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Eroica Fenice

autonomia dirigenziale

Autonomia dirigenziale. Preside, mi assume?

A proposito di autonomia dirigenziale, poco meno di un anno fa ci lasciammo con un’amara riflessione chiedendoci, in fatto di scuola, quanti sarebbero stati i Presidi amici dei nostri padri che con la riforma, allora solo temuta ed oggi, ahimè, in via di approvazione, avrebbero avuto il potere di scegliere gli insegnanti da un nugolo di entusiasti candidati per conferire loro un incarico triennale.

Da giorni non si fa che deprecare questa Buona Scuola che di buono ha, forse, solo certe ambizioni che, se tradotte in pratica, potrebbero far fare all’Italia quel salto in avanti necessario in materia di istruzione, salto che ovviamente tarderà a venire.

Il punto della riforma su cui nessuno può e deve transigere è, invece, quello che lascia al Dirigente Scolastico la piena autonomia nello scegliere il team di insegnanti da inserire nell’organico di diritto dell’istituto di cui è capo.

Non si può e non si deve transigere non perché il principio sia in sé perverso, ma perché perverse potrebbero essere  le vie di applicazione di tale diritto. Badiamo bene: che il Preside sappia meglio di chiunque altro quale insegnante si impegni al massimo nel proprio lavoro e quale, inutile nascondersi dietro un dito, consideri l’insegnamento un mezzo per ottenere uno stipendio, è un dato di fatto assodato, riconosciuto e naturalmente taciuto.

Eppure il pericolo che un insegnante per il quale la parola scuola significa assicurarsi uno stipendio a fine mese, godere di ferie retribuite, poter fingere malattie fittizie – tanto chi vuoi che controlli – sia parente, amico, parente dell’amico o amico del parente del Dirigente X è uno di quei pensieri che ossessiona, che non fa dormire. È uno di quei pensieri che fa desiderare la rivoluzione e fa venire voglia di denunciare tutti quelli che non rispettano le regole. Se non fosse per un piccolo particolare che gli ideatori della riforma tengono a precisare.

L’articolo 9 del DDL sulla riforma scolastica, infatti, recita così: il Dirigente Scolastico (ndr) “è tenuto a dichiarare l’assenza di cause di incompatibilità derivanti da rapporti di parentela o affinità entro il secondo grado con i docenti iscritti nel relativo ambito territoriale“. Evidentemente chi ha suggerito questa prescrizione ritiene che il problema del favoritismo in ambito lavorativo sia facilmente risolvibile con un comma che lo vieti.

E quanto siamo cattivi e malfidati noi a credere che quattro parole non bastino a curare la piaga, che non bastino ad educare le persone al rispetto delle regole e delle graduatorie, del merito e del lavoro onesto. Quanto siamo cattivi noi a pretendere che in ogni angolo della nostra nazione si rispettino nello stesso modo le stesse regole.

Non troveremmo strano, noi che siamo malfidati, che il famoso Dirigente X riuscisse a sistemare uno di quei parenti ed affini entro il secondo grado nell’Istituto diretto da un collega che – quanto è piccolo il mondo – ha a sua volta un parente o affine entro il secondo grado, da sistemare per i prossimi tre anni, meglio ancora se per tutta la vita.

Non si può e non si deve accettare che venga data la possibilità di aggirare una regola, e non perché la proponga un determinato partito, ma perché accettare questa possibilità spazzerebbe via anche l’illusione della legittimità di una nomina scolastica. In nome di quei Dirigenti che conducono la propria vita onestamente, in nome di quegli insegnanti che si impegnano al massimo nel proprio lavoro, in nome di quegli alunni che sono figli di nessuno, non si può dire sì all’autonomia dirigenziale.

L’unica e vera autonomia ci sarà solo quando tutti noi, dal primo all’ultimo degli impiegati in una struttura che faccia capo allo Stato, saremo controllati, denunciati e destituiti qualora fosse il caso.

Il tempo di cambiare è arrivato. La Buona Scuola deve nascere, ma con persone diverse.

– Autonomia dirigenziale. Preside, mi assume? –

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