Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Musica contiene 35 articoli

Musica

Alan Wurzburger, il ritorno del cantautore napoletano

Reduce dal concerto al Museum Shop & Bar di Napoli, Alan Wurzburger presenta il suo ultimo lavoro discografico, Mi fermo a guardare la luna, un album di nove tracce dal sound elegante, prodotto per l’etichetta discografica Marocco Music. Il disco è stato abilmente arrangiato dal maestro Lino Cannavacciuolo, anche autore di tre brani, mentre la produzione fotografica è stata affidata a Gianfranco Ferraro, autore di tutti gli scatti presenti nel booklet. Il titolo del prodotto del cantautore napoletano si ispira alla riflessione sulla frenetica quotidianità che non rende possibile mettere in pausa il proprio mondo e i propri impegni, per poter ammirare lo spettacolo che ci circonda. Da questo incipit si diramano nove brani, che prendono spunto dal vissuto di Alan Wurzburger, che affrontano temi sociali, riguardanti la velocità e la fugacità del tempo;  testi che riflettono un mondo fin troppo tecnologico per poter guardare la luna. È una musica che non cede ai compromessi, ma vuole restare concentrata su uno stile e un ideale ben definito, lontano dal “mainstream” e dalle logiche del mercato. Mi fermo a guardare la Luna di Alan Wurzburger, un complesso lavoro strumentale Il primo brano del disco è Stai tu sule, brano in dialetto napoletano, che presenta un potente graffiato e un giro di basso che crea la giusta ritmicità, mescolandosi perfettamente allo shuffle della batteria. Al primo ascolto, la prima distrazione può essere la vocalità dell’artista, voce fuori dal coro, per la diversa musicalità del cantato, ma è sicuramente una voce che trasuda storia, esperienza, che sente la necessità di raccontare. Ciò si avverte nella seconda traccia dell’album, Figlia mia, brano in lingua italiana, colorato anche da un delicato controcanto femminile. Mi fermo a guardare la luna, terza traccia è l’emblema dell’intero lavoro discografico: al centro del testo, vi è proprio la quotidianità che divora e non rende possibile la stasi della contemplazione. In lingua italiana mista al dialetto è il quarto brano Voglio Giocare, la cui musica è stata scritta da Lino Cannavacciuolo: questo pezzo riprende qualche piccolo stralcio della tradizione napoletana, ponendo in avanti il tema della tecnologia, dello schermo di un cellulare che diventa una prigione per ogni essere umano. Lungo e complesso lavoro strumentiale, quello di Mi fermo a guardare la luna, un album in cui sono presenti una molteplicità di strumenti: dalla batteria di Daniele Chiantese e dalle percussioni di Ivan Lacagnina, alla sezione ritmica di basso e contrabbasso di Sasà Pelosi e Luigi Pelosi.  Numerosi gli strumenti a fiato: dalla tromba di Gianfranco Campagnoli, al trombone di Alessandro Tedesco, passando per il sax di Pericle Odierna. Ad impreziosire il tutto le splendide voci di Fabiana Martone, anch’essa eccellente cantautrice napoletana, e il duo emergente, fisarmonica e chitarra, Fede ‘n’ Marlen.

