qualche parte del mondo” nel 2016, l’anno successivo Stefano Di Nucci si aggiudica il primo posto della sezione “Nuove Proposte” al Premio nazionale Lunezia. A seguito della vittoria del Lunezia, il cantautore molisano avrà l’onore di aprire alcune tappe del tour estivo di Fabrizio Moro. Di questo e altro abbiamo parlato nell’intervista che segue. Come mai la scelta di dare al tuo primo disco il titolo di “Opera postuma”? Cosa puoi raccontarci di questo album? “Ci sono due motivazioni per questa scelta: la prima è che io lo trovo un titolo molto bello perché è molto brutto! È da quando sono piccolo che mi sento attratto dal concetto di “brutto”, sempre prendendo con le pinze il termine. Ad esempio adoro Bukowski, Carmelo Bene o la comicità di Massimo Ceccherini, perché credo siano capaci di mostrarti la miseria della persona facendolo bene. In questo modo il brutto diventa bello e lo trovo miracoloso. La seconda motivazione è che il titolo, seppure rimandi a un concetto di morte, è un elogio a una rinascita: se qualcuno è morto, quel qualcuno è il bimbo che è in me, quello che si porta con sé tanti errori fatti in passato che spero di non commettere più! Mi vedo cresciuto, rigenerato, quindi paradossalmente “Opera Postuma” è un messaggio positivo, felice. Generalmente il disco […]

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Concerti

Mimas Music Festival: intervista a Luciano Ruotolo

Dal 21 al 31 agosto, nell’isola di Procida, si terrà il Mimas Music Festival, un evento organizzato dall’Associazione musicale Mousikè, cofondata dal maestro di pianoforte Luciano Ruotolo, che vedrà piacevolmente impegnati studenti e studiosi dell’arte musicale. Il festival sarà articolato in giornate in cui sarà possibile apprendere da maestri di musica di fama internazionale, e suonare al loro fianco, in un percorso che non solo avrà per protagonisti giovani talenti, ma che darà anche la possibilità a quanti vorranno e potranno di perfezionare praticamente la loro conoscenza musicale. In occasione dei preparativi per il Mimas Music Festival, abbiamo intervistato il pianista Luciano Ruotolo, direttore artistico del Festival. Intervista al maestro Luciano Ruotolo Luciano, tu sei cofondatore dell’Associazione Mousikè e della Accademia Musicale Europea: vuoi parlarci nello specifico degli intenti di questi due progetti, delle iniziative promosse e delle manifestazioni culturali in cui siete impegnati? L’Associazione Mousikè è stata fondata con il Soprano Romina Casucci e nasce nel 2008 con lo scopo di creare un nuovo circuito musicale fondato sull’eccellenza e sulla valorizzazione di giovani musicisti, rendendoli protagonisti all’interno dello scenario nazionale ed internazionale attraverso l’ideazione di rassegne, laboratori, masterclass, corsi ordinari di alta formazione musicale ed è impegnata nella divulgazione della musica considerata come un mezzo necessario alla crescita ed alla formazione sociale. All’interno dello Splendido Palazzo Venezia Napoli, ex sede dell’Ambasciata Veneta nel Regno di Napoli, abbiamo fondato per questo scopo l’Accademia Musicale Europea. La volontà di essere protagonista, oltre che partecipe, di un lavoro che abbracciasse musica e canto a Napoli e che si spingesse fuori dai confini nazionali, mescolando antico e moderno, nostrano e straniero: come è nata l’idea e cosa ti ha spinto a portarla avanti? Sono profondamente convinto che la Musica detta ‘Classica’ ha una potenza in grado di arrivare a chiunque, senza differenze e Napoli è stata la culla della Musica e riferimento in tutto il mondo. Vogliamo riportare la nostra realtà al livello che merita mettendo tutte le nostre capacità al meglio. Il Canto è la prima forma di Musica che ognuno di noi attua, non a caso la grande scuola pianistica Napoletana nasce da L’Arte del Canto applicata al Pianoforte di S. Thalberg. Questi sono stati i primi due grandi binari dai quali è partito il nostro progetto. L’occasione per questa intervista è nata in seguito alla notizia dell’organizzazione del Mimas Music Festival: quali sono i punti salienti dell’evento e come si articolerà nello specifico? Prima di tutto voglio esprimere la mia gioia per questo progetto perché amo particolarmente Procida, sede del Festival. Il titolo “Mimas” l’ho scelto per richiamare l’origine primordiale e mitica dell’isola rievocando il Titano sepolto nella leggenda a Procida. Abbiamo proposto la collaborazione all’Amministrazione di Procida trovando un entusiasmo particolare che ci ha portato a creare questo momento insieme; voglio ringraziare l’Assessore Nico Granito ed il Consigliere con delega al Turismo Giovanni Scotto di Carlo per la grande disponibilità. Il Festival si svolgerà dal 21 al 31 agosto con Maestri e studenti provenienti da diverse parti del Mondo, […]

