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Eroica Fenice

Discodays: la fiera del disco e della musica a Napoli

È in un pomeriggio di Aprile che si svolge la XVIII edizione del Discodays ovvero la fiera del disco e della musica al Palapartenope di Napoli.

L’ultimo week end del mese (22-23 Aprile) ha condotto appassionati, musicisti, collezionisti e curiosi alle porte del famoso teatro napoletano. Varcata la soglia, ai nostri occhi si apre un mondo. Al lato opposto al nostro il palco, baricentro del teatro e punto di congiunzione tra due file circolari di stand, pronte a distendere sui propri tavoli anni e anni di musica mondiale. Al centro, altri stand e tante persone.

Ciò che colpisce appena varcata la soglia è questo agglomerato di generazioni intente a trovare il vinile tanto desiderato e cercato, pronte a spendere un quarto (o forse più?) del proprio stipendio per stringere tra le proprie mani un LP e non solo. Gli occhi girano intorno, tra i colori delle copertine storiche dei The Wall esposti, primi piani di Pino Daniele, Vasco, Jimi Hendrix etc.

Discodays – un luogo sacro, un tempio che unisce tutti i generi musicali sotto un solo termine: musica

Eventi come questi uniscono non solo culture musicali differenti ma anche le persone. L’occhio scruta e trova un padre e un figlio, sulla decina magari, intenti a cercare un vecchio album dei Genesis. Uomini over 50 dai capelli lunghi e la barba folta, veterani, presumo, di fiere del genere con buste stracolme (e magari con il portafoglio vuoto ormai) e le famiglie, madre e padre accompagnati da prole danzante che sotto al palco vanno al ritmo scandito da giovani prodotti discografici.

Parlando con qualche visitatore, si percepisce quanto ancora sia permeante nello spirito la musica, fetta grande delle nostre giornate che ci accompagna ovunque, in qualsiasi posto e in qualsiasi situazione ci si trovi. In un mondo che va di fretta, ci si adatta e si preferisce l’avanzata tecnologia del brano digitale. Sui nostri smartphone, migliaia di brani, studio e live, pronti per l’ascoltatore tra una pubblicità e un’altra.

Nonostante il vinile sia qualcosa di “antico”, materia di collezione e di nicchia, sta tornando nelle case e non solo, come si potrebbe immaginare, attraverso le mani dei nostalgici o dei cultori ma anche attraverso quelle dei ragazzi accorsi numerosi alla fiera.

Più ci si allontana dal passato, più si cerca di recuperarlo

L’incertezza del futuro e di un mondo troppo veloce fa rimanere saldamente attaccati alle certezze, come in questo caso la musica. All’adattarsi del mettere le cuffie e andare, c’è chi ancora prova a ritagliarsi del tempo per posare il vinile sul giradischi e lasciare che la puntina faccia il proprio lavoro. Sedersi e, con il libretto tra le mani, leggere i testi, vibrare al suono di ogni acuto e innamorarsi di un assolo di chitarra. Tra le piccole gioie possiamo ancora citare questa.

Come è già detto poco fa, la musica è unione, punto d’incontro tra le persone. Una ragazza oggi aveva acquistato non solo per sé, ma anche per suo padre, colui che, a detta sua, l’ha iniziata al cantautorato italiano e al pop inglese. Per lui dei regali da parte di una figlia amorevole che ammette che è grazie a quei dischi neri che è riuscita a trovare uno spunto di conversazione con il suo vecchio.

Il presente ha fatto sì che il suono percepibile alle nostre orecchie sia il più pulito e perfetto possibile ma c’è chi ancora apprezza quello sporco della traccia che si può toccare con mano e sono le stesse persone che sostengono un mercato ormai in perdita ma che forse può sperare di rialzarsi grazie a appuntamenti come questi.

Insomma, tirando le somme il Discodays ci è piaciuto.

Foto: Federica Lamagra

Articolo: Naomi Mangiapia