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Eroica Fenice

mezzanotte di Ghemon

Mezzanotte è il nuovo album di Ghemon

Mezzanotte è il nuovo album di Ghemon, il rapper e cantautore italiano originario di Avellino.

Apparso sulla scena musicale nel 2007 con l’album “La rivincita dei buoni”, dopo dieci anni e una quinta opera prodotta, torna con uno stile del tutto nuovo.

Negli anni, varie le collaborazioni: nel 2012 con “Come non detto”, colonna sonora dell’omonimo film in un featuring con Syria. Nello stesso anno il pezzo di Fabri Fibra “Teoria e pratica RMX” porta la sua firma e in collaborazione con Bassi Maestro e Marco Polo (beatmaker newyrorkese) lavora alla traccia “Per la mia gente – for my people”.

Mezzanotte di Ghemon, un artista in perenne trasformazione

Sia nello stile musicale che nell’aspetto fisico, Ghemon si è sempre sottoposto in ogni sua lavorazione a una metamorfosi.

In “Qualcosa è cambiato – qualcosa cambierà” (2012) sfocia un rap stile anni ‘90, la cosiddetta “vecchia scuola”. Con quasi tutti i pezzi scritti da lui, nella citazione della traccia “Fantasmi pt. 2” “siamo testimoni del tempo che cambia e che si trasforma” emerge il tema principale della sua creazione e cioè il cambiamento (come sottolineato anche dal titolo dell’album).

In “Orchidee” (2014) si assiste alla rinascita, accompagnata però da un senso di tormento. I tempi che cambiano come racconta nel pezzo “Quando imparerò” o il desiderio di imporsi nel mondo e il desiderio di ricerca di sé stessi (“non è da dove vieni ma dove vuoi andare” – nessuno vale quanto te) fino alla consapevolezza del proprio essere: “stare male non m’importa più, sono in controllo di me stesso ora”.

Mezzanotte è un altro discorso: si cambia di nuovo registro

La scrittura dei pezzi appare molto più matura e consapevole.

Torna il tema del cambiamento con “Un temporale”, primo singolo estratto. Ghemon qui appare scarno, spogliato di tutto e perso nel suo cambiamento. La musica è più intima, specchio dell’operazione che cerca di compiere: mettersi in discussione, ancora una volta e come sempre.

L’album è composto da quattordici tracce: l’album scorre bene, leggero. L’incrociarsi di sonorità soul e funky che incorniciano le parole intime di una voce matura e coscienziosa. Mezzanotte è un processo conoscitivo, un’attenta ricerca del proprio Io, un transito di cui ogni brano è impregnato.

In “Impossibile” vengono ripresi i temi di “Un temporale” sotto una nuova prospettiva: appare più carico, pronto e con un’aggressiva tenacia.

In “Magia nera” si assiste a una presa di coscienza: per superare gli ostacoli bisogna fare affidamento principalmente su sé stessi. In “Cose che non ho saputo dire” il dolore è sintomatico della sua presa di coscienza. Nella settima traccia “Non voglio morire qui” si torna a una dimensione intima e, attraverso la canzone d’amore che qui fa un po’ da metafora, esprime la paura e l’incertezza di compiere un passo falso. Dalla nona traccia alla tredicesima si racconta come affrontare un rapporto amoroso: mentre in “A casa da mia” mostra una forte sicurezza di sé, in “Siero buono” mostra tutto l’opposto per poi confluire in “Dentro le pieghe” dove si narra la fine di una storia d’amore.

Ma è l’ultima traccia “Kintsugi” il pezzo più interessante: Il titolo richiama la propensione per l’Oriente di Ghemon e dal punto di vista musicale, sembra tornare alle origini. Dal punto di vista stilistico, è il pezzo più ricercato e ricco di fonti.

In sintesi, Mezzanotte è un’opera da scoprire pian piano, da sbucciare per trovare le meravigliose sfumature dell’ artista: Ghemon è capace di non essere solo “personaggio” ma di mostrare la sua umanità. Capace di mostrare le proprie forze e le proprie fragilità, crea, album dopo album, il quadro completo di un artista in ascesa.

Intervista a Ghemon

Chi è il Ghemon di “Mezzanotte” e chi era quello degli album precedenti?

Diciamo che la base è rimasta la stessa, ma i tessuti, le ossa e i sentimenti si sono ispessiti con il tempo. Il Ghemon di oggi è uno che ha fatto tantissima esperienza e continua a sperimentare, a uscire dalle sue zone di comfort pur di migliorare come persona e come artista. Quello di prima sognava di farlo e sapeva guardare lontano, ma aveva ancora tanti passi intermedi in termini di sicurezza da fare.

Come si è svolta la ricerca dei temi presenti nelle tue nuove canzoni?

Molto semplicemente ho vissuto! Spesso mi sono chiesto come avrei fatto a raccogliere gli stimoli per scrivere, le suggestioni. Poi mi sono seduto a parlare di quello che mi capitava e che facevo tutti i giorni. La cosa importante è il taglio che si dà al racconto, alla fine.

In alcune tracce si osservano dei riferimenti al mondo orientale, come nell’ultimo brano “Kintsugi”. A cosa sono dovuti?

Mi chiamo “Ghemon” non a caso, quel mondo mi ha affascinato sempre. Nasconde una coerenza e una ricerca solenne dell’armonia dei gesti e del pensiero, che la parte più ordinata di me non può fare altro che ammirare. Poi ho ovviamente un lato più italiano, più confuso, ma aiuta la creatività.

Naomi Mangiapia