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Eroica Fenice

La categoria Musica contiene 43 articoli

Musica

“Simply”, l’album d’esordio del giovanissimo Horus Black

Il nome fa pensare ad una rock-metal band, ma in realtà Horus Black è un giovanissimo, nonché italianissimo cantautore. Riccardo Sechi, questo il suo vero nome, è nato infatti a Genova nel 1999. Lo scorso 11 maggio è uscito il suo primo album dal titolo “Simply”, su etichetta Sonic Factory. Horus Black: gli anni ’50-’70 incontrano il pop contemporaneo         Se dovessimo utilizzare una sola parola per descrivere l’album di debutto di Horus Black, quella sarebbe “contaminazione”, sì, perché in “Simply” convivono atmosfere vintage che rimandano al rock’n’roll anni ’50 e a quello psichedelico anni’ 70 e alle atmosfere del pop contemporaneo. Sono evidenti infatti le influenze di diversi artisti che hanno fatto la storia della musica dalla seconda metà degli anni ’50 fino alla prima metà dei ’70: Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Tom Jones, i Rolling Stones, I Turtles, i Memphis Hornes, i Doors, i Led Zeppelin, i Queen. All’interno dell’album coabitano dunque diversi stili: rock’n’roll/rockabilly, funk, rock psichedelico, pop, ballate. Non mancano però anche influenze classiche. Questo è dovuto, ha spiegato Horus Black, al fatto “di essere figlio di due violinisti classici e nipote di un trombettista classico”. Classica è anche l’impostazione nel canto. Il modo di cantare di Riccardo Sechi ci riporta infatti indietro nel tempo e ricorda, in modo particolare, quello di Elvis. «Non sono un amante di sintetizzatori o suoni finti in quantità imbarazzanti – ha dichiarato il giovane cantante –  anche se nel caso siano usati in maniera giusta possono sicuramente aggiungere molto”. Simply è in definitiva un disco dal sapore antico ma che strizza l’occhio anche al “digitale” e, dunque, a sonorità più moderne. Il “vecchio” si mescola perfettamente al nuovo e il risultato è un’esplosione di classe e gusto. Simply: 10 entusiasmanti tracce                      Sono 10 in totale i brani che compongono la prima fatica discografica del giovane Riccardo Sechi. In apertura la traccia che dà il titolo all’album, “Simply”, un pezzo che racconta la fine di un’avventura d’amore. Il protagonista, rimasto solo, ancora innamorato, promette che resterà per sempre ad aspettare la lei che gli ha spezzato il cuore. A seguire “We are alone tonight”, un pezzo di stampo rock, dai suoni decisi e dall’energia dirompente. La terza traccia, “Lonely melody”, è una ballata dalla melodia struggente e malinconica, una “melodia solitaria” per parafrasare il titolo. Il brano racconta dell’impossibilità di raggiungere l’amore di una ragazza, perché quest’ultima è innamorata di un altro che però le procura solo dispiaceri. Il protagonista resta così nella sua solitudine e tutto ciò che può fare è cantare, gridando la sua disperazione. Si ritorna a ballare con “I know that you want”, un pezzo funky e dinamico grazie all’azione combinata di sezione ritmica, fiati, archi e coro. Si balla ancora con “Sophie”, un brano, tra i più travolgenti dell’album, che ci riporta alla fine degli anni ’50; lo stile è infatti quello tipico delle canzoni rock’n’roll/rockabilly dell’epoca. “Sophie – spiega il cantante genovese – è stata scritta in un periodo in cui un mio amico faceva […]

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Interviste

Stefano Di Nucci racconta la sua Opera Postuma: “Elogio di una rinascita”

