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bullismo Andrea Natali

Bullismo: il suicidio di Andrea Natali

Cosa spinge un giovane di ventisei anni al suicidio? Il bullismo? Probabilmente sì. Soprusi e  meschini scherzi riportati ai suoi danni da “amici” e colleghi hanno generato nel suo animo una tremenda depressione che lo ha portato alla tragedia.

Si tratta di una storia che lascia in bocca solo l’amaro. Andrea Natali, ragazzo di 26 anni, si è suicidato nella casa in cui viveva con i genitori, a Borgo D’Ale, nei pressi di Vercelli. Da tempo Andrea viveva recluso tra le mura domestiche, non usciva se non accompagnato da qualcuno. Il padre ricorda che il figlio mostrava un vero e proprio timore nell’uscire di casa; l’idea di ritrovarsi faccia a faccia con i bulli, ex-colleghi di lavoro, lo rendeva inquieto. Aveva il timore di cosa queste persone avrebbero potuto fargli se lo avessero incontrato per strada.

Il giovane nel 2008 era già caduto in depressione, all’epoca lavorava nell’officina del paese. In questo luogodopo circa un anno di lavoro, iniziarono una serie di “scherzi” che intimorirono il ragazzo. In seguito questi “scherzi”, se così possono essere definiti, iniziarono a essere immortalati attraverso la fotografia: il giovane veniva ritratto all’interno di cassonetti o con un sacchetto nero per l’immondizia sul capo. Successivamente oltre il danno anche la beffa. Andrea scoprì che era stata creata una pagina facebook denigratoria nei suoi confronti. Scopertane l’esistenza denunciò l’accaduto alla polizia postale che immediatamente bloccò la pagina e istruì un fascicolo che al momento non si sa esattamente a che punto si trovi.

Il padre di Andrea, che si è fatto portavoce del dolore della famiglia, ha denunciato la morte del figlio come ultimo caso di bullismo. Il padre della vittima ritiene che la causa del tragico gesto del figlio, un figlio che da tempo viveva segregato e che aspirava a lasciare il territorio del vercellese per spostarsi presso il fratello in Germania e crearsi una famiglia, sia imputabile ai continui soprusi contro Andrea. Il giovane introverso, a seguito degli atti di bullismo, si sarebbe richiuso progressivamente in se stesso fino al tragico epilogo.

Intervistato dai giornalisti, l’ex-datore di lavoro ha liquidato ogni accusa nei propri confronti e dei propri lavoratori definendo gli atti di bullismo nei confronti di Andrea Natali “semplici gesti goliardici”, normali nell’ambiente familiare di una piccola azienda di paese e che nulla hanno mai avuto a che fare con i veri atti di bullismo additati dal padre del ragazzo. Bisogna a questo punto iniziare a interrogarsi su quale sia il momento in cui finisce l’atto goliardico e inizia la violenza del bullismo.