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Interviste

Gabriella Martinelli: quando la musica non si piega alle regole

Sorprendente al primo ascolto, convincente al secondo. Sorprendente e convincente: sono questi i due aggettivi che si attribuiscono all’ultimo lavoro di Gabriella Martinelli, cantautrice, pugliese d’adozione; un album auto-prodotto che non cede alle regole del mercato, ma si piega soltanto all’istinto musicale. Parlo di istinto proprio perché è questo il fulcro del disco della Martinelli, intitolato La pancia è un cervello col buco. Convivono diversi generi musicali, ma spicca l’amore per il cantautorato italiano, attraverso testi che riprendono vocaboli caduti in disuso, qui invece messi in risalto grazie ad una scrittura brillante che si sposa con una voce piena di armonici ed estremamente intonata. Nell’era dell’autotune, Gabriella Martinelli dà spazio al suo timbro, giocando con diversi stili musicali, dal reggae del brano omonimo al disco, alla ballad La vagabonde. Tra scrittura e vocalità permane il carattere fresco e pulito, peculiarità della cantautrice. Otto tracce che delineano svariate figure femminili: irreali come Casimira, primo brano dell’album;  sono presenti anche riferimenti a donne che hanno fatto la storia e donne che circondano la quotidianità dell’artista. Donne rappresentate nel disco dall’artista Pronostico, creatore della copertina dell’album. Sicuramente è un disco lontano dal mainstream, più vicino alle dinamiche del cantautorato di nicchia, ma fruibile a tutti gli ascoltatori interessati a ciò che differisce dalla solita forma canzone. Questa è la nostra intervista. Gabriella Martinelli, l’intervista La pancia e un cervello col buco: dove nasce l’idea e l’esigenza di raccontare soprattutto figure femminili? Ho ritrovato tra i miei appunti alcune storie di donne ed ho cercato altre storie femminili che convivessero bene tra loro. La prima che ho scritto è la storia di Erika, “La pancia è un cervello col buco”, brano che dà il nome al disco e che tra l’altro ho presentato al premio Bianca D’Aponte ancor prima d’immaginare che sarebbe poi nato questo progetto. Sono storie di donne che effettivamente appartengono alla mia vita, come la mia terra, la Puglia, così come nonna e le donne della famiglia. Ci sono personaggi di fantasia come Casimira; attraverso di lei e le allegorie cerco di raccontare l’altro. Poi c’è Jeanne Baret, la prima donna che ha circumnavigato il globo e lo ha fatto travestita da uomo per seguire l’uomo che amava, perché alle donne a quei tempi alcune libertà non erano concesse. Sono personaggi positivi, coraggiosi. È un disco d’istinto, registrato in presa diretta, con la voglia di essere suonato in giro il più possibile. Il disco e autoprodotto, un lavoro coraggioso quello di essere cantautori oggi… Si, forse questo lavoro è una scommessa ma spero ci siano persone che possano ritrovarsi in quello che scrivo. Autoprodurre un disco è una scelta non legata ai meccanismi del momento, perché senza tempo e senza condizionamenti. Voglio scrivere canzoni nelle quali posso riconoscermi nel tempo. Autoproduzione significa anche scegliere la squadra giusta: ho scelto di attorniarmi di professionisti che credessero in questo lavoro tanto quanto me, promuovendolo con entusiasmo: a partire dal mio ufficio stampa, Chiara Giorgi; Adriano e Federica che curano la comunicazione sui social e […]