Dal 25 maggio è disponibile in tutti gli store e piattaforme streaming Opera Postuma (Giungla Dischi/Believe Digital), l’album che segna il debutto discografico del cantautore molisano Stefano Di Nucci. Il disco, contenente 10 tracce, è stato anticipato dal singolo “La Donna Eburnea”, in rotazione radiofonica dal 22 maggio. Le dicotomie di Stefano Di Nucci        Il cantautore molisano ama definire Opera Postuma un disco dicotomico, in quanto nell’album tutto è il contrario di tutto: l’inizio e la fine, il riso e il pianto, il bianco e il nero, la vita e la morte. Si tratta infatti di un album ricco di sfaccettature, di entità contrastanti che riescono a convivere tra loro, anche se con qualche difficoltà. Opera Postuma è un disco malinconico ma solare, aspro ma delicato. Musicoterapista di professione, cantautore per passione dal settembre 2013 – quando esordisce al concorso “Paint Your Voice” organizzato dalla Provincia di Campobasso – Di Nucci mostra ottime doti di musicista e autore e ci consegna un’opera interessante e originale, caratterizzata da sonorità e testi particolarmente ricercati che lasciano intuire il grande lavoro che c’è dietro questo disco di debutto, per il quale si è avvalso della collaborazione di Alberto Romano, Daniele Marinelli, Giorgio Lombardi e Marco Libertucci. Le musiche, che costituiscono la parte migliore dell’album, sono ben studiate e arrangiate. I testi, esilaranti e inconsueti, non sono mai banali. Di Nucci canta di amori finiti, di sentimenti, di musica, esprimendo ciò che ha da dire apertamente o tra le righe, con ironia, ma anche con un pizzico di cattiveria, con dolcezza ma al contempo con amarezza. Stefano Di Nucci parla della sua Opera Postuma: “il brutto che diventa bello”    Dopo aver preso parte all’iniziativa nazionale “Luigi Tenco, in qualche parte del mondo” nel 2016, l’anno successivo Stefano Di Nucci si aggiudica il primo posto della sezione “Nuove Proposte” al Premio nazionale Lunezia. A seguito della vittoria del Lunezia, il cantautore molisano avrà l’onore di aprire alcune tappe del tour estivo di Fabrizio Moro. Di questo e altro abbiamo parlato nell’intervista che segue. Come mai la scelta di dare al tuo primo disco il titolo di “Opera postuma”? Cosa puoi raccontarci di questo album? “Ci sono due motivazioni per questa scelta: la prima è che io lo trovo un titolo molto bello perché è molto brutto! È da quando sono piccolo che mi sento attratto dal concetto di “brutto”, sempre prendendo con le pinze il termine. Ad esempio adoro Bukowski, Carmelo Bene o la comicità di Massimo Ceccherini, perché credo siano capaci di mostrarti la miseria della persona facendolo bene. In questo modo il brutto diventa bello e lo trovo miracoloso. La seconda motivazione è che il titolo, seppure rimandi a un concetto di morte, è un elogio a una rinascita: se qualcuno è morto, quel qualcuno è il bimbo che è in me, quello che si porta con sé tanti errori fatti in passato che spero di non commettere più! Mi vedo cresciuto, rigenerato, quindi paradossalmente “Opera Postuma” è un messaggio positivo, felice. Generalmente il disco […]