... continua la lettura
Musica

Shiver Folk: “Settembre” è l’ultimo disco dell’indie folk-band lecchese

“Settembre” è il titolo del nuovo Ep degli Shiver Folk, band nata nel 2013 in provincia di Lecco. Il disco, contenente quattro canzoni, è stato pubblicato a settembre 2017. Si tratta della quarta fatica discografica del gruppo, che ha già alle spalle due EP e un LP. “Settembre  – ha spiegato la band nel presentare il disco – parla di esperienze forti, di momenti vissuti con anima e corpo. Proprio per questo segna un netto stacco rispetto ai lavori precedenti, più ‘fanciulleschi’, sia a livello di musica che di testi. La ricerca per la scrittura è durata circa un anno e ha portato ad un lavoro che ci ha soddisfatto pienamente. ‘Settembre’ è il nostro punto di (ri)partenza verso il futuro”. La poesia e la passionalità dell’ultimo lavoro degli Shiver Folk Settembre è un disco breve, ma ricco, di suoni, parole ed emozioni. A metà strada tra indie–folk, sonorità rock e canzone d’autore, gli Shiver Folk raccontano storie in modo autentico e originale, affrontando tematiche importanti, quali la tossicodipendenza e l’ansia; quest’ultima definita come “uno dei  mali quotidiani del nostro tempo”, d’altronde, come dargli torto… Alzi la mano chi al giorno d’oggi non è ansioso! Tornando a parlare dell’EP nel suo complesso, gli Shiver Folk ci consegnano un disco maturo e omogeneo, nei testi e nelle sonorità. I suoni dolci e melodiosi del pianoforte, del violino e del contrabbasso si amalgamano ai ritmi incalzanti della batteria, del banjo e delle chitarre, sposandosi  perfettamente con i testi, a metà tra il poetico e il viscerale. Questo disco arriva dopo due EP ( “La Rotta“, composto da due brani inediti ed una cover di Johnny Cash; “Folkin’ Christmas“, una raccolta di cinque brani natalizi rivisitati in chiave folk, più un pezzo inedito), un disco lungo (“L’Equilibrista“, un album di undici brani) e diversi live su palchi importanti come Carroponte, Alcatraz e lo Stadio San Siro, dove nel 2017 hanno accompagnato il cantautore Davide Van de Sfroos. Quest’ultimo li aveva scelti già l’anno precedente come band per il suo tour italiano, il Folk Cooperatour. Settembre: track by track Ad aprire il disco è la ballata folk “Medicine per il morale”. Il brano, caratterizzato da un ritmo pressante, rappresenta una non troppo velata critica del mondo della discografia e si rivolge, dunque, a chi riduce la musica ad un mero mezzo per arricchirsi, sminuendone il valore artistico. Medicine per il morale racconta, in modo piuttosto diretto, delle delusioni a cui molto spesso vanno incontro i giovani musicisti quando entrano in contatto con il mondo discografico. “Qui c’è gente che ti dice hai vent’anni stai al tuo posto. Che ci si pulisce il culo coi tuoi sogni nel cassetto. Perché hanno comperato anche la tua scrivania, hanno messo le inferriate alle finestre della fantasia.” Così recita una strofa della canzone; un linguaggio vigoroso a sottolineare quanto troppo spesso la fantasia e l’originalità vengano sacrificate, in nome del mercato e del denaro. “Settembre”, brano che dà il titolo al disco, affronta invece in modo autentico un’importante tematica sociale: […]

