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Eroica Fenice

Diodegradabile, Pietro Sparacino al Kestè

Diodegradabile, Pietro Sparacino al Kestè

Ieri sera, al Kestè, il comedian Pietro Sparacino ha inaugurato la nuova stagione partenopea della Stand Up Comedy con il suo sesto monologo dal titolo Diodegradabile. Il potere logora chi ce l’ha.
Il prologo della serata che ci apprestiamo a ripercorrere c’immerge in un cult della scena underground napoletana.
La suggestiva piazzetta di fronte al Palazzo Giusso, sede dell’Università Orientale, è gremita di gente che sorseggia un’atmosfera goliardica intorno agli artistici tavolini di un punto di ritrovo all’insegna della creatività.
Una comicità senza censure, né orpelli non poteva che irrompere al Kestè, un luogo essenziale, diretto, autentico, una vera istituzione del cuore partenopeo, propugnatrice di arte e cultura. Più precisamente, al suo piano sottostante, Abbash, una location dal fascino incontestabile.
La sensazione è quella d’immergersi in una dimensione parallela in cui si fa a pugni con il senso comune.
Nell’attesa di Sparacino, l’entusiasmo è palpabile nell’aria, condito da una carica energetica molto forte elargita dalla musica jazz in sottofondo.
Per lo più giovanile, il pubblico è stato accolto con l’immancabile dedizione e ospitalità genuina dal cordiale e grintoso staff del Kestè.
Vincenzo Comunale è il protagonista dell’apertura dello spettacolo di Pietro Sparacino e, in suo onore, ha inscenato un personale pezzo One liner, fatto di piccole battute staccate, recitate senza un filo logico. (Si ricordi che Pietro Sparacino è stato il primo comico in Italia a sperimentare la tecnica One liner in tv).

Avevano suggerito a Sparacino di entrare sul palco col motorino senza casco, d’iniziare dicendo -Uagliù, sembra il San Paolo!-, di dire –Higuain, si ‘na lota!-, oppure –Io sono il vostro Cavani!-, ma il comico juventino ha esordito con un ben scandito -Juve merda!- e un rapidissimo –Tanto siamo primi in classifica, che ce ne frega!-.

Diodegradabile di Pietro Sparacino. Il potere logora chi ce l’ha

Pietro Sparacino al Kestè spiega di aver avuto problemi di natura pratica riguardo al titolo del suo pezzo, Diodegradabile.

Questo “Dio” in prima linea avrebbe potuto richiamare un pubblico di soli cattolici che, solitamente permalosi, molte volte non leggono l’ironia dei monologhi perché sono abituati a pensare che tutte le storie inventate sono storie vere.
Ma qual è il fil rouge di questo spettacolo?

Il potere.

Acquisire potere è un’ambizione generale e a farcelo notare sono proprio alcune celebrità che dopo averlo raggiunto hanno perso la testa.
Gli uomini non sono infallibili e crollano sotto il peso delle responsabilità, motivo per cui Sparacino si chiede come mai al giorno d’oggi andare dallo psicologo viene ancora visto come un tabù.

Anche se molte volte noi ci sentiamo Dio in terra, possiamo fallire ed è per questo che è più che normale che si chieda aiuto a un medico che si occupa di una parte del corpo così come fanno gli altri medici.

Perché si può dire tranquillamente di essere stati dal proctologo e non dallo psicologo? Da quando in qua il cervello è diventato più imbarazzante del buco del “culo”? Questo il dilemma di Sparacino.

Il comico siculo mostra la disperazione dell’uomo in generale sfidandola con un sorriso, senza risparmiare nessuno.  Perché nessuno è migliore. E il razzismo in ogni sua forma è un tema sul quale ci si è soffermati molto ieri sera.

Si scaglia, non a caso, contro il classico luogo comune che recita “Se il mondo fosse governato dalle donne, sarebbe un posto migliore.”

Il punto è che:

che il mondo sia governato e gestito dagli uomini è abbastanza evidente.

Che il mondo vada abbastanza una “chiavica” è altrettanto evidente.

Ma che questi uomini che sono al comando oggi siano stati educati da donne è altrettanto evidente e poco sottolineato.

Allora ci si chiede perché quando c’è un grande uomo, dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna, e se l’uomo è un “cretino” non si parla mai della donna che c’è dietro?

Il Kestè, a questo punto, si è trovato a fare i conti col passato

Pietro Sparacino, continuando con il suo Diodegradabile, ha menzionato Maria I d’inghilterra, con i suoi oltre trecento crimini.

Maria La Sanguinaria, definita per l’appunto “Bloody Mary”.

Ilse Koch, moglie di Karl-Otto Koch, il gerarca nazista a capo di Buchenwald, il campo di concentramento del quale si occupavano insieme.
Ilse, oltre ad aiutarlo nel campo, nel tempo libero si occupava del suo personalissimo hobby, e cioè scuoiare i detenuti. Con la pelle, poi, ci faceva i paralumi.

Gina Haspel, invece, è stata la prima donna ad essere stata nominata a capo della CIA. È stata accusata, però, di aver presieduto per anni un carcere che si occupava di torture quotidiane, fisiche e psichiche.

Alla luce di questi piccoli esempi Sparacino ci mostra che non c’entra niente l’orientamento religioso, la lingua, la razza, il sesso, ma conta solo che persona sei.

E affermare che una donna è meglio di un uomo solo perché è donna, questo, è maschilismo.

Per Sparacino, il mondo sarebbe un posto migliore se ognuno facesse semplicemente quel che vuole come vuole, nel massimo rispetto degli altri. In questo modo, non esisterebbero nemmeno tante insulse indicazioni sui divieti, pensate esclusivamente per gli stolti.

 Diodegradabile, crollano gli uomini, ma crollano anche gli dei

Sparacino fa notare che vista l’alta percentuale di pedofilia nella categoria dei preti, c’è qualcosa che non va.
Troppo spesso la “chiamata di Dio” odierna risulta essere un errore.
Ma magari oggi le vocazioni le gestiscono una cooperativa di beati in attesa di diventare santi.
E magari sono anni che propongono loro un contratto a tempo indeterminato che non arriva mai.
E magari sono stanchi di essere sfruttati.
E magari ogni tanto si divertono e fanno qualche scherzo a dio e chiamano numeri a caso.
O, magari, è semplicemente il momento di smetterla con questa chiesa fatta di “nominati”, con questi nomi imposti dall’alto e, forse, c’è bisogno di fare un passo indietro.

C’è bisogno di lasciare spazio al nuovo perché anche Dio ha fatto il suo corso.

Al Kestè, ieri sera Sparacino con il suo monologo Diodegradabile ha portato alla luce ridicole contraddizioni della nostra società, scavando in inconfessabili pulsioni umane servendosi di un solo potere, quello della risata.
L’unica arma sfoderata da Sparacino contro i suoi “drammi” e le tragedie di questi anni è il suo microfono, grazie al quale il Kestè si è sconnesso dal male del mondo e ha mandato per un po’lontano il dolore.

Chest’è.