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Eroica Fenice

Come amare Napoli in 36 ore secondo il New York Times

C’è chi la odia in un minuto, chi la ama dalla nascita, e chi invece deve prima lasciarla per capire quanto la ama. Il New York Times l’ha amata in 36 ore.

È questo il tempo che occorre, secondo Ingrid K. Williams, cronista della sezione “Viaggi” del noto quotidiano americano, per imparare ad amare Napoli.

La giornalista, nell’arco di poco più di due giorni trascorsi all’insegna dell’arte, del buon cibo e di bei panorami, decanta nel suo entusiastico reportage (qui il link al suo articolo) le meraviglie del lungomare liberato, del Vesuvio, dei musei, delle gallerie e anche delle stazioni della metropolitana.

Da Via Partenope al Vomero, passando per il quartiere Chiaia e il Centro Storico, con svariate tappe nella Villa comunale, al Teatro San Carlo, al PAN e al Museo Madre, la Williams descrive nei minimi dettagli il suo percorso che soddisfa ogni esigenza, arricchendo il tutto con consigli su dove assaggiare un buon caffè, dove poter gustare la pizza in Via Dei Tribunali, e dove provare la famosa sfogliatella passeggiando lungo la Galleria Umberto.

La Williams tuttavia non manca di sottolineare gli attuali problemi di corruzione e criminalità, sia piccola che organizzata, che scalfiscono da sempre l’immagine della città, ma riscatta il tutto tessendone vivacemente le lodi, evidenziando che il cambiamento ormai è in corso grazie alle iniziative recentemente avviate dal sindaco De Magistris per ripulire la città dai rifiuti e riorganizzare il traffico eccessivo.

La giornalista invoglia con queste parole i suoi lettori a visitare il capoluogo partenopeo e a scoprirne le innumerevoli virtù, che ormai la pubblicità diffamatoria tende a porre in secondo piano e alcuni cittadini talvolta a dimenticare.

Ma non è la prima volta che la nostra città viene elogiata oltreoceano. Seth Kugel, un altro giornalista del NY Times, ha trascorso sette giorni a Napoli, riportando il resoconto del suo soggiorno sulla sua rubrica “Frugal Traveler”, seguita da milioni di americani. Il giornalista racconta nel suo diario di viaggio di aver impiegato solo dieci secondi per innamorarsi della città (qui il link al suo articolo, risalente al 2011).

Insomma, se persino i nostri amici statunitensi sono soddisfatti dalla nostra città e lo scrittore francese Stendhal disse già nel lontano 1817: “Ci sono tre capitali in Europa: Parigi, Londra e Napoli”, un motivo ci deve pur essere.

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