... continua la lettura
Musica

Reloaded, il sesto disco del cantautore Germano Bonaveri

Lo scorso 26 gennaio è uscito Reloaded, il nuovo album del cantautore bolognese Germano Bonaveri, prodotto da Maurizio Biancani per Fonoprint. Il disco, anticipato a novembre dal singolo Le piccole vite, è stato presentato dal vivo il 15 febbraio al Teatro Fanin di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, e il 21 febbraio al Teatro Leonardo di Milano. Reloaded: i 14 anni di musica di Germano Bonaveri  Reloaded è il sesto album di Bonaveri e contiene 18 brani rivisitati che raccontano i 14 anni di carriera del cantautore. Un progetto che raccoglie tutti i pensieri dell’artista durante la sua quotidianità e rappresenta, come da lui spiegato, “la pausa del cammino, quella in cui reinterpreti le esperienze vissute, le riordini e ti rendi finalmente conto che hanno costituito l’essenza del tuo peregrinare”. Musicalmente parlando la bravura di Bonaveri è inconfutabile. L’artista bolognese, che incarna pienamente lo spirito dei grandi cantautori, ci consegna un album di grande spessore e ci ricorda che è ancora possibile produrre lavori di qualità. Ottimi gli arrangiamenti che restituiscono sonorità eleganti e raffinate, creando atmosfere sognanti e rilassanti. Non sono da meno i testi: profondi e mai banali, caratterizzati da un linguaggio colto e ricercato. La voce di Bonaveri rievoca a tratti Eugenio Finardi, a tratti Ivano Fossati, ma ha dentro anche un po’ di De Andrè e De Gregori. Reloaded  è un album molto intimo e curato nel dettaglio: rappresenta indubbiamente materiale  per pochi. Reloaded, track by track Il disco si apre con Magnifico, una canzone in cui Bonaveri racconta l’assoluta irrilevanza di tutto ciò che riteniamo importante a tal punto da permettergli di impedirci di vivere. Il cantautore descrive “l’inseguimento vano dell’effimero bisogno di sembrare sempre qualcosa di diverso da noi stessi, senza peraltro esserci mai davvero incontrati” Segue Le Piccole Vite, il brano uscito il 24 novembre 2017, scelto come singolo di lancio della sesta fatica del cantautore bolognese. Come raccontato dallo stesso autore, si tratta di una poesia scritta quattro anni fa per Topo, il gatto che lo ha accompagnato per 14 anni. “Ho voluto raccontare – ha spiegato – quello che sono certo mi avrebbe detto quando ho dovuto scegliere di ucciderlo per risparmiargli inutili sofferenze, e volevo condividerlo con il pubblico perché la canzoni qualche volta possono aiutarci a sentirci meno soli di fronte a certi dolori”. Torquemada è la terza traccia dell’album ed è ispirata alla figura di Tomás de Torquemada, un religioso spagnolo, primo Grande Inquisitore dell’Inquisizione spagnola. Bonaveri spiega così il significato di questo brano: “Mi sono chiesto cosa direbbe il Grande Inquisitore oggi, di fronte a un ipotetico creatore, in un ipotetico aldilà vedendo quali strumenti usi il potere oggi per limitare le persone, strumenti diversi nella forma ma non nell’intenzione dai metodi di un tempo. Cambiano i metodi ma, a ben guardare, le facce sono sempre le stesse” Un elegante e passionale tango è invece Scivola via, una canzone che parla d’amore: “quello sensuale, quello vissuto e quello immaginato”. Bonaveri definisce l’amore “la forza immaginifica […]

... continua la lettura
Musica

Giacomo Scudellari: countdown per Lo Stretto Necessario

Metti un cantautore, che non vuole percorrere i soliti luoghi comuni del cantautorato incompreso, ma che vuole celebrare la realtà per quella che è attraverso tonalità maggiori e cuore aperto. Mettici le percussioni in stile africano, un ricordo dell’India, un pizzico degli arrangiamenti alla De Andrè e gli anni ’70 amarcord. Mescola il tutto e scoprirai Giacomo Scudellari, cantautore romagnolo, in uscita con il suo primo album “Lo Stretto Necessario”, anticipato dal singolo di lancio “Il cantico della sambuca”. L’album è stato prodotto da Francesco Gianpaoli (Sacri Cuori, Classica Orchestra Afrobeat) per la sua etichetta Brutture Moderne, registrato in una formazione orchestrale, composta da 8 membri. Le nove tracce che disegnano l’album hanno tutte arrangiamenti molto colorati, che mascherano bene una voce piuttosto monocorde. Questo tipo di vocalità però non è del tutto definibile come difetto, sono tanti ormai gli artisti, sopratutto nella nuova scena cantautorale e indie, a non disporre di una grande estensione vocale; puntando tutto sulla musicalità dei brani e sugli arrangiamenti impeccabili, risultano più che ascoltati e ricercati. Su questa scia si inserisce Scudellari, da premiare per la scelta stilistica di ogni brano, vestito sempre con gli giusti strumenti e pieno di sorprese, ma sopratutto per la semplicità con cui si racconta in ogni testo. Il singolo “Il cantico della sambuca” è accompagnato dal video ufficiale. Circa 4 minuti di illustrazioni animate, realizzate da Davide “Bart” Salvemini, che ritraggono un tronco alle prese con avventure fuori dall’ordinaria routine. Al centro, l’esigenza di rappresentare la consapevolezza ed il cambiamento. Una storia dalla profondità filosofica, vissuta con spirito allegro, proprio come l’intero album. La vicenda raccontata ne Il cantico della sambuca affonda le sue radici in un rituale romagnolo, “una specie di messa alcolica”: nel bicchiere pieno di sambuca, è necessario che ci sia un chicco di caffè, la cosiddetta mosca. Gioia, leggerezza, quotidianità, tradizione musicale, ingredienti indispensabili per Scudellari, che ribalta i soliti stereotipi del cantautore triste e desolato, ridefinendo la concezione cantautoriale. Tra le scelte che attuano questo cambiamento, sicuramente portante è quella di aver chiesto l’aiuto negli arrangiamenti a tanti musicisti, sotterrando così l’idea del cantautore chitarra e voce, poco movimento, nell’attesa di tanta emozione. Giacomo Scudellari si esibirà il 10 aprile, al Teatro Socjale di Piangipane (RA), per presentare il nuovo disco; con lui sul palco ci sarà anche la cantautrice francese Emmanuelle Sidal.

