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Eroica Fenice

Liberi riparte con il tempo degli amanti

Liberi riparte con Il Tempo degli Amaranti di Antonio Mocciola

Riparte “Liberi, che cosa possono le parole?”, la rassegna editoriale targata Rain – Associazione LGBT Casertana. Il primo incontro di questa seconda edizione di Liberi, si è svolto ieri in Via San Carlo a Caserta, presso il “Coffea”, bar che non solo è luogo di ritrovo per la maggior parte dei casertani, ma che si è dimostrato più e più volte sensibile alla promozione della cultura come veicolo per messaggi di libertà e speranza per il futuro (basti pensare alla rassegna RivelArti – ideata da MariaPia dell’Omo – che ha trovato nel Coffea una casa accogliente per musica, foto e scrittura).
Ad aprire questo nuovo percorso è stato Antonio Mocciola con IL TEMPO DEGLI AMARANTI, per la Milena Edizioni.

Il Tempo degli Amaranti di Antonio Mocciola per Liberi

Alberto e Silvana crescono a Napoli negli anni 50, vicini di casa e legati a doppio filo nella vita e nell’affetto, con la benedizione delle famiglie, fino all’inevitabile matrimonio e alla nascita di due bambini. Ma l’inquietudine di Alberto nasce da un pensiero segreto, che esplode nella maturità e prende vita nel momento della morte dell’amata (e castrante) madre: Alberto è attratto dagli uomini. Dopo avere vissuto per anni una doppia vita esaltante e tormentata nello stesso tempo, Alberto decide di scrivere una lettera a Silvana, confessandole la propria omosessualità ed il desiderio di fuga, per non sprecare ancora gli anni che restano. Sarà lo stesso Alberto a presentare alla moglie l’uomo che ne prenderà il posto nella casa e nel cuore. Gli anni di auto-esilio termineranno quando Alberto, a causa di un grave incidente, sarà operato e salvato proprio dal figlio, nel frattempo divenuto stimato chirurgo, e che darà il via alla riconciliazione con la famiglia intera, a dimostrare la possibilità di un’altra idea di nucleo familiare, meno tradizionale.”

Una storia vintage quanto attuale quella di una facciata da presentare ad una società che chi sa quale Dio gli ha imposto essere quella giusta, quella sana, quella nata dalla parte divina del mondo. Il sabato la spesa, la domenica in chiesa. Ed Antonio Mocciola, con ironia pungente, durante questa presentazione si è mostrato detentore di un’intelligenza rara che si oppone a chi crede invece di detenere verità assolute ma assolutamente prive di contenuto. E a pennellate di colore ci ha posto davanti agli occhi la nostra società, così affidabile nella sua perfetta ignoranza. E così il gay ci sta bene se è quello di un’immagine a tinte forti e perverse, quello da orge e festini, da scopate in vite di latex e aids dietro l’angolo. Ci sta bene perché è riconoscibile con quelle sue movenze da frocio e la voce da checca. Quelli sono i gay che ci piacciono, quelli che ben vediamo e che quindi possiamo ben emarginare e deridere, metterli sul gradino più basso della scala sociale in modo da far sembrare noi, perfetti eterosessuali in alto, vicino ad un padre eterno che – se c’è – si vergognerebbe di noi. Ma l’omosessuale in giacca e cravatta, l’uomo che ci porta la pizza, il garzone della spesa, la cassiera del supermercato, il nostro commercialista, loro no. Gli uomini e le donne che ci entrano in casa, nelle vite, nei letti. Quelli sì che sono gli omosessuali che ci fanno paura. Perché assolutamente uguali a noi, perché in loro nessuna differenza salta all’occhio, nessun comportamento che possiamo etichettare come sbagliato, nessun monaco dall’abito giusto, se non una vita privata che tale deve rimanere e che dovremmo imparare a rispettare.

Associazione Rain, la loro durissima battaglia

Una lunga conversazione con il tesoriere dell’Associazione Bernardo Diana mi ha presentato un mondo che i colori di un arcobaleno sfoggia con orgoglio, ma che combatte una guerra nera con la burocrazia, con chi tenta di mettere i bastoni tra le ruote a chi ci vuole liberi, esseri pensanti e dignitosi, culturalmente pronti per accettare un cambiamento. Nonostante i tentativi di sabotaggio, loro ci sono con libri veri – in opposizione a chi fa finta di leggerli in piazze prive di alfabeto e sentimento – con i loro argomenti veri, con le loro battaglie vere. Libere. Per essere Liberi.

Roberta Magliocca

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