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Interviste

Essere Enzo Savastano, alla scoperta del maestro neomelodico

Abbiamo intervistato Antonio De Luca, l’uomo che offre voce e sembianze a Enzo Savastano, il languido cantante neomelodico, munito di occhiali da sole, che ha conquistato il web con la sua passionalità e le sue storie surreali. Durante una lunga ma estremamente piacevole chiacchierata telefonica, Antonio ci ha raccontato di questo progetto nato insieme all’amico Valerio Vestoso. Un personaggio nato per gioco e curato nei minimi dettagli, che non si rifugia nei tormentoni o nel semplice scimmiottare i cantanti neomelodici, ma che costruisce una sagace ironia, offrendo ai fan una nuova liturgia, un immaginario attraverso il quale guardare il nostro paese. Uno degli aspetti più belli dell’essere Enzo Savastano, come racconta Antonio,  è che proprio tutti stanno al gioco e si offrono discepoli al suo cospetto. Lui è pronto ad accoglierli, a tendergli la mano: “Io sono con voi” dice loro, proprio come il titolo del suo album pubblicato il 10 Maggio. L’album segna l’incarnazione del Verbo, surreale e grammaticalmente incerto dei suoi post su Facebook,  in Uomo.  Con grande ironia e disponibilità, ci spiega la genesi del personaggio e del disco che racchiude al suo interno tanti generi: dalle sonorità tipicamente neomelodiche al neapolitan power di Pino Daniele, passando per il reggae  e le tendenze minimaliste dell’indie. Ecco a voi l’intervista. Essere Enzo Savastano, intervista ad Antonio De Luca Come nasce il progetto Enzo Savastano? Questo progetto nasce da un’estate vuota di due individui sconosciutissimi che si chiamano Valerio Vestoso e Antonio De Luca. Abbiamo sempre avuto, un po’ per cultura pop comune, un po’ per provenienza perché siamo entrambi di Benevento, un’attrazione per il mondo neomelodico. Non come fruitori ma come curiosi. Io ho sempre scherzato scimmiottando il modo di cantare dei neomelodici e lui ha sempre avuto una grande capacità di scrittura e di immaginazione. Così, tra uno scherzo e l’altro, è nata l’idea di mettere su un finto neomelodico. Dopo Mannaggia ‘a marozzi, la prima canzone di Savastano scritta da Valerio, abbiamo iniziato a lavorare sulla costruzione del personaggio che è nato senza alcuna pretesa, senza alcuna sponsorizzazione e senza dirlo a nessuno soprattutto. Il primo anno infatti eravamo completamente celati. È nato per gioco, volevamo semplicemente divertirci a impersonare un neomelodico finto. Poi però la cosa è diventata abbastanza seria, avete pubblicato un album! Abbiamo iniziato ad avere consapevolezza che questa storia non facesse ridere solo noi quando il 3 Gennaio del 2015 provammo a fare il primo live in un locale che, a Benevento, è un punto di riferimento per la musica, il Morgana. Convincemmo i proprietari e chi gestiva la direzione artistica a fare il primo live di Enzo Savastano. Fu un successo non immaginato francamente. Poi Una Canzone indie ci ha aperto le porte al panorama nazionale e alle grosse visualizzazioni. Gli artisti veri hanno avuto il piacere di suonare con Enzo Savastano: Brunori Sas, Calcutta, Daniele Sepe, Stefano Bollani. Focalizzandoci invece sull’album, la prima cosa che mi ha colpito è la copertina che è quella del libro solitamente utilizzato al catechismo,  ma […]