... continua la lettura
Musica

Border Diary, il primo disco di Emenél

Con l’album Border Diary approda nel panorama musicale Emenél, nome d’arte di Moreno Turi, cantante, producer, autore e compositore, salentino di nascita, torinese d’adozione. Emenél è un’artista che di strada ne ha fatta, ed anche parecchia: ha collaborato con con gli Africa Unite e con Raiz degli Almamegretta e aperto concerti ad artisti del calibro di Black Eyed Peas, Anthony B, Subsonica e Caparezza. Dopo aver cavalcato grandi palcoscenici in numerosi festival europei, dallo Sziget all’Eurosonic, dal Boomtown al Glastonbury Festival, ad oggi è al fianco di Roy Paci nel progetto “Valelapena”, è membro della band The Sweet Life Society, ed è in lancio con il suo primo disco Border Diary. Un progetto che il cantante ha definito “elettronica nera”, un concept disc, che raccoglie suoni, atmosfere differente, creando un melting pot musicale. Si tratta di un disco dicotomico: l’artista si divide tra “i ricordi del Sud” e “la casa del nord”, tra l’essere e il pensare, tra la vita vissuta e quella osservata, tra la componente digitale e quella analogica. Border Diary raccoglie questi frammenti così diversi e li ricuce con ago e filo, creando una linea di confine e di riappacificazione. La voce diventa uno strumento essenziale nel lavoro di Emenél, attraverso una minuziosa ricerca si converte in beat, appoggia il suono del basso insieme ad un sistema elettronico che la circonda e la valorizza. Il primo singolo, disponibile su Youtube, è Leaves, un brano in inglese, minimal ed electro, dal beat intenso e dal cantato musicale, a differenza di molte altre tracce del disco, che possono risultare troppo avanguardistiche, a causa dello scollamento tra cantato e base. L’effetto prodotto è un progetto di nicchia, fusion, forse troppo. Il lato positivo è sicuramente l’autentica versatilità dell’album, che spazia tra italiano ed inglese, che propone featuring con Giuletta (Who I Am), Trevor (N.O.I.) e Victor Kwality (Stelle Sporche), che alterna il beat commerciale ad uno stile fuori griglia. L’album di esordio di Emenél, Border Diary, distribuito da Egea Music, è disponibile su tutte le piattaforme digitali. Border Diary (concept disc)  “Border Diary è un diario elaborato al confine tra due mondi. Tra i ricordi di sud e la casa nel nord. Tra l’inutilità delle università e il sudore nei festival musicali. Tra una forma dell’essere, e una del pensare. Tra la vita vissuta e quella osservata. Border Diary è un diario di confine, di rappacificazione, di consapevolezza”.  