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Musica

FIRST di Matthew S: il producer e dj veneto torna con INRI

Già intervistato da Eroica Fenice, promessa della musica elettronica e Best New Generation 2015 agli MTV Digital Days è il producer e dj veneto Matthew S (alias di Matteo Scapin), che torna pubblicando il suo primo LP. FIRST di Matthew S è in uscita dal 15 giugno per INRI. Il debut album contiene ben sei tracce oltre a due remix di DiscoBall, firmati da Amparø e lovewithme. FIRST di Matthew S, il debut album Nato dalla mente di Matthew, il disco ha richiesto la costruzione di rapporti di collaborazione ben ponderati per assecondare le perfette linee vocali dei brani. Touch, infatti, lanciato prima dell’uscita dell’intero album, è accarezzato dalla voce di Leiner Riflessi (ex Dear Jack), dando un tono più house e commerciale al pezzo. Il video è a cura di Daniele Sciolla e ne asseconda il ritmo con colori sgargianti, luminosi e sequenze di immagini rapide e fortemente emblematiche. Don’t Bring Me Down si sposa invece perfettamente con la voce di IVYE avvicinandosi maggiormente alla dance. Island non potrebbe trovare migliore madrina di Tullia Mantella, cantautrice vicentina, che ha prestato la propria voce per una traccia molto più avvolgente e perturbante. All’interno è presente la già conosciuta e apprezzata Inside come bonus track, EP lanciata nel 2016. D’altronde la musica elettronica è per Matthew S il modo di accostare più stili e più esperienze, dando vita a un prodotto decisamente originale. Persino la cover è un lavoro grafico capace di tradurre in immagini i diversi universi musicali all’interno di FIRST. Raindrops e Humor non fanno eccezione richiamando i ritmi con cui ci si è abituati ad associare Matthew S: coinvolgenti e dalle sonorità incalzanti sanno ben differenziarsi e costituire un lavoro originale nella loro individualità. La prima sembra caratterizzata proprio da gocce di pioggia, incessanti, che si riversano sul suolo creando una musicalità che ipnotizza; la seconda, invece, offre ritmi più umorali e cangevoli. Matthew S ha saputo sfruttare il proprio talento, mettendolo a disposizione di un nuovo e valido progetto da lui creato e prodotto. TRACKLIST:     Touch – ft. Leiner     Disco Ball     Raindrops     Humor     Don’t Bring Me Down – ft.IVYE     Island – ft.Tullia     Disco Ball (Amparø Remix)     Disco Ball (lovewithme Remix)     Inside (bonus track)

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Musica

Andrea Sannino presenta Andrè, un nuovo album dalla forte identità partenopea

Andrea Sannino ritorna con  il nuovo album André, scopriamolo insieme Continua l’energico e coinvolgente percorso artistico di Andrea Sannino, il giovane cantautore partenopeo che, dopo i precedenti successi, lancia il nuovo album André. Prodotto e distribuito dalla Zeus Record, con la produzione artistica di Mauro Spenillo e Pippo Seno, Sannino ha presentato il suo nuovo orgoglio il primo giugno 2018 a Napoli, presso lo spazio eventi della Feltrinelli in Piazza dei Martiri. Ad anticipare l’uscita del disco è Lassame cu’ tte, una ballata romantica già oggetto di oltre 100 mila views in meno di 24 ore a partire dal 18 maggio 2018, insieme al videoclip targato Francesco e Sergio Morra. André. Figlio del percorso di crescita umana e artistica di  Sannino “Mr Abbracciame”- il cantante campano è soprannominato così in seguito al forte successo di Abbracciame – è diventato ormai un’icona nel panorama del repertorio dei brani melodici napoletani e italiani. È un giovane di talento con un immenso e contagioso desiderio di emergere e parlare al cuore della gente attraverso la musica. Artista poliedrico, nonostante la giovane età, esordisce nel 2010 scrivendo e componendo Senza Accordi insieme al musicista Emanuele Nerino. Giunge poi nel medesimo anno il suo successo con il musical C’era una volta… Scugnizzi, dove vestei panni del coraggioso prete Don Saverio. Da qui comincia a farsi strada con il suo talento, non solo come cantante, ma anche come attore e ballerino. Un vero showman, con il palcoscenico al suo servizio ed un pubblico che ne acclama il carisma e l’energia. Dal 2014 al 2015 è ancora tra i protagonisti di un musical scritto e diretto da Alessandro Siani, Stelle a metà, al fianco di Sal da Vinci. Nel 2015 pubblica Abbracciame, brano da milioni di visualizzazioni e ormai stabilmente ai vertici delle classifiche di Spotify dedicate alla musica napoletana. Abbracciame anticipa il suo primo album uscito il primo Dicembre 2015, Uanema, composto da 15 brani inediti che scaldano i cuori del pubblico ormai innamorato della sua schietta simpatia e del suo carismatico talento. André: il nuovo album che urla identità partenopea A tre anni di distanza dall’esordio discografico, Andrea Sannino torna con André, un lavoro ancor più personale dei precedenti, proprio a partire dal titolo! L’album raccoglie 14 brani che ripercorrono il suo personale stile, frutto di un lungo lavoro di ricerca, scrittura e produzione. Un lavoro importante, perché rappresenta una crescita umana e artistica. Tutto parte già dal titolo André, in risposta a chi voleva cambiargli gli orizzonti già dal primo disco, oggetto di enorme successo forse proprio per la viscerale peculiarità partenopea. Una vera dichiarazione d’identità, e così lui presenta questa scelta consapevole alla rubrica Music&TheCity: «Una sorta di ripicca ironica verso chi.. quando qualcosa parte da Napoli ti fa sempre la classica affermazione: “Però adesso ci vuole un brano in italiano!“; cioè quasi a dire che se lo fai in napoletano è qualcosa di serie B. Allora io per ripicca, non solo i 14 brani sono tutti in napoletano, ma mi sono tradotto anche il nome: da […]

