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La tela di Pascouche: l’intervista al cantautore Pascuzzo

Dopo più di dieci anni da Pascouche e quindici da Rossoantico, Antonio Pascuzzo ha pubblicato un nuovo album in studio, La tela di Pascouche, venerdì 20 marzo 2026 per l’etichetta Vivodimusica (in vinile, CD e digitale). Un ritorno che arriva dopo un periodo di grande pausa, che segna una nuova tappa nel suo percorso artistico nel panorama del cantautorato italiano contemporaneo.

Artista Titolo Album Data di Uscita Etichetta Formati Tracce
Antonio Pascuzzo La tela di Pascouche 20 marzo 2026 Vivodimusica Vinile, CD, Digitale 9


Chi è Antonio Pascuzzo?

Antonio Pascuzzo è un cantautore, avvocato e direttore artistico con una lunga esperienza nel panorama musicale italiano e nella musica d’autore. Dopo gli esordi negli anni ’90, ha diretto artisticamente il The Place di Roma, rendendolo un punto di riferimento internazionale. Ha pubblicato gli album Rossoantico (2010), finalista alla Targa Tenco opera prima, e Pascouche (2015), anch’esso finalista tra i migliori album. Inoltre, si è dedicato alla valorizzazione della musica popolare e folk con il Coro dei Minatori di Santa Fiora e a importanti produzioni musicali. Dal 2009 cura la direzione artistica di numerosi festival in diverse regioni italiane.

La tela di Pascouche: un disco nato in un arco temporale ampio

L’album La tela di Pascouche è composto da nove canzoni; Pascuzzo afferma che è un disco “a rilascio lento”, dato che è stato scritto in un periodo molto lungo, segnato da momenti di difficoltà sia globali che personali. Ogni pezzo della produzione discografica è stato scritto con molta cura, grazie a un processo di maturazione che ne ha arricchito la profondità e la qualità semantica.

Tracklist di La tela di Pascouche

  • Cavalli
  • Il muto e il menestrello
  • Il ponte degli amanti
  • Rosa
  • Capra
  • L’ultima lama
  • Il condominio dei malandati feat. Simona Sciacca
  • La città dei supermercati
  • Il tempo che mi serve feat. Francesco Forni

https://open.spotify.com/intl-it/album/0HMFhpKo2Y3OCfWOc8eIbZ?si=BFccCbbsTxKXzIYKaTWl5Q

La tela di Pascouche: tra impegno e leggerezza

Da una parte è evidente l’attenzione ai temi sociali, dall’altra parte emerge una novità significativa, ovvero il fatto che Pascuzzo si misuri con una forma canzone più scanzonata. Infatti, brani come Cavalli, Il tempo che mi serve e Il muto e Il menestrello rappresentano questo nuovo approccio, configurandosi come veri e propri divertissement, pur mantenendo la consueta ricchezza di riferimenti e omaggi.

Raccontare il presente: storie individuali e collettive

Il disco intreccia sia esperienze personali che un’attenta osservazione sociale. Si passa dal racconto di una patria tradita in Rosa, alla satira amara di Capra, fino alla riflessione sul tradimento e sulla disillusione in L’ultima lama.

Il 30 gennaio è stato pubblicato il brano Capra
Il 30 gennaio è stato pubblicato il brano Capra, che ha anticipato l’uscita dell’album.

Proprio Capra sintetizza con ironia uno dei nuclei tematici del disco, come nei versi:

“ruba poco e vinci la galera
ruba tanto e guarda che carriera”

Una filastrocca che diventa una critica tagliente alle distorsioni del potere e della giustizia. La dimensione intima si intreccia con quella collettiva anche ne Il condominio dei malandati, mentre La città dei supermercati offre uno sguardo critico sulla trasformazione delle città contemporanee.

Atmosfere e narrazione musicale

Il ponte degli amanti restituisce una scena sospesa nel tempo durante il Covid, mentre Cavalli richiama atmosfere oniriche e cinematografiche. A chiudere il disco è il brano Il tempo che mi serve che celebra il valore della musica condivisa.

La tela di Pascouche: il suono come elemento narrativo

Gli arrangiamenti, curati da Alessandro Chimienti, chitarrista e produttore, si trasformano in veri e propri elementi narrativi, in grado di amplificare il senso dei brani e di costruire un’identità sonora coerente per l’intero lavoro.

