La storia della famiglia Ferragamo al Teatro Diana

Rassegna “L’incontri al Diana” al Teatro Diana: la famiglia Ferragamo (foto di Annarita Genova)

Alla presenza di una delle famiglie più influenti nel mondo della moda con profonde radici nel territorio, la famiglia Ferragamo, sabato 15 novembre il foyer del Teatro Diana ha ospitato un nuovo appuntamento della rassegna “Incontri al Diana”. L’evento, dedicato alla moda, alla lettura e alla memoria condivisa, ha reso omaggio a Salvatore Ferragamo nel 65° anniversario della sua scomparsa.

Presentati da Alvise Cagnazzo, con le letture di Stefano Sarcinelli e Rosa Fontanella, gli interventi hanno intrecciato brani tratti dall’autobiografia di Salvatore Ferragamo, “Il calzolaio dei sogni”, e dalla biografia di Wanda Miletti, “Nel libro rosso di Ta”. Sono state ripercorse diverse tappe della vita di entrambi, alternando momenti ironici e profondi: dall’infanzia di Salvatore al racconto del periodo più doloroso di Wanda, fino all’incontro folgorante tra i due. Siamo nel 1940 a Bonito, un piccolo paese dell’Irpinia dove i loro percorsi si incrociano per caso, dando inizio a una storia che ha cambiato la moda italiana.

Nel foyer del Teatro Diana, a raccontare la storia dell’azienda e della famiglia attraverso contributi e letture, erano presenti anche membri della famiglia Ferragamo: Ginevra Visconti, nipote di Wanda e autrice del libro a lei dedicato; Giovanna Ferragamo, figlia di Wanda e Salvatore; Stefania Ricci, direttrice del Museo e della Fondazione Ferragamo; e poi l’attrice Anna Valle, interprete di Wanda in un recente documentario girato a Firenze.

Intervento di Anna Valle

L’identità Ferragamo e la missione della fondazione

Tra i vari temi discussi durante la rassegna dedicata ai Ferragamo, emerge innanzitutto il tema dell’identità: quella culturale, rappresentata dallo stesso Teatro Diana; quella di un marchio unico come Ferragamo, costruito su artigianato ed eleganza; e quella personale, legata ai valori che per Salvatore e Wanda hanno significato famiglia, sogni e responsabilità.

Successivamente, è stata invitata a prendere la parola Anna Valle, presente al Teatro Diana con lo spettacolo “Scandalo” e protagonista di un documentario dedicato a Wanda Miletti. L’attrice ha interpretato uno dei momenti più delicati nella storia della famiglia: la morte di Salvatore nel 1960 e il coraggio con cui Wanda decise di portare avanti l’impresa e il sogno del marito. Questa scelta ha segnato per sempre il destino stesso dell’azienda, imprimendo una svolta positiva e duratura nella sua storia.

A spiegare la missione seguita da Wanda e dalla famiglia è stata invece Stefania Ricci, direttrice della Fondazione Ferragamo: trasmettere ai giovani non solo la storia e la creatività di Salvatore, ma soprattutto i valori in cui credeva – il legame con l’artigianato, con l’Italia, con la cultura e con la bellezza. Un impegno concretizzato in attività espositive, progetti educativi e iniziative dedicate alla formazione di nuove generazioni di talenti.

Il genio di Salvatore e gli intimi ricordi di famiglia

L’autobiografia di Salvatore Ferragamo, pubblicata in Inghilterra nel 1957, ritrae un uomo concreto e visionario, che percepiva la sua vocazione come un richiamo ancestrale, una “istintiva disposizione a fare le scarpe”, come se in una vita precedente fosse stato un calzolaio.

Ne “Il calzolaio dei sogni” scriveva: “Facevo di tutto per essere sicuro che ogni piede fosse trattato bene. Se non sarà possibile farlo con questo corpo, sarà fatto con un altro. Tutti navighiamo nel flusso di un’eterna marea e soltanto questo non avrà mai fine”.

In queste parole emerge non solo la dedizione al proprio lavoro, ma anche la convinzione che la vita vada vissuta con passione e responsabilità. Scrivere la propria storia, allora, diventava un modo per trasmettere agli altri la tenacia nel seguire i propri sogni, come unico motore della vita, in un filo che sembra proseguire attraverso le esistenze precedenti.

Una delle parti più emozionanti della presentazione è stata dedicata al Libro Rosso, il quaderno che Wanda regalava ai suoi cari, invitandoli a custodirvi le lettere che avrebbe inviato negli anni. Lettere piene di consigli, riflessioni e istruzioni: una guida affettiva e morale pensata per accompagnare i suoi cari nella vita e colmare le distanze.

La nipote ha colto in questi scritti il desiderio della nonna di perpetuare la preziosa storia di famiglia. Per Ginevra Visconti, raccogliere e pubblicare quelle parole (“Nel libro rosso di Ta”) ha rappresentato perciò anche un modo per unire le generazioni, svelando, dietro la severità apparente della nonna, una donna animata da una cura sincera e da principi saldi – capaci di ispirare chiunque, non solo i nipoti, ma anche tutte le nuove generazioni.

“Il calzolaio dei sogni” e “Nel libro rosso di Ta”

Wanda Miletti Ferragamo: un’eredità per le future generazioni

Tutti gli interventi dei familiari e delle persone care sono stati preziosi per restituire un ritratto intimo di Wanda: una donna esigente e seria ma animata da un amore intenso; una donna, un’imprenditrice, che è riuscita non solo a rialzarsi dopo le difficoltà, ma anche a far crescere e consolidare l’impresa che era il sogno di suo marito.

L’ultimo intervento, non previsto eppure particolarmente coinvolgente, è stato riservato alla figlia Giovanna. Raccontando ricordi e aneddoti, ha contribuito a restituire l’immagine di Wanda come una donna dal carattere forte e dal senso di giustizia, che seppe affrontare le sfide dell’impresa con una determinazione quasi naturale.

Dalle parole della sua famiglia è così emerso come Wanda – sempre proiettata verso la trasmissione dei valori ai giovani e ai nuovi talenti – gestisse l’azienda con la stessa cura e lo stesso rigore che metteva in ogni scelta della vita quotidiana, attraverso un equilibrio tra leadership innata e uno stile discreto capace di lasciare un’impronta silenziosa ma significativa.

Foto di Annarita Genova

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