Pink Floyd, live at Pompeii Underground: la mostra

Pink Floyd, live at Pompeii Underground: la mostra

Nel 1971 la nota band britannica Pink Floyd ha tenuto un concerto a porte chiuse memorabile all’interno del sito archeologico di Pompei, per la precisione all’interno dell’anfiteatro; la loro esibizione ha dato vita al concerto che ad oggi viene ricordato come il “live at Pompeii” e che dagli amanti della band viene ricordato come una delle più grandi esibizioni live da loro tenute. L’anfiteatro si mostra come un anfiteatro romano riemerso soltanto dopo le ricerche condotte sul sito archeologico, dove l’intera città era stata sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Ad oggi l’anfiteatro di Pompei si mostra come uno dei meglio conservati in Europa, nonché uno dei più antichi al mondo. Per commemorare l’evento, importante non solo per la carriera di una band che ha fatto la storia, ma anche per il sito archeologico di Pompei e per l’Italia intera che è stata scelta per un evento di tale portata culturale, all’interno dello stesso anfiteatro era stata inaugurata nel 2016 una mostra fotografica curata da Adrian Maben dal nome “Live at Pompeii Underground”. La mostra era stata inaugurata a seguito del ritorno del chitarrista dei Pink Floyd a Pompei, David Gilmour, che il 7 ed 8 luglio del 2016 aveva tenuto un concerto nello stesso anfiteatro commemorando la sua vecchia band con uno spettacolo mozzafiato. Ad oggi la mostra si presenta come temporaneamente sospesa al pubblico, ma potrebbe ritornare all’attivo molto presto dato che il batterista dei Pink Floyd, Nick Mason, ha di recente annunciato un concerto che si terrà nel Teatro Grande degli Scavi di Pompei il 24 luglio di quest’anno.

Pink Floyd – Live at Pomepii Underground: la mostra di Adrian Maben

Adrian Maben è stato il regista dello spettacolare live dei Pink Floyd, che per far sì che la mostra venisse realizzata ha donato oltre 250 scatti fotografici, provenienti dal giorno delle riprese negli Scavi e i giorni di permanenza della band sul suolo pompeiano, regalando dunque anche scatti inediti ottenuti tra il 4 e il 7 ottobre 1971. Nel live, inoltre, non sono presenti solo frames che ritraggono il gruppo, ma anche molti primi piani dedicati a mosaici e dipinti che si possono osservare durante una visita al parco archeologico. Oltre alle immagini tratte dal live sono presenti anche degli spezzoni del documentario “Chit chat with oysters”, che all’ingresso della mostra compongono il bellissimo mosaico che si trova sulla copertina di questo articolo; è inoltre presente un maxischermo che ne proietta alcuni spezzoni.

La mostra è così composta: per la sua esposizione sono state impiegate le due gallerie sotterranee e laterali che in passato consentivano agli spettatori di raggiungere i propri posti a sedere; prima dell’arrivo dei Pink Floyd non erano mai state aperte al pubblico e soltanto in tempi recenti sono state, infatti, allestite e utilizzate per la nascita di questa mostra. Si tratta di circa 80 metri di gallerie che ospitano questa ricca collezione di immagini, accompagnate dalla registrazione del live che rimbomba all’interno degli spazi e lo schermo finale su cui si alterna il live con alcune interviste da loro rilasciate e il mini docu-film.

È una tappa che gli amanti dei Pink Floyd devono visitare almeno una volta nella vita per immedesimarsi proprio negli scavi e rivivere quei caldi giorni in cui la band ha suonato e calpestato quel suolo; con la speranza che questa mostra possa tornare presto aperta al pubblico.

Fonte immagini: Archivio personale

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A proposito di Giada Bonizio

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