... continua la lettura
Concerti

La prima volta di Eminem in Italia: il suo Revival tour approda a Milano

Lo  scorso 29 gennaio il famoso rapper americano Eminem ha annunciato l’arrivo del suo Revival Tour in Italia, il prossimo 7 luglio, mandando in estasi milioni di fan. Si tratta della sua prima data italiana in carriera. A parte la partecipazione come ospite al Festival di Sanremo del 2001 e all’edizione 2004 degli MTV European Music Awards di Roma, infatti, Marshall Mathers non ha mai tenuto un concerto nel nostro paese. Per il suo debutto live in Italia è stata scelta l’AREA EXPO – Experience Milano. Revival: l’ultima fatica del rapper di Detroit                    Dopo 250 milioni di dischi venduti, 15 Grammy Awards e tanti altri premi vinti – tra cui l’Oscar nel  2003 per la migliore canzone ,“Lose Yourself”, colonna sonora di “8 Mile”, film incentrato sulla sua vita e sulla sua carriera – , a 45 anni Eminem è ancora il rapper più conosciuto e apprezzato al mondo. A dimostrazione di ciò anche l’entusiasmo con cui è stata accolta l’uscita della sua ultima fatica discografica, Revival, nono album in carriera per lui, pubblicato il 15 dicembre 2017, a distanza di quattro anni dall’ultimo disco di inediti. Tuttavia l’album non ha raggiunto unanimità di pareri tra pubblico e critica. Revival – prodotto, manco a dirlo, da Dr. Dre e in parte da Rick Rubin – contiene 19 tracce in cui  l’hip pop duro e ribelle, a cui Eminem ci ha abituati, si mescola a generi opposti che vanno dal pop al rock, passando per il gospel. Slim Shady si è infatti avvalso della collaborazione di diversi artisti, tra cui alcuni dei più importanti nomi dell’attuale scena musicale internazionale, inserendo nel disco diversi duetti. Tra gli altri, spiccano i nomi di Beyoncé – con cui duetta nel brano “Walk on Water”, scelto come singolo di lancio del disco e presentato per la prima volta dal vivo ai recenti MTV EMAs – Ed Sheeran, P!nk e Alicia Keys. La scelta di avvicinarsi maggiormente al mondo del pop però convince poco. Dal punto di vista strettamente musicale, infatti, la presenza di vari artisti e l’incontro tra generi diversi,  in questo caso, è forse più un male che un bene. Revival può dirsi tutt’altro che  innovativo. Non presenta infatti grosse novità rispetto ai precedenti lavori, anzi il rapper di Detroit fa addirittura qualche passo indietro: le basi non sono particolarmente ricercate, al contrario suonano banali, datate e a tratti fastidiose, tanto da costringere l’ascoltatore a passare alla traccia successiva dopo pochi secondi di ascolto. L’intero disco risulta spompato come lo stesso Eminem. Anche testi e sample utilizzati sono piuttosto standardizzati: Marshall Mathers affronta diversi temi, tutti però più o meno già familiari – si va dalle problematiche personali (vedi “Castle”e “In your head)  alla feroce critica all’amministrazione Trump, passando per il racconto di un’overdose che poteva costargli  la vita – e sceglie di campionare  pezzi di artisti classici dell’ hip-hop quali EPMD Masta Ace, Schoolly D, Run–DMC, Beastie Boys,  e della scena pop-rock quali Cranberries, Barry White e Joan Jett. Insomma, del rapper irriverente, arrabbiato e sarcastico e, delle basi […]

