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Eroica Fenice

Paolo Apolito: Ritmi di festa al Mo.dì

Paolo Apolito, professore di Antropologia all’Università Roma Tre, interviene alla Bam nell’ambito del Mo.dì con il suo ultimo lavoro, “Ritmi di festa“.

“Non voglio che il mio libro rimanga in una libreria: vado a domicilio, a casa dei miei alunni, nelle chiese. Non voglio rimanere chiuso in una torre d’avorio, voglio che le mie parole girino: così mi sono inventato un monologo teatrale”.

Il professor Apolito ci conduce in un viaggio attraverso il ritmo delle canzoni  e delle parole.
Se Inglesi e Tedeschi della Grande Guerra cantano insieme cori natalizi nel giorno della Vigilia, guardando le stelle in cielo e fanno festa, come fanno, poi, in schiere opposte, a uccidersi ancora?
In un lager nazista viene inflitta una punizione: la vittima è in ginocchio, tutti gli altri reclusi devono guardare; ma nel cerchio di quegli uomini divenuti simili a fantasmi serpeggia l’inno nazionale francese, forte, contro le vergate, contro la tirannia, un canto che fa paura e dà la forza di sopportare le frustate, di sopravvivere.
Tutto è ritmo. Persino il nostro corpo anche se non ce ne accorgiamo e non ci importa; amiamo, piuttosto, quello degli altri e ci sincronizziamo con loro per andare insieme concordi per godere dell’armonia. Nessuno degli animali lo fa.
Quando due popoli si incontrano per la prima volta fanno festa –pensiamo a Cristoforo Colombo e ai suoi Indios-, ma come è possibile se non conoscono i ritmi gli uni degli altri? Magellano imitò gli Indios che danzavano al suo sbarco, e fu così che si approcciarono.
Insomma, è possibile ritrovarsi a festeggiare insieme ai nemici dato che non possiamo fare a meno di sincronizzarci con il ritmo degli altri: i confini tra i corpi si infrangono, l’Io va via e c’è soltanto il Noi.
Nel suo monologo sull’importanza del ritmo, Paolo Apolito dimostra anche doti di veggente quando  riescie ad individuare due persone innamorate sedute tra il pubblico, solo dal modo in cui si comportavano in maniera simmetrica e dal modo in cui respiravano, a ritmo.
Uno spettacolo in cui un accademico ha presentato, senza risultare mai didascalico, le sue conoscenze con una gran forza espressiva, tenendo la scena in maniera perfettamente teatrale.

E così, Paolo Apolito è riuscito nel suo intento: ha dato al suo libro la parola e il ritmo.

-Paolo Apolito: Ritmi di festa al Mo.dì-

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