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Musica

redisCOVERed: il nuovo album della cantante Judith Owen

redisCOVERed: il nuovo disco di Judith Owen Il 25 maggio scorso è uscito il nuovo album della cantante gallese Judith Owen pubblicato dalla Label Twanky Records: redisCOVERed. Il titolo scelto calza a pennello perché si tratta di un disco di cover con le quali Judith omaggia agli artisti che ha sempre amato e dai quali ha tratto ispirazione.   redisCOVERed: una raccolta di cover Sono dodici i brani che Judith ha voluto omaggiare con il suo disco, a partire dal primo, completamente diverso dal suo stile: Hotline Bling di Drake. La cantautrice lo presenta in maniera rivisitata, meno “hip pop” ma più intensa, meno veloce ma più nostalgica; l’album continua con il secondo brano, dove la voce carica e allegra della Owen riprende in maniera decisa le note di Shape of You di Ed Sheeran. Black Hole Sun dei Soundgarden è stato scelto da Judith Owen per rendere onore e omaggio a Chris Cornell e ha voluto farlo attraverso una rivisitazione più allegra della canzone perché «è la migliore canzone sulla depressione e sul vivere nell’oscurità che abbia mai sentito. Non era possibile rendere la canzone più oscura, così ho deciso di portare vivacità al suo interno, che è come mi sento sempre quando indosso la mia maschera di determinazione». Segue una bellissima rivisitazione del brano che negli anni 70 ha fatto scatenare centinaia di ragazzi sulle piste da ballo: Hot Stuff di Donna Summer. Di Joni Mitchell, la cantante inserisce due brani: Cherokee Louisee Ladies’ Man, conferendo da un lato profondità, dall’altro spensieratezza. L’album redisCOVERed prosegue con Can’t Stop The Feeling in cui le note determinate e movimentate di Justin Timberlake lasciano spazio a quelle romantiche proposte da Judith. In versione più dolce e con voce carezzevole, Judith rende omaggio ai Deed Purple (Smoke on the water), al celebre Grease (Summer night) e a Wild Cherry (Play That Funky Music). Chiudono l’album un classico della musica: Blackbird dei Beatles e Dream A Little Dream Of Me di Doris Day. Judith Owen con la raccolta redisCOVERed ha voluto rendere omaggio ad artisti che, per un motivo o per un altro, sentiva vicini a sé: «Nel corso degli anni tantissime persone, quando hanno ascoltato brani altrui interpretati da me in maniera insolita, mi hanno chiesto perché non pensassi ad incidere una raccolta di cover. Sia chiaro: non faccio karaoke. Non mi esibisco o canto musica a meno che non significhi qualcosa per me. Con questo disco volevo rendere queste canzoni importanti per me, trovare in loro la mia verità». E noi, attraverso le rivisitazioni a volte totali, altre meno, di Judith, possiamo cercare di trovare la nostra verità.