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Interviste

Intervista all’attore dei video di Liberato, Adam Jendoubi

Cade ‘ngopp”o golf’ ‘na stella/ Chiove ‘ngopp’a Procida/ E tu t’e scurdat’ ‘e me/ Guarda ‘e fuoche abbascio Furcell’/ Chiove ‘ngopp’a Nisida/ E tu t’e scurdat’ ‘e me… Una Napoli malinconica, mistica e un po’ barocca. Rovine, tramonti violacei e amori sfumati come la linea labile che trema all’orizzonte del mare. Un golfo che profuma di stelle e nostalgia, l’acqua  porta a riva salsedine e rimpianto. Scogli, onde, sprazzi di ricordi e memorie. Gli occhi profondi di un ragazzo, che scrutano l’orizzonte con espressività e profondità. Sono gli occhi di Adam Jendoubi, il protagonista di tre dei video di Liberato: Tu T’e Scurdat’ ‘e Me, IntoStreet e Je Te Voglio Bene Assaje. I suoi lineamenti così particolari, lo sguardo lucido e misterioso e l’espressività che ricorda i quadri degli scugnizzi di Vincenzo Gemito, hanno stampato Adam Jendoubi nella memoria degli ascoltatori e spettatori dei video di Liberato: Adam è la rappresentazione della gioventù verace, istintiva e libera, il ragazzo che vive il suo amore sullo sfondo di Marechiaro e Mergellina, che sfreccia per il grande corpo di Partenope col suo motorino, che ama in quel modo puro e senza riserve che crea una stretta allo stomaco anche agli adulti più disincantati, che forse hanno dimenticato le emozioni più violente dei primi amori, quando anche solo un bacio rubato alla ragazza amata o una delusione, bastavano a toglierti il sonno e a farti rigirare tutta la notte tra le coperte, guardando il soffitto con gli occhi sbarrati. Adam Jendoubi è riuscito, col suo corpo e  l’espressività autentica del suo viso, a dare una fisicità tangibile ai video di Liberato, a diventare simbolo inconsapevole dell’istintività e della bellezza giovanile, quella che ti porta a legare l’intimità del vissuto con la scenografia eterna di un teatro a cielo aperto come il grande corpo di Napoli. Abbiamo incontrato Adam Jendoubi, per ascoltare la sua storia. Ci si presenta: alto, sorriso luminoso, gentilezza ed educazione esemplari, simpatia e risate. Abbiamo trascorso un bel pomeriggio in sua compagnia, ascoltando la sua storia nel centro storico di Napoli, tra l’arte e la bellezza della città, e ne è scaturita  una piacevole e interessante chiacchierata. Adam Jendoubi si racconta a Eroica Fenice Ciao Adam! Grazie di essere qui con noi! Innanzitutto, parlaci un po’ di te. Chi sei, cosa fai nella tua vita, quali sono le tue passioni. Sono nato a Forcella, ho quasi 18 anni, li compio tra un mese. Mi è sempre piaciuto recitare, ma ho sempre saputo della difficoltà dell’entrare in questo campo: nonostante ciò, ci ho sempre provato e ho sempre puntato al massimo. Per fortuna il regista Francesco Lettieri mi ha notato e mi ha permesso di fare questi tre video per Liberato. Come ti ha notato Lettieri? Parlaci dell’inizio della tua avventura con i video di Liberato. Direi che è stato per puro caso: Lettieri aveva contattato due miei amici, che sarebbero quei due gemelli che sono presenti anche nell’ultimo video, Intostreet, per vedere se potevano recitare in Tu T’e Scurdat’ ‘e me, soltanto che a […]

