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Eroica Fenice

Luca Varani

Caso Luca Varani: storie di ordinaria follia

luca varani

Irrazionale ed inquietante sono le prime due parole che mi sono balzate alla mente leggendo la notizia di pochi giorni fa sulla morte del giovane Luca Varani alla periferia di Roma. Non tanto per l’efferatezza del delitto, quanto per le dichiarazioni “ingenue”, ma allo stesso tempo tremende, dei due assassini poco meno che trentenni. Marco  Prato e Manuel Foffo hanno seviziato a morte Luca Varani, un loro amico di 23 anni. Si sono risvegliati la mattina dopo col corpo freddo della vittima sul letto, il coltello ancora piantato nel petto.
Volevamo vedere che effetto fa, poi abbiamo dormito con il morto in casa” è la dichiarazione che Manuel fa al Pm dopo essersi costituito; Marco invece ha pensato di rimediare tentando il suicidio in una camera d’albergo. Roba da “Storie di ordinaria follia”, soprattutto per l’ingenuità delle dichiarazioni per un delitto così efferato. Mi verrebbe voglia di prendere un treno per chiedere all’aspirante suicida che effetto possa mai fare riscoprirsi colpevoli di tanta atrocità. Potrei scorgere la sua risposta nel suo gesto disperato, scongiurato dall’intervento dei Carabinieri che adesso piantonano la stanza d’ospedale dove è ricoverato.

Omicidio di Luca Varani: permane l’inquietudine di una storia di follia torbida

I protagonisti della vicenda sono ragazzi apparentemente simili a migliaia di coetanei che studiano all’università, che non hanno problemi di soldi, a cui piace divertirsi ed esagerare.

Le cronache riportano una vasta gamma d’indiscrezioni sulla vita privata dei protagonisti. C’è chi accentua il tono sulle frequentazioni omosessuali della vittima, chi su quella degli aguzzini. C’è Flavia Vento che ha dichiarato di  aver avuto una relazione con Marco, c’è chi strizza l’occhio all’uso di cocaina, per di più c’è l’ex fidanzata di Luca che non perde tempo a tappezzare i social network di accorate dichiarazioni d’amore e ambigue giustificazioni sull’integrità morale del suo “MASCOTTINO”. In un’intervista il padre di uno degli assassini si chiede se non fosse l’abuso di cocaina ad aver condizionato il figlio.

La cocaina, per quanto ne sappiamo, provoca stati di delirio paranoide con allucinazioni e varie sindromi persecutorie se assunta in dosi massicce ed associata all’alcool. La follia che pervade la vicenda è di una lucidità stucchevole, meticolosa quanto ingenua. La vittima sarebbe potuto essere chiunque e Luca era solo il più facile da adescare; volevano farlo per provare la sensazione di uccidere, di esercitare il loro potere, di lasciare libero sfogo al loro sadismo sul corpo di un altro essere umano.

Mi viene alla mente un fatto simile avvenuto negli anni Settanta e passato alle cronache come “il massacro del Circeo”, un efferato crimine a carico di due studentesse di Roma che accettarono incautamente l’invito ad una festa da tre squilibrati di buona famiglia che le torturarono per due giorni per poi abbandonarle nel cofano di un’auto. Senza motivo. Si annoiavano e per provare emozioni forti, per fuggire dalle gabbie dorate della middle class romana pensarono bene di seviziare fino alla morte due ragazzine di estrazione sociale più bassa. Tre giorni fa invece due ragazzi annoiati prendono a martellate Luca Varani, un loro amico, per vedere che potesse accadere. Irrazionalità che divora ogni regola morale, che spazza via ogni forma di autocontrollo. Viene da chiedere a me stesso se non sia sintomatica di qualcos’altro. Forse dare la colpa alla società in maniera banale non mi permette di capire perché certe cose avvengano senza un motivo.

Come percepiscono la nostra società i ragazzi che hanno commesso dei gesti tanto insensati?

Credo che sia giusto chiederselo, eppure sono sicuro che la risposta sarebbe inquietante quanto i fatti accaduti, perché in fondo quei due non sono diversi da molti di noi che non sanno per nulla come e dove potersi collocare nel panorama sociale contemporaneo. Forse non tutti siamo annoiati dalla banalità della vita agiata, dai festini a base di droghe e sicuramente non tutti possediamo appartamenti in cui consumare in tranquillità le nostre notti folli; eppure soffriamo di depressione e di stress, di frustrazione e di ansia per il futuro. La maggior parte di noi non ha molto tempo per riflettere su argomenti del genere e oserei dire che oggi non abbiamo nemmeno il tempo per impazzire. “Non so perché lo abbiamo fatto” sembra la dichiarazione di un bambino sorpreso a giocare con la pistola del padre eppure sono le parole che ha riferito Manuel al giudice che l’ha interrogato. Un’ insufficienza verso l’esistenza ancor più mostruosa del delitto commesso. L’ammissione di essere così disperati da aver smarrito perfino la propria umanità.

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