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Eroica Fenice

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Discriminazione nelle scuole britanniche e altri falsi

Ha suscitato un vespaio, alcuni giorni fa, la notizia che alcune scuole inglesi, al momento dell’iscrizione degli studenti, avrebbero fatto una discriminazione su base etnica tra ragazzi italiani, napoletani e siciliani.

La notizia è stata ripresa dalle maggiori testate giornalistiche nazionali: il Corriere della Sera ha parlato di schedatura degli studenti napoletani e siciliani e di manifestazione di stupidità e ignoranza; su La Stampa si aggiunge, con un pizzico di amara ironia, che accanto alle diciture mancavano soltanto un ritratto del Padrino e un piatto di spaghetti.

Il polverone sollevatosi è stato tanto grosso da spingere l’ambasciatore italiano a spedire una nota verbale al Foreign Office britannico con la quale si chiedeva l’immediata rimozione di tale modulo discriminatorio su basi pseudo-etniche, profondamente offensivo nei confronti dei meridionali, e si denunciava una “grave carenza di conoscenza della realtà italiana”.

Nessuna discriminazione ma un importante riconoscimento

Nella realtà dei fatti, però, non si trattava affatto di discriminazioni etniche: il documento incriminato è, infatti, un censimento annuale del governo britannico mirato ad una migliore conoscenza delle componenti delle scuole, con l’obiettivo, al contrario, di studiare strategie contro la discriminazione. La distinzione tra italiano, napoletano e siciliano non era affatto di tipo etnico, ma linguistico. Più che di discriminazione, si tratta di un importante riconoscimento del valore delle parlate locali. Lo stesso tipo di distinzione si trova, ad esempio, per quanto riguarda l’arabo, che presenta ben sette varianti, o il rumeno, che presenta la variante rumena e quella moldava. Discorso ancora diverso poi per il sardo, che viene inserito come lingua a sè stante, con nessun legame con l’italiano.

Ancora notizie false: il caso Cucchi

Per numerosi giornali italiani è stata, però, un’occasione troppo ghiotta per ottenere visualizzazioni e scatenare polemiche, tant’è che la notizia è stata riportata in tutta fretta senza verificarne la fonte. La sete di scandali, di notizie attira-lettori da lanciare in rete a tempi record sta affossando la qualità e la credibilità di buona parte del giornalismo italiano.

Questa è, nel giro di una decina di giorni, ben la terza notizia che, rilanciata in rete da più testate giornalistiche, ha scatenato numerose polemiche, per poi rivelarsi falsa nei giorni successivi. La prima è stata la diffusione della perizia sulla morte di Stefano Cucchi nella quale, secondo quanto riportato, si sosteneva che la morte del giovane fosse dovuta ad un attacco di epilessia.

È dovuta intervenire la stessa sorella del ragazzo per precisare che, in realtà, la perizia parlava dell’epilessia come un’ipotesi priva di riscontri oggettivi e sottolineava che, per la prima volta, veniva riconosciuta la “duplice frattura della colonna e del globo vescicale che ha fermato il cuore”: insomma, una notizia positiva nel tentativo di dimostrare che la morte di Cucchi sia effettivamente dovuta al pestaggio subito in caserma.

La legge anti-gatti nello Stato Islamico

La seconda notizia, di pochi giorni fa, riguarda la pubblicazione di una legge anti-gatti da parte dello Stato Islamico, che avrebbe vietato di tenere i felini in casa nei territori sotto il suo controllo e avrebbe dato il via allo sterminio degli animali. Anche questa notizia, nel giro di pochi giorni, si è rivelata falsa. Quest’ultima sarebbe partita da un piccolo giornale iracheno, ritenuto poco affidabile e che già in passato aveva diffuso notizie false; è stata poi ripresa dal Daily News inglese per poi approdare nei quotidiani nostrani, dal Fatto Quotidiano alla Repubblica, che, per dare un pizzico di sensazionalità in più alla notizia, hanno aggiunto il particolare dello sterminio dei felini, mai presente nelle fonti precedenti.

Infine, la notizia della discriminazione di napoletani e siciliani. Quale sarà la prossima bufala lanciata in rete come un pezzo di carne in una gabbia di leoni affamati?

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