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Interviste

L’alternative rock de I Pixel: intervista a Andrea Briselli

Perfettamente Inutile è il primo album de I Pixel, band alternative rock di La Spezia. Uscito il 5 marzo per La Clinica Dischi, ruota attorno a vita, arte ed amore, inseriti in un’energica cornice musicale rock. Abbiamo intervistato il cantante Andrea Briselli. Come nascono I Pixel? I Pixel sono nati sul finire del 2013 da un’idea mia e del chitarrista, Alex Ferri. Tuttora siamo i due componenti che sono rimasti dal nucleo iniziale: siamo in quattro e bassista e batterista sono cambiati durante gli anni. Quindi siamo io, cioè Andrea Briselli, Alex Ferri alla chitarra, Nicola Giannarelli al basso e Marco Curti alla batteria. I Pixel e Andrea Briselli: alternative rock spezzino Cinque anni di carriera, una demo, due EP ed un album all’attivo, qual è stato il percorso intrapreso in questi cinque anni? In ogni album abbiamo cercato innanzitutto di migliorarci come musicisti perché se si ascoltano i dischi uno dietro l’altro quello che si può sentire è un miglioramento musicale. Nella prima demo che è uscita nel 2014 stavamo imparando a mettere le nostre mani sugli strumenti, si può dire così. Già da “Niente e Subito” che è il primo EP del 2015 c’è stato un bel cambiamento a livello musicale, poi con “Mondo Vuoto”, che è il secondo EP del 2016, e “Perfettamente Inutile” che è uscito quest’anno siamo rimasti sulla stessa linea, abbiamo preso quello stile e lo abbiamo evoluto. Passiamo all’ultimo album, Perfettamente Inutile prende il nome dalla riflessione sull’utilità pratica dell’arte. Non è però solo questo il tema principale dell’album, sono importanti anche lo svolgersi della vita e l’amore. Come si concordano questi tre temi nell’album? Arte, amore e vita sono complementari tra di loro. Il titolo, “Perfettamente Inutile”, nasce dal fatto che ogni artista che crea un’opera d’arte, piccola o grande che sia, cerca di farlo al meglio delle proprie possibilità, da qui deriva la parte “Perfettamente” del titolo. “Inutile” invece perché le opere d’arte non hanno un riscontro immediato e concreto, le cose che fanno girare il mondo sono altre come la politica per esempio. Per quanto riguarda amore e vita si rischia un po’ di cadere nel banale, sono i temi più trattati nella musica però nei miei testi in generale cerco di trattare di queste cose in modo volutamente esagerato, di non esprimere concetti banali. Nell’album c’è un messaggio che invita a tentare di migliorare la propria situazione però pervaso da una fatalità, come in Nuovo amore via wi-fi e I sogni degli altri: c’è o no una possibilità di miglioramento? La possibilità di miglioramento c’è sempre secondo me. Se si fa una lettura veloce dei testi si potrebbe dire che sono dei testi pessimistici, però viene espressa una linea di ottimismo che va letta tra le righe, sono dell’idea che c’è sempre una possibilità per migliorarsi. Spesso noi ascoltiamo canzoni tristi: Joy Division, gli Interpol, è tutta musica piuttosto melanconica, però è una tristezza che carica, non una tristezza che butta giù. Anche nei testi in cui sono un […]

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Elogio del vuoto: intervista a Sergio Bertolino degli Enjoy The Void