... continua la lettura
Musica

Unconscious Oracle, ritornano gli Snow in Damascus

Lo scorso 19 gennaio è uscito Unconscious Oracle, il secondo album degli Snow in Damascus, band di Città di Castello a metà tra post–rock, wave, folk ed elettronica (mix ribattezzato come “folktronica”). Il nuovo disco arriva a quattro anni di distanza dal disco d’esordio “Dylar” e, rispetto a quest’ultimo, presenta  un sound più maturo e raffinato. Dieci i brani contenuti in esso, registrati con Michele Pazzaglia, già musicista per Paolo Benvegnù, e Michele Mandrelli, presso gli studi Jam Recordings e CurtainLab di Città di Castello. L’album è stato masterizzato da Giovanni Versari presso La Maestà Mastering di Faenza. Unconscious Oracle: il ritorno degli Snow in Damascus tra folktronica e atmosfere oniriche “Unconscious Oracle” viene presentato dal gruppo perugino come un disco: “sul bisogno e sulla scelta di ritirarsi nella discrezione e, attraverso tale sottrarsi, su quegli attimi di cecità che, consapevoli o meno, tutti esperiamo”. “I suoi dieci brani – proseguono i cinque ragazzi umbri– finiscono per porci di fronte a un rischio decisivo: scoprire che “intercapedine” e “crepa”, tanto nei possibili sconvolgimenti tellurici delle nostre vite quanto nella loro ingannevole placida quotidianità, non possono essere che sinonimi”. I musicisti perugini parlano di “due spazi”,  “a separarli – dicono – per alcuni di noi una piccola intercapedine, per altri una sottile crepa. L’intercapedine rimarrà della sua larghezza, mentre la crepa potrebbe espandersi, con effetto disastroso, o liberatorio. Due spazi. Il primo è la scelta di sottrarsi, l’arte della discrezione: il venir meno pur essendo presenti. Il secondo è invece un’estrema e involontaria forma di quella stessa discrezione: un’improvvisa e fugace cecità, e la ricompensa – o risarcimento – che ne deriva, ovvero un piccolo, laico e intimo potere divinatorio, un’inattesa capacità d’istantanea visione e sussurrato racconto”. “Ed è proprio nell’intercapedine o nella crepa che li separa – spiegano infine – che si colloca “Unconscious Oracle”: è in quel vuoto divisorio che i brani del secondo album degli Snow In Damascus! sono spuntati e fioriti”. I brani che compongono Unconscious Oracle abbracciano diversi ambiti e per questo il lavoro si presta a varie  definizioni quali electrofolk, folktronica, alternativa, shoegaze. Un disco ambizioso con arrangiamenti post-rock impiantati su di uno sfondo elettronico, a tratti ambient. Un album dal sound soave ed omogeneo e dalle atmosfere oniriche che restituiscono eleganza e raffinatezza al lavoro. Inoltre, la scelta della lingua inglese potenzia il respiro internazionale che la seconda fatica discografica del quintetto perugino già assume grazie alla predilezione di sonorità a metà strada tra elettronica, folk, wave e post-rock. Unconscious Oracle si apre con le atmosfere sognanti dell’omonima traccia, ma è il pezzo immediatamente successivo, “Vultures”, ad essere stato scelto come singolo di lancio dell’album. Già da tempo è stato pubblicato anche il video. La sensazione di essere trasportati in una dimensione onirica si ha anche ascoltando le tracce successive alla title track, il sound del disco, come detto, risulta infatti piuttosto compatto. Beat computerizzati, vocals ripetitivi e synth incalzanti prevalgono, spesso a discapito della dinamicità, tuttavia nel complesso possiamo parlare di un disco […]

... continua la lettura
Musica

Plastic Knives, il nuovo album dei Reeducate

Sonorità decise, chitarre distorte, atmosfere labirintiche, voce calda, contrasti netti. Sono questi gli ingredienti del nuovo album dei Reeducate, intitolato Plastic Knives. La band lombarda è lontana dal mainstream: lo si vede dal genere e dalle scelte stilistiche. I Reeducate, infatti, si configurano come una band shoegaze, un sottogenere appartenente all’alternative rock, nato nel Regno Unito a fine anni ’80. A rendere però innovativi i Reeducate non è solo il genere di nicchia, ma anche la mescolanza di influenze musicali: la presenza di tutte le sfumature del punk, l’effettistica della chitarra in pieno stile rock, la batteria decisa che riporta alla mente i gruppi degli anni ’70 in Gran Bretagna e quel tocco elettronico che ricorda gli ideali musicali dei Radiohead. Plastic Knives: i coltelli imperfetti dei Reeducate Siamo di fronte ad un grande iceberg di cui il nome dell’album è solo la punta, ciò che è visibile ai più. Infatti, la traduzione del titolo è “coltelli di plastica”: si tratta di coltelli imperfetti, non in grado di tagliare fino in fondo. Una metafora utilizzata per sottolineare l’incompiutezza, le frasi spezzate, i segreti rivelati a metà, una comunicazione inefficiente, proprio come sono inefficienti i coltelli di plastica, che si spezzano senza aver svolto il proprio lavoro. L’incomunicabilità, che diviene fulcro dell’intero album, la si ritrova in ogni brano, a cominciare dal primo singolo uscito in primavera: Secret Room, la più cantabile delle 8 tracce. L’architettura di Plastic Knives è complessa: un lavoro strutturato per creare straniamento, a partire dall’uso eccessivo dell’effettistica, per concludere con la costruzione dei vari pezzi, talvolta troppo complessa, altre volte piacevolmente cangiante. Ogni dettaglio sonoro non è lasciato al caso, numerosi i rimandi al genere di riferimento, lo shoegaze; il sound ha un ottimo balance tra il comparto ritmico e quello armonico, con numerose influenze di genere, tra cui spicca – senza dubbio – il passato punk. I Reeducate suonano dal 2015, hanno alle spalle diversi lavori e collaborazioni. Composta da Giuliano Buttafuoco, Francesco Bressan, Lorenzo di Gemma, Andrea Palmas e Matteo Reati, la band lombarda ha un sound malinconico quanto basta, aggressivo e deciso. Prodotto da DreaminGorilla Records, Tanato Records, Edison Box Records, È Un Brutto Posto Dove Vivere e Entes Anomicos, disponibile sia in formato digitale, sia in vinile, l’album dei Reeducate è sicuramente una parentesi musicale diversa. La copertina dell’album cattura l’attenzione: su di uno sfondo rosso, sono incastrati un occhio spalancato ed una lingua, forse icona simbolo della difficoltà di comunicazione, celebrata già ampiamente nell’album.

