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Eroica Fenice

Luca Bash

Il cantautore Luca Bash si racconta “Oltre le quinte”

«Di notte silenziosamente la mia penna va controcorrente». Recita così Controtempo, uno dei quindici brani del nuovo album del cantautore Luca Bash, Oltre le quinte.

Silenziosamente il flusso musicale gli scorreva nelle vene, quando non era in grado di esprimerlo. Lo aveva avvertito già prima, più precisamente all’inizio degli anni ’90, alla scuola di musica dove aveva fatto un patto con il suo violino, per poi spingersi alla poligamia sposando la chitarra che ancora lo accompagna. Per consolidare questo legame si iscrive all’UM, l’Università della Musica di Roma. Da lì la ricerca fluisce spasmodica, verso il suo singolo Dear John  (il primo a essere reso pubblico) e la band BASH.

L’attenzione che il cantautore ripone nei suoi amici nasce da qui. Dalla sensazione di star creando qualcosa insieme, di poter gioire e fallire insieme. Ma i giovani sognatori presto sono adulti: le difficoltà della vita, le necessità lavorative, e tutto ciò che ha il sapore di futuro dividono Luca Bash dal resto della band, ogni componente costretto a viaggiare. Ma il nostro cantautore ricorda quel periodo come una cesura ancora più netta.

Nel 2013 Luca Bash subisce un duro colpo, un incidente che lo costringe a cinque giorni di coma e a molti mesi di debilitazione. La possibilità che la ripresa gli ha dato è ciò che più conta però: potrà riabbracciare presto la sua chitarra, e ricominciare a sognare.

Non che avesse mai smesso! Quello che ha provato sulla sua pelle, l’impatto con la motocicletta, il dolore della perdita, il pensiero di non poter più tornare a suonare. Tutte queste le molle che lo fanno arrivare più in alto, che non tradiscono la limpidità della sua voce, ma la lasciano fluire. E oggi come da allora, continua a votare la sua vita alla musica, e a dedicare la sua musica alla vita.

Oltre le quinte è un progetto discografico multiforme, prodotto in due lingue (inglese e italiano) e dal doppio titolo. Oltre le quinte in italiano, mentre Keys of mine in inglese. L’artista ha spiegato così la sua scelta:

«“Keys of mine” è un gioco di parole: i mie amici in inglese si dice “Friends of mine”, ma loro sono le chiavi di questo disco, dedicato a loro. Da qui il titolo. In italiano invece questo gioco di parole non era possibile, e il titolo sta semplicemente ad indicare che “oltre le quinte” del teatro di tutti i giorni che mi vede attore e spettatore esiste tutto ciò che si può trovare ascoltando questo LP».

Ma multiforme è anche il suo interesse musicale, che sguazza nell’indie spaziando da una base funk del singolo Giorni così, alla ballata rock di Candide bugie, fino alla nostalgica Il tuo domani che lo vede in duetto con una decisa voce femminile. Decisa è anche la sua voce, che anche quando esprime rabbia come in Per non dire no, resta salda nella sua limpidità. Il suo essere cantautore imprime sui testi una densità di parole e significato che rispecchiano efficacemente il suo intento, quello di dipingere la vita a colori accesi, quella stessa vita che non lo ha abbandonato.

«Apprezzerai il canto della luce grazie ai versi dell’oscurità»

Tematica ricorrente quella di un “noi”: «Son giorni in cui urleresti: “son vivo, sono qui, magari abbracciami”» e con simpatia propone di uscire per una birra. Il singolo Giorni così nasce proprio dalla percezione della distanza tra gli individui, la stessa distanza fisica che Luca Bash percepisce tra se stesso e i suoi compagni di band. Ogni musicista infatti ha arrangiato e registrato dalla propria città, seconda il proprio gusto e la propria arte. Una sequenza di suoni sempre nuovi, assoli, montagne russe di riff.

E Luca Bash li ringrazia così: «Per quanto una persona possa partecipare ad un progetto per sperare che succeda qualcosa o per tentarle tutte, loro (i musicisti) sono gli unici che con un semplice gesto quale suonare e amare le mie canzoni, hanno di fatto reso possibile il dare una forma a quello che io semplicemente sono: uno stupido artista che non ce la fa a rassegnarsi a vivere senza fare ciò che lo rende felice».

Il canto è continuo e fitto, il ritmo fresco e ballabile (come accade ad esempio in Cafè Paradiso). Le sue sono parole che cercano l’intimità dell’anima per essere poesia, parafrasando un verso di Nu Shu. Una voce che trapela voglia di libertà, necessità di espressione, e in Swing lover, anche voce dell’esperienza.

«Assaggerai le lacrime, trattenerle è inutile, ma lasciale scolpire i tratti del tuo io»

Tratti che con la sua arte Luca Bash cerca di delineare, perché tutto ciò che vuole è un «ego perso nell’immensità della musica».

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