La tela di pascouche
Antonio Pascuzzo

Intervista ad Antonio Pascuzzo

Dopo più di dieci anni da Pascouche e quindi da Rossoantico, cosa rappresenta oggi per te La tela di Pascouche? È un ritorno, un bilancio o un nuovo inizio?

Un nuovo inizio. Lo considero un’evoluzione e una crescita, nella consapevolezza della scrittura, un album attraverso il quale ho esplorato le mie fragilità e ci ho fatto i conti, risultando ovviamente loro debitore.

In questi anni il mondo della musica è cambiato molto: cosa significa oggi, per te, pubblicare un disco di canzoni d’autore?

Il mondo tutto è cambiato e la piega che ha preso non devo giudicarla io; la musica cambia con noi ma certi aspetti dell’atto creativo e di scrivere musica non cambiano. La canzone d’autore è stata rapinata del suo significato, un po’ come nei parcheggi a Roma, che sono tutti DOTTO’!
Dottore non è un titolo onorifico, prima delle scuole di Bandecchi, si studiava e ci si sacrificava per prendere una laurea.
Così oggi sono tutti cantautori secondo il senso comune, ma mi pare un’accezione eccessivamente “fluida” e francamente generosa; in senso stretto non mi pare un ambito tanto affollato quello di chi usa le canzoni per esprimere impegno o dissenso… c’è una scena indie e indipendente figlia dei Cugini di campagna, dunque parenti alla lontana.

In La tela di Pascouche racconti storie molto intime ma anche ferite collettive. Quando scrivi, parti più spesso da un’esperienza personale o da ciò che osservi nel mondo intorno a te?

La risposta a questa domanda inizia sempre con “Non c’è una regola fissa, ma certamente quello che mi accade intorno è l’elemento che più frequentemente stimola, anzi, quasi impone una reazione e io spesso reagisco scrivendo.

Hai detto che questo album è rimasto a lungo “tra le mura di casa”. Cosa ti ha convinto, alla fine, a pubblicarlo e condividerlo?

Era l’insicurezza e la paura della delusione. Detesto pensare che tutto quello che scrivi, che togli, che tagli, che cambi o che modelli per scrivere una canzone comunque non venga ascoltato.
Mi chiedevo che senso avesse l’ennesimo messaggio nella bottiglia, nel 2026, quando in mare galleggiano miliardi di bottiglie?
Mi confortava l’idea che l’album venisse ascoltato tra le mura di casa da me e Laura (mia moglie) che comunque lo apprezzavamo come una musica esclusiva, che potevamo non solo ascoltare e giudicare, ma anche modificare e migliorare! Ma alla fine ho ceduto alle insistenze di chi ci ha lavorato; mi chiamavano tutti i giorni per dire “quando chiudiamo, quando usciamo?” E così sono partito con Alessandro Chimienti e Simona alla volta di Scordia e abbiamo mixato le tantissime cose che avevamo registrato negli anni precedenti e l’abbiamo chiuso.
L’album mi piace, mi rispecchia e mi descrive. Il lavoro con Kim (Alessandro Chimienti, chitarrista e produttore) e Simona Sciacca (cantante e musicista straordinaria) è stato come quello di enologi e vignaioli, che impiegano anni per affinare il loro vino, le uve, le botti.
Forse è l’album della saggezza e, visto il mio esordio in età già matura, speriamo non della senilità! Quelle che un tempo erano invettive oggi sono allegorie edulcorate, oniriche, qualche volta amare ma allo stesso tempo lucide e disincantate.

A 58 anni pubblichi un disco di canzoni d’autore quando molti considerano questo genere superato. È un gesto di resistenza culturale o di semplice fiducia nella forza delle canzoni?

Sì, è certamente un gesto di resistenza culturale; la canzone d’autore non è superata, è insuperabile, richiede studio, riferimenti, coerenza e conoscenza, è più facile e più affollata la nuova scena musicale che mi pare solo diversamente neomelodica.

Una maturità artistica consapevole

Con La tela di Pascouche, Antonio Pascuzzo crea un lavoro che dimostra molta maturità artistica. Il disco si apre a nuove forme e nuove tonalità narrative, invitando ad un ascolto lento per comprendere appieno le varie tematiche.

Immagini fornite da Ufficio Stampa


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