Godersi il vuoto, Enjoy The Void. Accarezzare il vuoto e addomesticarlo, senza temerlo. Ogni slancio creativo nasce da un vuoto, da un buco ben piantato sulla bocca dello stomaco e l’arte è da sempre il modo migliore per anestetizzare le fessure dell’animo, conviverci più o meno placidamente e superarle. Lo sa bene Sergio Bertolino degli Enjoy the Void, gruppo alternative rock con base in provincia di Salerno, nel Cilento. Dalla Calabria fino a Manchester, passando per il non luogo che è posizionato nel centro del vuoto di ciascuno di noi, Sergio ci ha raccontato la storia avvincente di questo gruppo, le sue sfaccettature e i suoi riflessi, portandoci ad esplorarli in tutta la loro pienezza: è un viaggio dal respiro universale, che parla un linguaggio comune a chiunque abbia mai provato a sublimare i propri grovigli per mezzo dell’arte. Intervista a Sergio Bertolino degli Enjoy the Void: il vuoto come condizione necessaria per cercare incessantemente l’arte 1) Buongiorno Sergio, grazie per aver accettato il nostro invito. Innanzitutto, chi sono gli Enjoy the Void? Come lo spiegheresti a un tuo amico se foste seduti davanti a un caffè? E perché questo nome? Buongiorno, grazie a voi per l’invito. Enjoy the Void è un gruppo alternative rock con base a Sapri. Comincia come progetto solista: ho scritto ed arrangiato personalmente tutte le canzoni. La BAM! (bottega artistico-musicale) di Sapri mi ha proposto d’inciderle nel loro studio; poi con i musicisti coinvolti nella registrazione dell’album si è creato un gran feeling musicale e un’amicizia da cui è venuta fuori l’idea di formare una band. Il nostro sound attuale combina strutture pop-rock e influenze disparate: elettronica, blues, jazz, psichedelia, hip hop, funky, ecc. Per quanto la nostra proposta musicale sia eclettica, variegata, c’è una coerenza di fondo, sia a livello sonoro che testuale. Scrivo i testi in inglese, perché son cresciuto con la musica anglofona; mi viene naturale farlo. Trattiamo tematiche complesse, molte delle quali hanno a che vedere con la dimensione interiore… Pensieri, paure, emozioni, desideri in cui certi tipi di sensibilità possono facilmente riconoscersi. Il nome Enjoy the Void (Goditi il Vuoto) nasce dal pensiero seguente: credo che una vita senza slanci, desideri sia impossibile, oltre che inutile. Il desiderio scaturisce sempre da una mancanza, da un vuoto appunto. Bisogna apprezzare, godersi il vuoto, conviverci positivamente (benché sempre in un’ottica di superamento) in quanto rappresenta il presupposto creativo senza il quale non ricercheremmo né realizzeremmo alcunché. 2) Hai vissuto a Manchester. La musica inglese ha sfornato il meglio: Beatles, Led Zeppelin, Pink Floyd, The Who, Cream, Genesis, Queen, Bowie, The Clash, The Animals, Jethro Tull, fino ad arrivare agli Smiths, Editors, The Cure, Kasabian. La domanda sulle influenze è un po’ banale, ne sono consapevole, ma credo che mi tocchi proprio chiedertelo. Cosa hai carpito maggiormente da una città come Manchester e com’è stato viverci? In senso musicale Manchester è fantastica. Ha una storia pazzesca, avendo sfornato band come Smiths, Stone Roses, Joy Division, Oasis, Chemical Brothers e tante altre. La musica […]

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“Wonderful”, intervista alla cantautrice italo-americana Greta

Il 26 marzo scorso è stato pubblicato Wonderful, primo EP della cantautrice italo-americana Greta Elizabeth Mariani.   Noi di Eroica Fenice abbiamo intervistato Greta Ciao Greta, la tua passione per la musica nasce quando eri solo una bambina. Immagino che la professione di tuo padre abbia inciso molto. Ha sicuramente influenzato i miei gusti musicali e il modo in cui ho sempre guardato la musica in generale. Nonostante lui cantasse in italiano, non ho mai ascoltato molta musica italiana. Mia mamma è italo-americana, ho sempre fatto avanti e indietro per gli States. Proprio per questo l’inglese è la mia seconda lingua, quella con cui scrivo le mie canzoni. Ricordo però che da piccola a volte ascoltavamo artisti italiani come: Rino Gaetano, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Fabrizio De André. Fin da bambina ho sempre avuto nelle cuffiette artisti come: Joss Stone, Amy Winehouse, Norah Jones, Radiohead, Sigur Ròs. Sono sempre stata legata in qualche modo alla musica da quando suonavo la batteria sulle gambe di mio padre a quando mi portavano nel passeggino ai vari concerti di artisti/amici di mio padre. Viaggi molto sia in Europa che in America, assaporando lingue, tradizioni e culture diverse. Influisce in qualche modo sulla tua musica? Certamente! Amo viaggiare e cerco di trarre sempre qualcosa di speciale da ogni posto che visito, magari un dettaglio o un qualcosa di unico. Cerco di trarre da ogni esperienza una crescita personale e artistica. Come ho detto prima, sono abituata a viaggiare da sempre. Questo influisce moltissimo sulla mia musica, cerco sempre di dare un tocco internazionale alle mie canzoni. Molto spesso scrivo canzoni mentre viaggio, viaggiare mi fa sentire ispirata e poterlo fare così spesso mi fa sentire molto fortunata. Hai dichiarato di voler comunicare qualcosa al mondo con il tuo EP. Cosa c’è di te nelle tue canzoni? Ogni brano che scrivo ha qualcosa di me. Questo EP è nato ed è stato realizzato in pochissimo tempo, infatti le tracce originarie non dovevano essere queste. In un mese ho cambiato tutto, perché le altre tracce non mi convincevano e così ho deciso di ri-iniziare da capo il progetto. I quattro brani raccontano un ‘resoconto’ della mia estate, ma certamente si portano dietro esperienze degli anni passati che mi hanno fatto diventare quella che sono oggi e che quindi sono state formative. Ho cercato di diversificare il più possibile i contenuti nei testi. “Wonderful”, la canzone che fornisce il titolo all’EP, trasmette un messaggio forte, che è quello di non abbattersi mai, non mollare mai, alzarsi sempre a testa alta anche dopo la peggiore delle esperienze. Il testo, nell’inciso, riassume le conseguenze di una rottura e quindi della fine di una storia d’amore, invitando ad andare avanti. È una canzone, quindi, che vuole dare forza, che deve divertire in senso positivo. C’è molto di me nelle mie canzoni, mi baso parecchio su esperienze vissute in prima persona, non necessariamente però i contenuti che scrivo devono essere esperienze personali, a volte sono frutto dell’immaginazione, mi capita frequentemente di immedesimarmi […]

