Not My Value: con Reality il sogno si spezza (e non resta niente da salvare)

C’è sempre un momento in cui il sogno smette di funzionare. Non si rompe di colpo: si incrina, si deforma, lascia entrare qualcosa di più freddo. È esattamente lì che si inserisce Reality, il nuovo EP dei Not My Value, uscito il 16 gennaio 2026 per Totally Imported.

Dettagli dell’EP Reality Informazioni
Artista Not My Value (duo milanese)
Titolo del disco Reality
Data di pubblicazione 16 gennaio 2026
Etichetta discografica Totally Imported
Capitolo precedente (Dittico) Dream
Edizione fisica Limitata a 30 copie, realizzate a mano da Officina del Disco

Dopo Dream, il duo milanese chiude un progetto pensato come un dittico indivisibile: due lati della stessa ossessione. Ma se il primo capitolo lasciava spazio all’illusione, questo secondo affonda senza esitazioni nel lato più disturbante. Reality è il punto in cui tutto si complica — relazioni, memoria, identità — e dove il futuro smette di essere un orizzonte possibile. “No future, no future”: più che uno slogan, una resa.

Il processo creativo: un disco nato dall’urgenza

Alla base di Reality non c’è un’idea astratta, ma un’urgenza concreta: quella di elaborare ciò che accade mentre accade. I Not My Value raccontano di aver scritto questi brani come una forma di rielaborazione della propria esperienza. «Il carburante è stato il bisogno di processare tante esperienze che stavamo vivendo… abbiamo mescolato libri, film, discussioni, fatti personali e ne abbiamo tirato fuori una rielaborazione della nostra realtà».

È un processo che spiega anche la natura del progetto: Dream e Reality non sono due momenti separati, ma due modalità di percezione della stessa materia. «Mentre scrivevamo sentivamo che stavamo lavorando su due fronti diversi: uno più sognante e uno più concreto e cupo». Da una parte l’elaborazione notturna della quotidianità, dall’altra un risveglio più diretto, quasi brutale.

Anche il lavoro in studio segue questa logica di continuità. I due EP sono stati registrati nello stesso periodo, proprio per mantenere una coerenza sonora e concettuale capace di tenere insieme le due anime del progetto.

Le tematiche dell’EP: tra follia, memoria e impotenza

Il Side B è un territorio emotivo instabile. Si parla di ex manicomi, di legami che si consumano senza rumore, di quella sensazione paralizzante che arriva quando non si riesce ad aiutare chi si ama. Non c’è catarsi, non c’è soluzione: solo una tensione costante tra nostalgia e perdita.

L’EP si apre e si chiude guardando indietro, come se il passato fosse l’unico spazio ancora abitabile. Ma è un rifugio fragile, contaminato da ricordi che non si possono più considerare affidabili. In mezzo resta una crepa che non si richiude.

Anche quando emergono momenti apparentemente più luminosi, la percezione resta ambigua. È il caso di White Sea e di La Mazurka di Periferia, che possono dare l’impressione di offrire un varco, una sospensione, una piccola tregua. Eppure gli stessi Not My Value chiariscono che, sul piano concettuale, si tratta comunque di brani cupi. «Ci siamo chiesti più volte se White Sea abbia un’atmosfera più leggera proprio per compensare la fatica… ci fa piacere che venga vista come un momento di respiro». Una tregua, forse. Ma mai una vera via d’uscita.

La Mazurka di Periferia: da rituale a ossessione

Tra tutte le tracce, ce n’è una che assume un ruolo particolare: La Mazurka di Periferia. Non è un brano originale, eppure è forse quello più identitario. «Abbiamo iniziato ad ascoltarlo per gioco prima dei live… è diventato il nostro rituale». Da gesto spontaneo, quasi scaramantico, il pezzo si è trasformato in un centro simbolico del progetto.

Attorno a questa rilettura si è aperta una rete di connessioni che va ben oltre la musica. L’influenza di pensatori come Mark Fisher, il punk, il grido no future, la cultura underground, gli incontri con musicisti e figure legate a quell’immaginario contribuiscono a fare della traccia un nodo culturale prima ancora che sonoro. La cover smette così di essere semplice reinterpretazione e diventa un punto di convergenza tra memoria personale e immaginario collettivo.

L’uso della lingua: l’alternanza tra inglese e italiano

Anche l’alternanza tra italiano e inglese non è stata pianificata, «Non è stata una scelta a monte… ci siamo lasciati prendere dalle canzoni». Alcuni brani chiedevano l’italiano, altri l’inglese, altri ancora una commistione naturale tra i due.

Perfino il ritornello “no future” nasce senza costruzione, come un riflesso diretto dell’immaginario evocato. «Volevamo citare il movimento punk e ci sembrava giusto farlo in inglese». La lingua, in questo caso, non precede il brano ma lo segue, come una conseguenza emotiva più che una scelta programmatica.

L’edizione limitata: un oggetto fisico che è narrazione

Anche il supporto diventa parte integrante della narrazione. Reality esce in un’edizione limitata di appena 30 copie, realizzate a mano da Officina del Disco. Il numero della copia è nascosto “in fondo al lago”, nell’ultimo strato del disco: un dettaglio che non è soltanto estetico, ma perfettamente coerente con l’idea del progetto, qualcosa che si rivela solo a chi è disposto ad andare più a fondo.

I progetti futuri: una nuova fase per i Not My Value

Se Reality chiude un percorso, non rappresenta però un punto fermo. Il duo è già immerso in una nuova fase creativa, ancora frammentaria, fatta di appunti, intuizioni, testi, melodie e suggestioni raccolte negli ultimi mesi. «Abbiamo vissuto una lunga fase di raccolta… ci siamo appuntati testi, melodie, nuove sonorità».

E soprattutto c’è una consapevolezza che suona come una soglia già attraversata: «Inizia una nuova fase intima e creativa». Non esiste ancora una forma definitiva, ma una direzione sì. Ed è quella di continuare a trasformare il vissuto in materia sonora, mantenendo quella tensione tra intimità, visione e sperimentazione che definisce il percorso dei Not My Value.

Reality non cerca appigli né consolazioni. È un disco che resta addosso, anche dopo l’ascolto. E lascia una sensazione precisa: quella di aver attraversato qualcosa di familiare e disturbante allo stesso tempo, senza essere davvero sicuri di cosa sia rimasto.

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