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Recensioni

Muri di sabbia de I Tremendi: miscela di rock ed hip hop

Il 23 febbraio è uscito Muri di sabbia, primo disco de I Tremendi. Band romana formatasi nel 2016, I Tremendi mescolano rock e hip hop, tenendo fede al loro nome con un suono al fulmicotone ed un buon livello di decibel. Cresciuti nella “giungla urbana” della capitale, si presentano con uno stile da banditi western, sono: Christian “DrFunk” Trabucchi, Simone “Pan-Ic” Trabucchi, Gianluca “Gian” Grasselli, Giovanni “King Joe” Narici e Quetzal Balducci; hanno registrato Muri di sabbia presso il Coffee Studio di Roma (finanziandosi anche tramite crowdfunding su Musicraiser). I Tremendi: rabbia e riscatto Sette brani per mezz’ora circa di chitarre arrabbiate e rime a raffica, testi che parlano di disagio giovanile, mancanza di prospettive e ribellione: questa la sintesi dell’album. Sono presenti anche brani relativamente più lenti, come “Ritmo e poesia” o “Baffone”, per un peso maggiore del testo, che hanno però lo stesso spirito “tremendo” del resto dell’album. Sette le tracce: “Muri di Sabbia”, “Ladro D’Istanti”, “Tremendiland”, “Vivo”, “Ritmo e Poesia”, “Seguimi “, “Baffone”. Muri di sabbia: qualche traccia Menzione particolare per alcuni brani, a partire da “Muri di sabbia”. Omonimo dell’album ne rappresenta una sintesi. Musica rabbiosa dall’inizio alla fine, la vita come lotta per inseguire i propri sogni, ostacolati da nemici e muri di sabbia, che non fermano però chi canta. “Tremendiland”, un ritmo allegro per parlare di vita assorbita da social e rete, perdità di umanità e rabbia verso chi sfrutta (Quando perdi trovi umanità / Più di un partito la scuola o la sanità / Non c’è vecchiaia ci ammazzate voi), che porta ovviamente ad una reazione ed alla voglia di superare le difficoltà. “Ritmo e poesia”, inizio da lento e prosieguo con assoli di chitarra, è un invito invito a vivere la vita, tra guerre di interessi e difficoltà del paese. Sempre un invito a lottare (Fuori le zanne), in questo caso per far risorgere la musica. Trattando di problematiche attuali, “Muri di sabbia” non ha un tono pessimistico, anzi. La rabbia fa da stimolo per la denuncia dei problemi e sprona a reagire, sfruttando i colpi incassati per migliorare (come in “Baffone”, che all’inizio ricorda la colonna sonora di un duello da film western). I Tremendi, in “Seguimi”, invitano se stessi e gli altri a partire, lasciandosi la terraferma alle spalle e ad impegnarsi in qualcosa che faccia sentire vivi (in “Vivo”). Un album energico, d’impatto sulla mente dell’ascoltatore (e sui timpani del vicinato), coinvolto nella storia di rabbia e riscatto dei “banditi” Tremendi.