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Interviste

Rumba de Bodas: arriva il nuovo album Super Power

Rumba de Bodas, una band di respiro internazionale I Rumba de Bodas sono una band bolognese attiva da ben 8 anni. Dopo il primo lavoro discografico nel 2012, Just Married, che vantava la presenza dell’attrice Matilda De Angelis e dopo il secondo album uscito nel 2014, Karnaval Fou, pubblicano il terzo disco, intitolato Super Power. Portano nella loro musica una forte mescolanza di generi, dal latin allo ska, il tutto rivestito da una componente swing in grado di renderli perfettamente riconoscibili nel panorama musicale italiano e internazionale. Rumba de Bodas, l’intervista Il vostro secondo album è stato pubblicato nel 2014, a marzo 2018 è uscito Super Power. Che cosa è cambiato in quattro anni? Chi sono oggi i Rumba de Bodas? Sono cambiati alcuni componenti del gruppo: questo disco ha una cantante diversa Rachel “Golden” Doe e anche il batterista è cambiato. L’introduzione di nuovi elementi ha portato a nuove aperture musicali tra cui il funky e l’elettronica, quest’ultima già presente negli altri dischi, ma stavolta i sintetizzatori sono più spalmati su tutto l’album. Credo sia normale avere delle evoluzioni all’interno di un gruppo, l’importante però è che si mantenga la voglia di fare musica e il concetto base del nostro gruppo, ovvero di far ballare e fare festa, suonare in giro, divertirsi. Vivendo anche palchi esteri, quali differenze riscontrate con il panorama musicale italiano? Ci sono sentimenti contrastanti: in Italia si creano situazioni meravigliose, siamo sempre stati accolti bene dal pubblico; all’estero però la cultura musicale è molto elevata, ci sono grandi festival per la musica emergente e sono più partecipati a livello di pubblico. Inoltre si ha la possibilità di incontrare molti artisti diversi. In Italia manca l’incentivo degli eventi: in Inghilterra, che è il luogo dove abbiamo suonato in più festival, si ha la possibilità di poter suonare, insieme ad altri musicisti, davanti a una platea di 20.000 persone, valorizzando così la nuova musica che sta nascendo. L’esperienza di suonare in strada caratterizza la vostra carriera musicale. Cosa vi ha insegnato? Suonare in strada ci ha permesso di pagare i dischi e venderli, stare in mezzo alle persone, portare la nostra musica in giro. Per molti anni abbiamo alternato la strada e il palco durante i tour. È stata un’ottima mossa promozionale e una grande palestra per noi musicisti. Non siamo rimasti fermi solo in Italia, dove siamo arrivati fino in Sicilia, ma abbiamo anche girato l’Europa portando la versione street delle nostre canzoni. In Francia e in Inghilterra avevamo una ventina di concerti e nei giorni vuoti suonavamo in strada: siamo stati a Londra, ad Edimburgo, dove da 5 anni torniamo per il Jazz Festival. Adesso abbiamo messo in pausa l’esperienza dello street e ci stiamo dedicando ai concerti. L’album ha quasi tutte le tracce in inglese e ha un grande arrangiamento musicale. Cosa ritenete più importante tra musica e testo. Perché? I testi sono nati in inglese per una nostra questione di ascolti, al momento ci sentiamo più vicini alla musica americana, perciò la fatica di […]

