L’artista Roxy in the Box è stata la protagonista della terza tappa del ciclo “Aperitivo con gli artisti” allo Studio Trisorio.
Giovedì 11 giugno 2026, presso la sede espositiva dello Studio Trisorio, nell’elegante via Carlo Poerio a Napoli, l’artista ha dialogato con Sergio Fermariello condividendo con il pubblico esperienze, riflessioni e momenti significativi del proprio percorso creativo.
L’iniziativa, fortemente voluta dalla gallerista Laura Trisorio, si configura come un appuntamento periodico dedicato al confronto tra artisti, professionisti e appassionati d’arte. Un’occasione per alimentare il dialogo culturale e contribuire alla valorizzazione della città, confermando il ruolo della storica galleria partenopea come luogo di incontro, ricerca e produzione culturale.
| Dettagli evento e artista | Informazioni principali |
|---|---|
| Artista protagonista | Roxy in the Box |
| Evento | Aperitivo con gli artisti (terza tappa) |
| Location | Studio Trisorio (Napoli, via Carlo Poerio) |
| Interlocutore | Sergio Fermariello |
| Progetti e opere citate | Vascio Art, Da popolari a popolani, Mission Possible, Save the Icon |
Indice dei contenuti
L’intervista senza filtri all’artista Roxy in the Box
Incisiva, spontanea e ironica, Roxy in the Box ha risposto alle domande dell’artista Sergio Fermariello ripercorrendo quasi trent’anni di carriera attraverso aneddoti, intuizioni e momenti chiave del suo percorso artistico, che trovano oggi una sistematizzazione nel catalogo ragionato Roxy in the Box. Is Art Your Painkiller? (2026, Editori Paparo).
Fin dalle prime battute di Roxy è emerso il rapporto totalizzante e indissolubile che l’artista vive con la propria produzione artistica. «Ho una casa-studio e a volte penso che tutte quelle opere siano anche troppo per me», ha raccontato sorridendo.
Poi l’aneddoto che ha strappato più di una risata al pubblico e che risale ad anni fa, nella camera da letto della sua vecchia abitazione, dove conservava due sue opere, “La Madonna Mmaculata“ e “La Madonna Addulurata”. «Una notte arrivai addirittura a sognare che le due figure si staccavano dalle tele e mi aggredivano». Un episodio surreale che ben sintetizza quanto l’arte sia una presenza costante nella sua quotidianità.
L’artista Roxy in the Box e la sua napoletanità

Alla domanda di Fermariello su quando abbia iniziato a sentirsi realmente artista, la risposta di Roxy in the Box è arrivata senza esitazioni: «Sono circa dieci o quindici anni che mi sento di esistere come artista […] Il mio è un percorso di consapevolezza maturato nel tempo». Se in passato definizioni come “artista napoletana” o “artista pop” le apparivano limitanti, oggi le vive con maggiore serenità.
Nel corso degli anni l’artista si è definita “socialpop”, una formula che sintetizza il suo linguaggio, pur senza voler rinchiudere il suo lavoro in un’etichetta precisa. «Lascio fare agli altri, al pubblico. L’arte è qualcosa che non puoi fermare», ha osservato.
Uno dei temi centrali dell’incontro è stato il rapporto con Napoli, presenza costante nella sua ricerca. «Io sto molto bene in questa città. Napoli è casa», ha spiegato. Nonostante le esperienze vissute lontano, tra Bologna e un periodo trascorso in Inghilterra negli anni Novanta, la scelta finale è stata quella di tornare.
Un ritorno che non è stato privo di ostacoli. «All’inizio ho trovato tante porte chiuse», ha ricordato Roxy, sottolineando però come quelle difficoltà si siano trasformate nel tempo in uno stimolo a proseguire il proprio percorso; soprattutto quando, agli inizi della sua carriera, il lavoro presso un’importante multinazionale delle telecomunicazioni le consentiva di finanziare autonomamente le proprie produzioni.
Il linguaggio ironico dell’artista Roxy in the Box
Napoli, del resto, è anche la matrice della sua ironia. Sollecitata da Fermariello sul tema dell’umorismo che attraversa gran parte della sua produzione, Roxy ha evidenziato quanto il carattere della città abbia influenzato il suo sguardo sul mondo. «Napoli è una città molto ironica, piena di contrasti, fatta di luce e ombre».