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Recensioni

TrentaTram Festival – Specchio Rotto di Sharon Amato

In occasione della prima edizione del TrentaTram Festival 2018, il teatro Tram di Napoli ospita spettacoli dedicati alle compagnie teatrali formate da attori e registi con meno di 30 anni. Come undicesimo ed ultimo spettacolo va in scena domenica 27 maggio la rappresentazione Specchio Rotto, a cura della compagnia Instabili – allievi della Scuola del Teatro Stabile di Napoli, scritto e diretto da Sharon Amato. L’esibizione indaga sulla condizione della solitudine in una società del web 2.0 . TrentaTram Festival – Specchio Rotto di Sharon Amato: la trama La trama della rappresentazione non è altro che una lunga metafora sulla condizione di vita circa un soggetto solitario chiamato X – da qui possiamo dedurre la generalità del suo nome. Il protagonista decide volontariamente di vivere in uno stato di reclusione per otto anni a causa di un sistema sociale che sembra non comprendere. La sua decisione viene presa nello stesso momento in cui decide di aprire un blog per esprimere liberamente se stesso e denunciare il sistema. Quello del web è il mezzo più veloce ed immediato per arrivare al maggior numero di persone, perché quindi sforzarsi a stringere rapporti umani? L’obbiettivo di X è dunque “condividere per creare”. All’inizio dell’esibizione, lo spettatore si ritrova faccia a faccia con le emozioni del protagonista, che durante la sua reclusione hanno preso vita. Per X sono i suoi più cari amici: mentalmente può parlare con la compassione che veste i panni di sua zia. La scioperante che si oppone a qualsiasi tentativo di azione. Un soldato che rappresenta l’ansia da controllo, con tanto di cappello e pennacchio. L’autocommiserazione rappresentata da una figura con frusta e una parlantina negativa che la contraddistingue dal resto del gruppo e la sua poetessa che altro non è se non la sua vena artistica. Nella stanza di X dunque dimora solo la sua emotività caotica, che lotta per far uscire l’animo grande che esiste in lui. Oltre alle sue emozioni, il protagonista è circondato anche da centinaia di lettere, inviategli dai fan che seguono il suo blog appassionatamente. Esiste una clausola per comunicare con X: inviargli lettere esclusivamente cartacee. Tra queste spiccano voci come fashion blogger e grandi esponenti dello show bizz che tentano di spronarlo nel suo poter essere più che un semplice recluso. Ma la risposta del protagonista è sempre la stessa: a lui bastano se stesso e i suoi amici immaginari. Una sola lettera lo sprona a smuovere entrambi: quella del suo ex amore. Gli scrive dopo tempo che non lo ha mai dimenticato e qui X comprende che in solitudine non potrà mai ottenere quell’emozione forte e piacevole come l’amore. Al di là della sua reclusione inoltre può acquisire un’altra caratteristica utile quale l’esperienza. Questa compresa grazie ad un garzone che va a fargli visita preoccupato per il suo stato di salute. A contatto con un’uomo proveniente dall’ambiente esterno comprende che ha tanto ancora da vedere e da apprendere. Come differenziare ad esempio la forma dei suoi origami. Si tratta di un hobby costruito durante gli anni rappresentante la staticità della sua […]

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Musica

Giraffe, il nuovo album di Alia, alias Alessandro Curcio

Si intitola Giraffe il nuovo disco del musicista bergamasco Alessandro Curcio, in arte Alia (ex frontman della band “Quarto Capitolo”), uscito lo scorso 25 maggio, per Pippola Music/Contempo Records. L’album, prodotto da Paolo Favati e Marco L. Lega, segna il ritorno discografico di Alia, a quattro anni dal debutto con “Asteroidi” (2014) e dopo la pubblicazione a dicembre 2016 del 45 giri digitale “La lista delle buone intenzioni”. Giraffe contiene dieci tracce inedite ed è stato anticipato lo scorso 11 maggio dal singolo che dà il titolo al lavoro, cantato in coppia con Patrizia Laquidara. Oltre a quest’ultima, il disco ospita diversi artisti: Giuliano Dottori, Cesare Malfatti, Francesca Messina / Femina Ridens, Martina Agnoletti dei Secondo Appartamento e l’attrice Elisabetta Salvatori. Giraffe: il pop retrò di Alia Difficile definire Giraffe in una sola parola e collocarlo in un genere ben preciso. È un disco pop, sì, ma un pop diverso da quello che costantemente arriva alle nostre orecchie; potremmo dire che quello proposto da Alia è un pop dal sapore retrò. Le atmosfere eleganti, poetiche e leggere di questo disco evocano infatti musica italiana d’altri tempi, grazie anche all’utilizzo di suoni prodotti dagli archi e dai fiati, che vanno poi ad incontrarsi con sonorità più moderne, elettroniche, ottenute grazie all’impiego del sintetizzatore. Giraffe può anche essere definito un disco femminile. Gran parte degli artisti che hanno preso parte all’album sono infatti donne: da Patrizia Laquidara, che duetta con Alia nella title-track a Femina Ridens in “Alessandra”; da Martina Agnoletti dei Secondo Appartamento (“Verso Santiago”) a Elisabetta Salvatori, che in “Sei donne” recita una poesia di Hilde Domin. Il punto di forza di Alia sta nel trattare temi importanti con leggerezza e una purezza quasi fanciullesca. La figura delle giraffe è utilizzata da Alessandro Curcio come metafora per guardare gli esseri umani da una prospettiva privilegiata, ossia dall’alto. Un punto di vista che, sia chiaro, non implica ruoli di superiorità, ma permette di osservare le cose con maggior trasparenza e il dovuto distacco. “Chissà cosa sentono lassù le giraffe. Chissà come vedono noi qui sotto, piccoli e sempre in cerca di qualcosa. Sospese fra il cielo e la terra, fra macrocosmo e microcosmo. Verticali come un’antenna, a captare segnali da un Oltre inconoscibile. Leggere nel passo elegante, come chi ha trovato una sua serenità sospesa. Né troppo in alto né troppo in basso. Ma anche capaci di arrivare a terra, a prendere le cose essenziali della vita”. Così l’artista spiega la scelta di intitolare il disco “Giraffe”. Le giraffe di Alia sono però di un colore insolito, rosa, come mostra la retrocopertina dell’album, ad opera della pittrice Sheila Massellucci. Giraffe: track by track Il disco si apre con “L’attraverso”, un brano dall’animo funk che rappresenta un invito a prendere consapevolezza del fatto che l’uomo appartenga alla natura, da cui viene attraversato. “La vita – spiega Alia – ci attraversa e noi siamo parte di un universo, di una Storia, che sarà sempre più forte e più grande di noi”. È la spiritualità, invece, il tema della title-track “Giraffe”; solo attraverso di essa, […]

