Lo scorso 20 Marzo è stata presentata alla Fondazione Made in Cloister la mostra collettiva E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità; la mostra, visitabile presso la sede della Fondazione dal 21 marzo al 21 giugno 2026, inaugura il secondo anno del programma biennale Rinascita / Rebirth. La mostra ruota intorno al concetto di persistenza, su cui riflette anche la poetessa Lyn Hejinian, autrice del poema autobiografico My Life, da cui trae ispirazione il titolo della mostra. Per Hejinian la persistenza è un metodo di sopravvivenza e, richiamando proprio questo concetto, la mostra propone immagini ed esperienze sensoriali che si rifanno all’imperativo etico del mutuo soccorso, alla necessità di perpetuare la vita di persone e cose riparando e ricomponendo i pezzi dopo ogni rottura.
| Informazioni pratiche sulla mostra E tuttavia crediamo | |
|---|---|
| Titolo esposizione | E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità |
| Sede | Fondazione Made in Cloister (Napoli) |
| Date di apertura | Dal 21 marzo al 21 giugno 2026 |
| Progetto espositivo | Programma biennale Rinascita / Rebirth (a cura di nonlineare) |
| Artisti principali | Pauline Curnier Jardin, Rossella Biscotti, Aysha E Arar, Gabrielle Goliath |
| Orari di visita | Mer – Sab: 11.00 – 19.00 | Dom: 10.00 – 14.00 |
Indice dei contenuti
Artisti e principali opere in mostra alla Fondazione Made in Cloister
La mostra ospita artisti internazionali che raccontano storie di resistenza individuale e collettiva, scandagliando la precarietà e la complessità dell’amore quale strumento di difesa da contrapporre alle avversità del nostro tempo. In questa analisi, i rituali quotidiani, le esperienze di condivisione e collettività, i gesti di cura e mutuo soccorso, diventano l’unica strada possibile per sopravvivere alle contingenze della vita.
In questa indagine sulle possibili forme di persistenza e sopravvivenza troviamo il progetto dell’Archivo de la Memoria Trans, nato in Argentina dall’iniziativa di attiviste trans e dedicato alla raccolta di fotografie e testimonianze della comunità trans latino-americana sopravvissute agli attacchi della dittatura. Una vera e propria rete di soccorso che sfida i colpi della persecuzione sociale e politica per restituire vita e voce a storie di vite volutamente e colpevolmente marginalizzate.
Le opere di Pauline Curnier Jardin nascono dal dialogo con Feel Good Cooperative, una comunità di sex workers transgender colombiane con base a Roma, e descrivono ritualità e folklore di una comunità che tenta disperatamente di coltivare germogli di speranza, solidarietà e mutuo soccorso. Rossella Biscotti con la sua opera Maiko indaga la storia di sfruttamento e traffici coloniali che coinvolge una prostituta giapponese deportata, restituendole dignità e consistenza.
L’opera dell’artista palestinese Aysha E Arar riecheggia di frammenti di memoria familiare, identità collettiva e mitologia, indagando sul senso di appartenenza di un singolo come di un intero popolo, perduto nelle trame di una vicenda storico che supera i confini tra umano e non umano. Il percorso espositivo si chiude con l’istallazione video di Gabrielle Goliath che raccoglie la testimonianza di un ex conduttore di notiziari nigeriano, costretto ad emigrare a seguito dell’adozione della legislazione omofobica. La sua vicenda privata diventa una forte denuncia della violenza di genere e della persecuzione della comunità LGBTQ+, restituendo voce e spazio alla memoria delle vittime.

L’allestimento degli spazi e il concept dell’architetto Cuofano
La progettazione dell’allestimento e il suo adattamento ad un luogo iconico e inconfondibile come il chiostro cinquecentesco della Chiesa di Santa Caterina a Formiello, sede della Fondazione Made in Cloister, sono parte integrante del progetto della mostra. Curato dall’architetto Mariano Cuofano, l’allestimento della mostra riconfigura l’intero spazio espositivo con l’obiettivo di mettere in comunicazione le opere con la struttura storica che le ospita. Nel concept di Cuofano viene ricostruito in forma simbolica il tradizionale giardino claustrale; l’inserimento di aiuole in cotto rialzate, realizzate in collaborazione con la storica Fornace De Martino, ridisegna completamente lo spazio e i percorsi di fruizione delle opere, richiamando alla mente le immagini dei giardini monastici napoletani.
L’elemento delle aiuole diventa, inoltre, un’ulteriore elemento metaforico e fortemente simbolico, volutamente riempite di argilla grezza e impermeabile, questi spazi sono progettati per impedire qualsiasi coltivazione programmata, consentendo solo alla vegetazione spontanea di emergere eventualmente con il tempo. Il terreno assurge così a simbolo della vita che riesce a farsi spazio e a resistere anche in condizioni ostili, trovando nuove strade per rinascere.
La mostra E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità è prodotta dalla Fondazione Made in Cloister e ideata e sviluppata da nonlineare, iniziativa curatoriale indipendente nell’ambito del programma Rinascita, sarà visibile presso la sede della Fondazione Made in Cloister fino al prossimo 21 Giugno 2026 dal mercoledì al sabato, dalle ore 11.00 alle 19.00, e la domenica dalle ore 10.00 alle 14.00.
Fonte immagine in evidenza: Ufficio Stampa Kleos
Articolo aggiornato il: 23 Marzo 2026