... continua la lettura
Musica

“40”, il primo disco di inediti di Andrea Paone

E’ disponibile dallo scorso 3 novembre 40, il primo disco di inediti del cantautore e scrittore lombardo Andrea Paone, realizzato in collaborazione con Ettore Diliberto che lo ha affiancato negli arrangiamenti e ha diretto la produzione artistica. L’album contiene dodici tracce dalle varie sfumature che invitano a vivere la propria vita con un atteggiamento positivo, senza lasciarsi sopraffare dalle circostanze. Un disco che inneggia all’ottimismo come stile di vita,  un viaggio nei sentimenti attraverso diversi stili musicali. 40 – numero che molto probabilmente indica l’età di Paone, non specificata nella sua biografia – è  l’album della consapevolezza, quella di chi scopre che per trovare Il vero senso della vita bisogna seguire le proprie passioni e non dimenticarsi mai di Sorridere, per citare i titoli di due  brani contenuti in esso.  Andrea Paone: l’ottimismo è il “sale” della vita L’uscita della prima fatica discografica di Paone è stata anticipata dalla pubblicazione del singolo Sale, un brano che incoraggia ad affrontare le paure e a sfidare i propri limiti. Dal 20 ottobre è invece in rotazione radiofonica Me lo ha chiesto io, secondo estratto dall’album del cantautore lombardo. Ad accompagnare l’uscita del brano anche un videoclip, diretto da Daniele Spada, uscito in anteprima su L’Espresso. “Cosa accade quando ti accorgi che ciò che fai non te lo ha chiesto l’IO?  Serve fare spazio. Come? Decidendo di dire SI a se stessi”. E così ci si accorge di chi realmente si è e di cosa davvero si desidera”. Così Paone spiega la nascita del suo secondo singolo. Un invito a fermarsi un attimo per guardarsi dentro, ritrovare il proprio io e riscoprire i propri desideri, allontanandosi da ciò che non ci appartiene, dalle maschere e dai ruoli che l’odierna società spesso ci impone di accettare. Paone racconta in verità la sua storia personale, quella di un adolescente che sogna di fare della sua passione per la musica un mestiere, ma che poi, una volta cresciuto, si scontra con la realtà ed è costretto a riporre per un po’ quel sogno nel cassetto. Giovanissimo trova impiego nel settore industriale per poi rendersi conto dopo anni che qualcosa gli manca, che quella non è la sua vera strada. Riscopre così il suo primo amore e dà vita al suo primo progetto discografico. E’ quanto racconta anche il videoclip che accompagna il brano Me lo ha chiesto Io: Paone si guarda allo specchio e non si riconosce, scorrono immagini di lui che impersonifica diverse professioni, ma alla fine ritrova se stesso solo nella musica. Ad un certo punto della sua vita, come racconta la sua biografia,  il cantautore lombardo ha deciso di lasciare il suo lavoro per andare alla ricerca di se stesso e del suo io. Inizia così una fase di transizione:  si mette a dipingere, prova a coltivare un orto che lo riconnette alle sue radici, scrive un libro denso delle sue verità e, infine, si ritrova di fronte al suo pianoforte e riscopre l’amore per la musica. L’io che si risveglia e finalmente […]