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Alan Wurzburger, il ritorno del cantautore napoletano

Reduce dal concerto al Museum Shop & Bar di Napoli, Alan Wurzburger presenta il suo ultimo lavoro discografico, Mi fermo a guardare la luna, un album di nove tracce dal sound elegante, prodotto per l’etichetta discografica Marocco Music. Il disco è stato abilmente arrangiato dal maestro Lino Cannavacciuolo, anche autore di tre brani, mentre la produzione fotografica è stata affidata a Gianfranco Ferraro, autore di tutti gli scatti presenti nel booklet. Il titolo del prodotto del cantautore napoletano si ispira alla riflessione sulla frenetica quotidianità che non rende possibile mettere in pausa il proprio mondo e i propri impegni, per poter ammirare lo spettacolo che ci circonda. Da questo incipit si diramano nove brani, che prendono spunto dal vissuto di Alan Wurzburger, che affrontano temi sociali, riguardanti la velocità e la fugacità del tempo;  testi che riflettono un mondo fin troppo tecnologico per poter guardare la luna. È una musica che non cede ai compromessi, ma vuole restare concentrata su uno stile e un ideale ben definito, lontano dal “mainstream” e dalle logiche del mercato. Mi fermo a guardare la Luna di Alan Wurzburger, un complesso lavoro strumentale Il primo brano del disco è Stai tu sule, brano in dialetto napoletano, che presenta un potente graffiato e un giro di basso che crea la giusta ritmicità, mescolandosi perfettamente allo shuffle della batteria. Al primo ascolto, la prima distrazione può essere la vocalità dell’artista, voce fuori dal coro, per la diversa musicalità del cantato, ma è sicuramente una voce che trasuda storia, esperienza, che sente la necessità di raccontare. Ciò si avverte nella seconda traccia dell’album, Figlia mia, brano in lingua italiana, colorato anche da un delicato controcanto femminile. Mi fermo a guardare la luna, terza traccia è l’emblema dell’intero lavoro discografico: al centro del testo, vi è proprio la quotidianità che divora e non rende possibile la stasi della contemplazione. In lingua italiana mista al dialetto è il quarto brano Voglio Giocare, la cui musica è stata scritta da Lino Cannavacciuolo: questo pezzo riprende qualche piccolo stralcio della tradizione napoletana, ponendo in avanti il tema della tecnologia, dello schermo di un cellulare che diventa una prigione per ogni essere umano. Lungo e complesso lavoro strumentiale, quello di Mi fermo a guardare la luna, un album in cui sono presenti una molteplicità di strumenti: dalla batteria di Daniele Chiantese e dalle percussioni di Ivan Lacagnina, alla sezione ritmica di basso e contrabbasso di Sasà Pelosi e Luigi Pelosi.  Numerosi gli strumenti a fiato: dalla tromba di Gianfranco Campagnoli, al trombone di Alessandro Tedesco, passando per il sax di Pericle Odierna. Ad impreziosire il tutto le splendide voci di Fabiana Martone, anch’essa eccellente cantautrice napoletana, e il duo emergente, fisarmonica e chitarra, Fede ‘n’ Marlen.