Da oltre vent’anni utilizza loghi pubblicitari, simboli e immagini appartenenti all’immaginario collettivo che rielabora ironicamente per creare una connessione immediata con il pubblico. «È sempre stato per me un modo per accorciare la distanza tra l’opera e chi la guarda».
Dietro quell’apparente leggerezza si nasconde però un lavoro rigoroso e complesso. «Non mi piace dire che mi diverte – tiene a precisare Roxy – Io non mi diverto affatto quando creo. Mi diverto dopo, quando guardo le mie opere. Il processo artistico è faticoso: si studia, si progetta, si produce».
Napoli come laboratorio creativo
Tra i progetti più significativi ricordati durante l’incontro figura “Vascio Art”, esperienza di arte urbana avviata nel 2015 nel cuore dei Quartieri Spagnoli. Nato come un esperimento, il progetto si è trasformato in una delle esperienze più fortunate della sua carriera, permettendole di uscire dai circuiti tradizionali dell’arte e confrontarsi direttamente con le persone e con la città.
Nel 2016 risale anche un altro intervento molto amato dal pubblico napoletano, “Da popolari a popolani”. In occasione di un evento di Dolce & Gabbana nel centro storico, l’artista Roxy in the Box realizzò una serie di poster che raffiguravano icone internazionali immerse nella quotidianità partenopea: Naomi Campbell intenta a spazzare un vicolo, Monica Bellucci che esce da un basso con due sacchetti della spazzatura; immagini capaci di unire glamour e vita di quartiere con l’ironia che caratterizza la sua ricerca.
Nello stesso periodo, riceve il Premio San Gennaro e come omaggio al Santo patrono realizza “Mission Possible”, in piazza Riario Sforza. L’opera accostava l’immagine di San Gennaro a quella di Caravaggio, mettendo in dialogo spiritualità e genio creativo. «Non esiste un grande miracolo senza l’opera di un grande essere umano», ha spiegato l’artista, sintetizzando il messaggio di quel lavoro.
Dalle icone pop alla memoria collettiva
Tra i progetti a cui è maggiormente legata, l’artista Roxy in the Box ha citato anche la video-installazione, “The Secret of Love”, realizzata nell’ambito della sezione regionale della 54ª Biennale di Venezia (Padiglione Italia, 2011), e “Maresistere” (2019), una lunga ricerca dedicata alle migrazioni napoletane tra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento. Un progetto sviluppato nell’arco di tre anni e tuttora aperto, segno di un interesse costante verso i temi dell’identità, della memoria e degli spostamenti umani.
Particolarmente intenso è stato anche il racconto di “Save the Icon”, progetto dedicato a Elvis Presley. Per cinque mesi l’artista si è immersa nello studio della vita del cantante americano fino a sentirsi completamente assorbita dalla sua figura. «A un certo punto ho iniziato a pensare come Elvis», ha commentato. Un percorso molto faticoso, impegnativo, per il quale Roxy si fece trasformare fisicamente in Presley da un make-up designer, mentre la sorella realizzò i costumi necessari alla sperimentazione performativa/fotografica.
Una ricerca che si collega direttamente a un altro filone della sua produzione, la “Rinconografia”, nata agli inizi degli anni Duemila dall’osservazione delle trasformazioni introdotte dal web. Già allora Roxy aveva intuito come le grandi icone della cultura pop venissero continuamente reinterpretate, deformate e riscritte dall’opinione pubblica, anticipando dinamiche che negli anni successivi sarebbero esplose attraverso meme e social network.

Tra ricordi, riflessioni e momenti di leggerezza, l’incontro allo Studio Trisorio con l’artista Roxy in the Box si è concluso, come da tradizione per il ciclo “Aperitivo con gli artisti”, con un momento conviviale nell’accogliente giardino della galleria: un light aperitif, offerto per l’occasione da Pintauro – Dolce e Salato Napoletano e dall’azienda vinicola La Fortezza di Enzo Rillo, che ha permesso a tutti i presenti di proseguire il dialogo con gli artisti in un’atmosfera informale e partecipata.
Fonte immagini: in evidenza (Studio Trisorio); altre immagini (Archivio personale).

