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Tiberio Ferracane: un disco come Magaria porta con sé il mare

Tiberio Ferracane

È inevitabile pensarci dopo aver letto tratti forti della storia di molte delle sue nuove canzoni. Mancava dalle scene di inediti in studio da un po’ Tiberio Ferracane. Oggi gira questo nuovo disco dal titolo “Magaria”, la magia, il siciliano corre per fotografare il significato primo della vita, dell’amore verso noi stessi e le nostre radici. Come le radici che lascia un vecchio alle nuove generazioni e qui cade a fagiolo il nuovo video: “Sciavuru di Mari”. E poi Philippe Troisi scomparso prematuramente ad ispirare e contaminare molto del suono francese di questo lavoro… e poi grandi capisaldi della nostra storia che per metà tracklist impreziosiscono l’ascolto: e non solo cover e io direi neanche omaggi… sono grandi canzoni che diventano parte del DNA di un artista.

 

Un piccolo consuntivo sulla vita di questo disco fino ad ora? Molti denunciano indifferenza… nei confronti della canzone d’autore come della cultura in generale. Tiberio Ferracane, dicci la tua…

Era da più di dieci anni che non uscivo con un disco di inediti e comunque qualche anno dall’ultimo disco. È stato un lavoro salutato con entusiasmo e io stesso ne sono davvero molto sodisfatto, come sempre qualcosa avrei ritoccato, ma la scelta sia per arrangiamenti che per stesura tutta del disco mi rende orgoglioso del lavoro fatto. Io credo che qualche volta amiamo parlarci addosso, anziché fare. Non abbiamo voglia di ascoltare di leggere i messaggi che arrivano dal presente. Ora ognuno di noi usa il linguaggio preferito per raccontare storie, intimità o altro ancora. Io non credo che non ci sia interesse verso la cultura o la canzone d’autore, ma piuttosto non sappiamo intercettare i nuovi linguaggi, siamo supponenti e facciamo la fine dei dinosauri, di quelli che avremmo dovuto combattere (per citare un film bellissimo “La meglio gioventù”)

 

Questo disco sembra non aver geografia. Come fosse apolide. Forse anche a fronte della tua vita personale… Ma se dovessi costruire casa, in quale luogo lo porteresti?

Apolide. È quello che sono, è quello che la gente a cui appartengo, gli italiani di Tunisi sono. Ho cercato le mie radici, volute e infine in qualche modo trovate, e sono il mediterraneo tutto, dove mi sento a casa ovunque sia e qualunque vento spiri. Tuttavia, la mia casa è la Sicilia, esattamente Marsala, dove spesso mi ritiro e mi fermo a guardare il mare, insomma a perdere il ritmo e volare via.

 

“Magaria” ha seminato la voglia e il bisogno di nuove scritture? Oppure tornerai ad un silenzio di inediti?

No, sono già al lavoro per nuove canzoni e nuovi progetti. Ho ancora molto da raccontare. Mi piace farlo. Ma non dimentico mai che mi piace anche interpretare, ripercorrere le canzoni di grandi colleghi. Non voglio mai perdere il concetto del divertimento che di questo mestiere è la base fondamentale.

 

Il sapore estivo di questo disco è quasi ineluttabile. Certo è che a riascoltarlo ora, sprigiona una coerenza con l’autunno impressionante. Secondo te ha stagioni questo disco?

Io neanche a dirlo adoro l’Estate e in contro tendenza amo agosto, che ha sempre quel profumo di vacanza, di vacanza per molti. Io, figlio di papà operaio in una fabbrica a Torino, non poteva essere diversamente.

Però, questo disco si è ispirato al colore del caldo, del vento e del sale, credo sia quindi un disco per tutte le stagioni. Con i suoi colori che cambiano, con i suoi odori che si intensificano in alcuni mesi, ma con lo sfondo, questo si, del mare con il suo orizzonte infinito. Con le sue genti che animano questo nostro mare, il Mediterraneo.

 

A chiudere quando vedremo  Tiberio Ferracanedal vivo?

Ho cominciato già con alcuni appuntamenti, ma stanno terminando l’organizzazione delle date, che a breve renderemo pubbliche

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