... continua la lettura
Musica

Oltre di Tartaglia Aneuro: il secondo album dopo Per Errore

I Tartaglia Aneuro sono una band formatasi nel 2012 in terra flegrea, composta da Andrea Tartaglia (voce e leader del gruppo), Salvio La Rocca (percussioni), Paolo Cotrone (chitarra), Mattia Cusano (basso) e Federico Palomba (batteria). Come rivelatoci in un’intervista precedente, “Tartaglia” è il cognome del leader mentre “Aneuro” «è il nome del progetto, ma i due non sono separati, diciamo che c’è Tartaglia in aneuro e aneuro in Tartaglia! “Aneuro” in un gioco di parole puteolano (detto con vari accenti strani) può significare varie cose, tipo: “sto da un’ora” (stong A’N’EUR), “fuori la neuro” (for A’NEURO), “senza un euro” (senzA N’EURO) o “nudo” (ANNEùR), che descrive un po’ quello che siamo». Insomma, un gruppo indipendente napoletano che rende i propri pensieri un insieme di musica e parole dal significato immediato ed efficace. Oltre di Tartaglia Aneuro è una collaborazione tra artisti indipendenti L’anteprima live del nuovo cd “Oltre” (uscito l’11 dicembre) è stata presentata il 21 dello stesso mese al Lanificio 25 di Napoli. L’album è stato prodotto da iCompany con il sostegno del progetto “S’illumina”, il bando promosso da SIAE e Mibact per la nuove offerte musicali. Questo lavoro è il frutto di una proficua collaborazione con artisti come Daniele Sepe, O’ Zulù dei 99 Posse e Ciccio Merolla. 11 brani, raccolti in un disco dal titolo emblematico: “Oltre” vuole infatti spingere l’ascoltatore a non soffermarsi alla superficie ma scavare più profondamente per raggiungere la verità. È quindi un appello, volto a diffidare dei media, dei “vampiri” che ci sono attorno e ci succhiano continuamente il sangue, ad affrontare la monotonia che si instaura nel quotidiano, la paura del futuro e l’insicurezza che spinge a battere solo percorsi già conosciuti. Il mezzo con cui i Tartaglia Aneuro comunicano è inusuale, una mescolanza di genere tra il rock, il soul, il jazz e l’indie, con sonorità etniche, ritmi incalzanti, ironia e parole affilate. Oltre è un inno a riconoscere le proprie potenzialità, anche se non ci si crede o non le si riescono a vedere; O’Lion è la descrizione inizialmente di un mondo paragonabile a una giungla, in cui si muove una figura forte e fiera come il leone che segue il proprio istinto e non fa mai nulla senza la giusta motivazione, arrivando alla metafora dell’uomo moderno ormai stanco, depresso e indolente; Leggi armate (feat. Ozulù) è una visione attuale, un ritratto della società violenta e corrotta guidata da leader inadeguati per cui bisogna aprire gli occhi; con Zucasang (feat. Daniele Sepe) il gruppo vuole mettere in guardia da quel tipo di persone sempre in grado, con malizia e cattiveria, di prendere tutto il sangue del proprio corpo, ma soprattutto dalla possibilità di diventarlo a propria volta; Fratm si sofferma nuovamente sulla difficoltà della vita che – nonostante tutto – deve essere affrontata, basandosi sui propri sensi e la propria forza; quasi interamente strumentale è Crateri, il cui testo appare come una poesia musicata che incoraggia nuovamente a spingere e a superare la superficialità, leitmotiv dell’intero album; La Fenice, come […]

... continua la lettura