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Shiver Folk: “Settembre” è l’ultimo disco dell’indie folk-band lecchese

“Settembre” è il titolo del nuovo Ep degli Shiver Folk, band nata nel 2013 in provincia di Lecco. Il disco, contenente quattro canzoni, è stato pubblicato a settembre 2017. Si tratta della quarta fatica discografica del gruppo, che ha già alle spalle due EP e un LP. “Settembre  – ha spiegato la band nel presentare il disco – parla di esperienze forti, di momenti vissuti con anima e corpo. Proprio per questo segna un netto stacco rispetto ai lavori precedenti, più ‘fanciulleschi’, sia a livello di musica che di testi. La ricerca per la scrittura è durata circa un anno e ha portato ad un lavoro che ci ha soddisfatto pienamente. ‘Settembre’ è il nostro punto di (ri)partenza verso il futuro”. La poesia e la passionalità dell’ultimo lavoro degli Shiver Folk Settembre è un disco breve, ma ricco, di suoni, parole ed emozioni. A metà strada tra indie–folk, sonorità rock e canzone d’autore, gli Shiver Folk raccontano storie in modo autentico e originale, affrontando tematiche importanti, quali la tossicodipendenza e l’ansia; quest’ultima definita come “uno dei  mali quotidiani del nostro tempo”, d’altronde, come dargli torto… Alzi la mano chi al giorno d’oggi non è ansioso! Tornando a parlare dell’EP nel suo complesso, gli Shiver Folk ci consegnano un disco maturo e omogeneo, nei testi e nelle sonorità. I suoni dolci e melodiosi del pianoforte, del violino e del contrabbasso si amalgamano ai ritmi incalzanti della batteria, del banjo e delle chitarre, sposandosi  perfettamente con i testi, a metà tra il poetico e il viscerale. Questo disco arriva dopo due EP ( “La Rotta“, composto da due brani inediti ed una cover di Johnny Cash; “Folkin’ Christmas“, una raccolta di cinque brani natalizi rivisitati in chiave folk, più un pezzo inedito), un disco lungo (“L’Equilibrista“, un album di undici brani) e diversi live su palchi importanti come Carroponte, Alcatraz e lo Stadio San Siro, dove nel 2017 hanno accompagnato il cantautore Davide Van de Sfroos. Quest’ultimo li aveva scelti già l’anno precedente come band per il suo tour italiano, il Folk Cooperatour. Settembre: track by track Ad aprire il disco è la ballata folk “Medicine per il morale”. Il brano, caratterizzato da un ritmo pressante, rappresenta una non troppo velata critica del mondo della discografia e si rivolge, dunque, a chi riduce la musica ad un mero mezzo per arricchirsi, sminuendone il valore artistico. Medicine per il morale racconta, in modo piuttosto diretto, delle delusioni a cui molto spesso vanno incontro i giovani musicisti quando entrano in contatto con il mondo discografico. “Qui c’è gente che ti dice hai vent’anni stai al tuo posto. Che ci si pulisce il culo coi tuoi sogni nel cassetto. Perché hanno comperato anche la tua scrivania, hanno messo le inferriate alle finestre della fantasia.” Così recita una strofa della canzone; un linguaggio vigoroso a sottolineare quanto troppo spesso la fantasia e l’originalità vengano sacrificate, in nome del mercato e del denaro. “Settembre”, brano che dà il titolo al disco, affronta invece in modo autentico un’importante tematica sociale: […]

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