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Interviste

James and The Butcher, rock ed elettronica: intervista

Plastic Fantastic è il disco d’esordio di James and The Butcher, JatB in breve, singolare terzetto rock in cui il pianista “The Butcher” nasconde la sua identità. Composto da The Butcher (pianoforte, sintetizzatore ed elettronica), Giorgio Corna (alle batterie e al pad) e James Dini (voce e chitarre), è all’esordio con la RNC Music. Plastic Fantastic ruota attorno all’introspezione e ad esperienze di vita trasposte in musica, con sonorità che spaziano dall’elettronica abbastanza spinta di Say My Name al rock duro ed aggressivo di 7th Dimension. Nell’album c’è anche spazio per sonorità più calme come in The Invisible Boy, che vi presentiamo qui. James and The Butcher: intervistati da Eroica Fenice Ma ora lasciamo spazio all’intervista con i JatB. Partiamo con una domanda sulla band, come mai la scelta di The Butcher di presentarsi mascherato e non svelare la propria identità? Portiamo tutti una maschera, la sua semplicemente è meno comune! E poi siamo sicuri che abbia una sola identità? Testi introspettivi e temi che spaziano dall’amore all’inconscio, quale si può considerare il filo conduttore? C’è un messaggio nell’album? Il filo conduttore è l’esistenza nelle sue forme interiori, più intime e di relazione con gli altri, quello che crea cioè una società. Il messaggio è da ricercare nel ponte che ogni ascoltatore trova fra questi due insiemi. Ed è un messaggio decisamente personale, esclusivo. Uno stile che mescola rock con elettronica e tonalità del sintetizzatore, da dove deriva questa musica? È difficile, forse impossibile essere originali oggi. Lo si può essere solo nel senso più proprio del termine, cioè risalenti alle origini. Abbiamo tentato di essere il più fedeli possibile agli ingredienti per formare un piatto se non un unico almeno speciale. Nel track by track leggiamo di tracce ispirate al film Taken, ambientate in atmosfere fantascientifiche/fantasy come Queen of the galaxy, messaggi particolari come “ci schieriamo (…) contro gli antibiotici stessi che guariscono persone che non dovrebbero guarire”. Da dove arrivano queste influenze sulle tracce? Da ascolti, letture ed esperienze di tre persone diverse con percorsi molto diversi. Ma la biodiversità è la condizione necessaria di ogni evoluzione. James and The Butcher è un gruppo all’esordio con Plastic Fantastic, progetti per il seguito? Come si è arrivati alla costituzione della band, quali le storie dei suoi membri? Come detto sopra siamo tre musicisti con percorsi diversi e gusti molto diversificati. Stavamo lavorando per conto di terzi e nei ritagli di tempo ci siamo messi a cazzeggiare con suoni, scrittura e idee. Ci siamo accorti che c’era un fil rouge comune anche se non sapevamo bene quale. Ci abbiamo lavorato ed è nato Plastic Fantastic… Per il futuro ci riserviamo di dire qualcosa quando diverrà presente! Nel frattempo stiamo lavorando alla promozione dell’album e annotiamo qualche idea per il secondo album: forse un live di soli strumenti percussivi in ceramica e cori tibetani, oppure un ensemble di sezioni orchestrali e Harley Davidson… le idee non sono ancora chiare! Francesco Di Nucci

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