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Eroica Fenice

Breve cartografia delle politiche renziane

La domanda ricorrente è questa: il governo attua politiche di destra o di sinistra? È un balletto piuttosto stucchevole che piace molto ai giornali e ai presentatori di trasmissioni televisive e che però ha il merito di suscitare reazioni scomposte e rivelatrici da parte di diversi esponenti politici della maggioranza.

La legge di stabilità non ancora licenziata dal governo, prevedrebbe l’abolizione erga omnes della tassa sulla prima casa. Si tratta di un’imposta che viene abolita e reintrodotta ogni tre o quattro anni per ragioni propagandistiche o di occasione. L’ultima disastrosa abolizione risale al 2008, ed è opera dell’ultimo governo presieduto da Berlusconi. Si partiva allora dal presupposto che fosse normale per un governo di destra abolire l’unica vera tassa patrimoniale presente nel nostro sistema fiscale, a tutto vantaggio di chi quella tassa la pagava e in misura ingente. Pur sussistendo il problema della mancata ristrutturazione dei registri catastali, è sotto gli occhi di tutti che, salvo eccezioni, la tassa sulla prima casa costa ad una famiglia del ceto medio, con l’attuale situazione, un’inezia se non zero. E veniamo alla domanda vera, quella che genera una risposta certa e veridica: a chi si rivolge questa proposta di legge? Se la risposta valeva nel 2008, dovrebbe essere la stessa oggi: è un beneficio per chi ha di più. Dopo giorni di illazioni e polemiche, Renzi ha detto che intende far pagare comunque la tassa a chi possiede un castello. Può un governo di sinistra o che si definisce astrattamente progressista trovarsi nella condizione di dover rassicurare il paese su questo punto? Chi ha ventilato nel consiglio dei ministri la possibilità di esentare dal pagamento della tassa sugli immobili i proprietari di case di lusso e castelli?

Che le politiche del governo Renzi siano di stampo neoliberista e orientate a favorire le classi imprenditoriali e i gruppi finanziari e bancari che già dominano incontrastati in Italia, o che per lo meno non si preoccupino in primis del tema della giustizia sociale, si può forse capire da un’altra “strana” voce della fantomatica finanziaria renziana: l’innalzamento del tetto di spesa in contanti (da 1000 a 3000 euro). Il tetto a 1000 euro era stato introdotto dal governo Monti come drastica misura antievasione. Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione ha stigmatizzato la proposta di innalzamento come “un cattivo segnale”, specificando però che non necessariamente debba finire per favorire l’evasione. Ora, prendendo per buona quest’ultima affermazione, poniamo la stessa domanda di cui sopra: a chi si rivolge questa proposta di legge? Quanti cittadini gioiranno della possibilità di spendere 3000 euro in contanti? La risposta, come la domanda, è la stessa di sopra. Dal governo ci si difende facendo paragoni con altri paesi che non hanno il tetto di spesa e hanno un’evasione fiscale più bassa della nostra. Pare questo un autentico ribaltamento del problema: la nostra emergenza peculiare è l’evasione fiscale, dunque dovremmo avere leggi speciali in materia. Sarebbe come dire che in Svezia e in Olanda non ci sono leggi antimafia eppure la mafia non c’è. Il ragionamento è esattamente opposto (a margine ci si potrebbe chiedere come mai il governo non faccia paragoni con altri paesi per rendersi conto che siamo rimasti quasi i soli a non avere una legge sul reddito minimo e sui matrimoni omosessuali; matrimoni, non altri mostri giuridici già vecchi di vent’anni nella cultura giuridica occidentale).

Le politiche del governo Renzi hanno una direzione molto precisa

Basta ricordarsi del jobs act, che ha cancellato per sempre il concetto di contratto a tempo indeterminato e lo ha trasformato in un precariato senza data di scadenza. Basta riepilogare tutte le volte che dal consiglio dei ministri vengono percepiti furtivi movimenti in materia di depenalizzazione di reati fiscali (come dimenticare la proposta di depenalizzazione della frode fiscale sotto la soglia del 3% del reddito dichiarato, azzardata dal consiglio dei ministri il 24 dicembre dell’anno scorso?).

Se qualcuno ritiene che il bonus di 80 euro con il quale Renzi si presentò al governo sia un atto di giustizia sociale, pensi allo spostamento di risorse economiche e sociali a vantaggio delle classi dirigenti che sta avvenendo poco alla volta. Giustizia sociale significa riequilibrio della ricchezza, e in Italia lo squilibrio aumenta ad un ritmo vertiginoso.

Orientarsi in questo bouquet di leggi e proposte è piuttosto semplice. Non si può pensare che sia finito il tempo delle ideologie politiche. Governi e leggi hanno sempre una direzione politica e ideologica precisa e chi vuole far credere il contrario è in malafede.

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