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Eroica Fenice

Articolo 18: un capro espiatorio

La discussione sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori ha visto consumarsi sulla scena e dietro le quinte della politica un acceso scontro, spesso povero di proposte realmente innovative e di una organica ed obiettiva visione del problema, ricco invece di vacuo ideologismo, e che ha sostanzialmente fatto di questo articolo un capro espiatorio dietro cui nascondere ben altri intenti e conflittualità.

Si è sottolineato a sufficienza come il “superamento” dell’articolo 18 (per utilizzare i termini edulcoranti del politichese) riguardi una fascia ristretta di lavoratori e come la misura non assicuri la creazione di nuovi posti di lavoro ma serva solo a semplificare il processo di licenziamento per ragioni di carattere economico, lasciando un più esiguo margine di discrezionalità alle autorità giudiziarie e senza  abolire l’obbligo di reintegro del lavoratore in caso di licenziamento discriminatorio.

Tuttavia tale discussione sembra aver fornito un ghiotto pretesto per ampliare il raggio della dialettica politica su temi e problematiche estranee alla questione di merito: la resa dei conti all’interno del maggiore partito di centrosinistra tra le varie correnti già da tempo impegnate in una sorda contrapposizione mai prima d’ora emersa con tale veemenza ed evidenza, lo scontro tra governo e sindacati, visti ultimamente come una realtà che si oppone pregiudizialmente ad ogni proposta di riforma del lavoro e che è emblema di conservatorismo e di scarso adattamento alle logiche di mercato, la neutralizzazione di ogni motivo di opposizione da parte di alcune forze di diverso colore politico, in particolare Forza Italia e Nuovo Centrodestra, che hanno già in passato fatto dell’abolizione dell’articolo 18 un proprio cavallo di battaglia, e infine l’intento di blandire la burocrazia europea dando un segnale di cambiamento in materia di legislazione sul lavoro.

Vincitore di tutte le contese che sono scaturite dalla proposta di riforma dell’articolo 18 risulta senza dubbio essere Matteo Renzi, ma è proprio l’intento di allentare, anche grazie a questa misura, la morsa censoria delle autorità europee a non aver trovato soddisfacente realizzazione, un po’ perché il tentativo di offrire all’Europa, attraverso tale operazione, una dimostrazione di rapido e concreto riformismo è stato frenato dalla farraginosità dei lavori parlamentari e dall’ostruzionismo delle altre forze di opposizione, un po’ perché il severo controllo dei conti e delle politiche economiche del governo italiano da parte dei tecnici di Bruxelles non ha certo dato, anche di recente, segni di allentamento, come è avvenuto per l’esame della legge di stabilità, annullando così gran parte degli effetti che ci si aspettava dagli sforzi e dalle proposte di riforma del lavoro, e quindi dello stesso articolo 18, che il governo ha annunciato.

Sarebbe dunque auspicabile che sull’articolo 18 si conducesse una riflessione più serena e libera da altre implicazioni e calcoli di natura politica, chiedendosi se valga la pena farne un capro espiatorio da sacrificare sull’altare della demagogia e dell’opportunismo politico del momento.

– Articolo 18: un capro espiatorio – 

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