Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Emergenza ospedali: basta pazienti visitati in condizioni disumane

Nei giorni scorsi, presso gli ospedali San Giovanni Bosco e Loreto Mare di Napoli, si sono verificati gli ennesimi disagi al pronto soccorso, che hanno causato ulteriori problemi alla salute dei pazienti nonché rallentato e reso difficile il lavoro dei medici.

In seguito all’episodio verificatosi lo scorso gennaio a Nola, questo mese sono stati registrati altri due casi di cattiva assistenza ospedaliera, nella nostra regione. In mancanza di barelle, il personale sanitario si è visto costretto a prestare assistenza ai pazienti visitandoli in piedi o facendoli appoggiare a terra, su dei lenzuoli, spesso utilizzando rimedi fai da te e materiali di fortuna. È stato inoltre dichiarato un fermo diagnostico al Loreto Mare di Napoli, unico ospedale in Campania dotato di reparti di alta tecnologia, per l’ennesimo guasto all’apparecchiatura impiegata in Radiologia.

Emergenza ospedali: l’utenza è assistita nel caos 

Sono solo 25 le barelle a disposizione nel presidio della Doganella, occupate per ricoveri, dunque ne derivano non poche difficoltà nello smaltimento delle centinaia di emergenze che si presentano ogni giorno.

La Regione smentisce circa le condizioni di salute di una paziente soccorsa in un contesto di tale carenza organizzativa: «La donna ha perso i sensi ed è stata immediatamente soccorsa dai sanitari. Pochi minuti ed era già stata trasferita in reparto», fanno sapere da Palazzo Santa Lucia. 

Intanto, Francesco Emilio Borrelli, componente della Commissione sanità, in seguito alla segnalazione è intervenuto al pronto soccorso del San Giovanni Bosco di Napoli, sottolineando: «A novembre la direzione dell’ospedale ha chiesto l’acquisto di 20 barelle e 10 sedie a rotelle per il pronto soccorso, ma la merce è rimasta inspiegabilmente bloccata alla frontiera dell’Italia con la Croazia». Barelle che sono arrivate in ospedale solo ieri sera, 9 febbraio, in seguito al servizio di Striscia la Notizia. Borrelli, constatata la difficile situazione in cui sono costretti ad operare i medici e gli altri dipendenti dell’ospedale, afferma: «Anche questo episodio dimostra che, a volte, nonostante le buone intenzioni e il buon lavoro, la burocrazia mette ostacoli e serve un impegno costante che, di certo, non possono garantire commissari esterni che non vivono in Campania». 

Emergenza ospedali e la norma  “pro De Luca”

Nel novembre 2016 la commissione Bilancio della Camera ha approvato l’emendamento che prevede la possibilità per i presidenti di Regione di ricoprire l’incarico di commissari della sanità, quando si verifica un percorso di rientro dai conti in rosso. In tal modo, tutto il settore della sanità passa in mano al governatore, vincolato solo a controlli semestrali circa la conformità dell’operato ai piani di rientro e ai livelli di assistenza sanitaria.

L’emendamento De Luca ha scatenato le opposizioni, che hanno denunciato un favore politico del governo al presidente della Regione Campania, in cambio di un appoggio robusto al Sì in vista del referendum del 4 dicembre.

Aspetti e problemi della sanità italiana

Premettendo che quello dei problemi della sanità in Italia è un argomento piuttosto delicato, che ha radici profonde e presenta varie sfumature da regione a regione, partiamo col definire cosa sono i famosi LEA.

I Livelli essenziali di assistenza (LEA) sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket). Il comitato LEA ha il compito di verificare che l’erogazione dei Lea avvenga nel rispetto delle condizioni di appropriatezza e di efficienza nell’utilizzo delle risorse, nonché di accertare che vi sia congruità tra le prestazioni da erogare e le risorse messe a disposizione dal Servizio Sanitario Nazionale.

L’applicazione dei LEA, che spetta ai servizi sanitari suddetti, non è mai stata garantita, come testimoniano le differenze nella erogazione di servizi e prestazioni da regione a regione.

Tra le conseguenze delle differenze interregionali in materia di erogazione dell’assistenza sanitaria, è molto vistoso il fenomeno dell’emigrazione di quei pochi cittadini fortunati che possono permettersi ricoveri a pagamento, verso le  regioni più progredite dell’Italia del Centro-Nord. Fenomeno che, per altro, ha avuto una notevole incidenza sulla spesa sanitaria.

L’emergenza ospedali a il divario Nord Sud

Il diritto alla salute è tutelato dall’art. 32 della Costituzione italiana e dall’art 35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Tutti hanno diritto alla salute, eppure nel nostro Paese si creano disparità tra cittadini con eguali diritti, in base alla provenienza sociale, al reddito, nonché alla situazione politica, organizzativa ed economica della regione. Ne deriva un profondo divario tra Nord e Sud Italia, avente radici storiche. In particolar modo ricordiamo che nel secolo scorso, tra gli anni ‘60 e ‘70, fu costruita nel Centro-Nord una rete di ospedali profondamente innovati, caratterizzati da una tecnica edilizia moderna razionale e in grado di adeguarsi a tecnologie mediche e chirurgiche all’avanguardia e dotate di sofisticate attrezzature. Contemporaneamente sempre al Nord si andava formando una nuova generazione di medici ospedalieri, integrata da molti medici meridionali immigrati, che hanno permesso alle nuove strutture di raggiungere livelli di efficienza in linea con gli altri ospedali europei e quelli dell’America Settentrionale.

Questo processo di rinnovamento è arrivato nel sud d’Italia almeno venti anni dopo e non è stato completato.

Anche nell’ambito delle Università, il rinnovamento delle strutture dei policlinici è in grave ritardo. Alla base di queste problematiche vi è da sempre una carenza di finanziamenti.

Nel settore ospedaliero sono i reparti più dotati di alta tecnologia che fanno la differenza: pneumologia, neurochirurgia, cardiologia e cardiochirurgia, rianimazione, oncologia, neonatologia, infettivologia, e accanto a questi i servizi connessi di anestesia, radiologia e laboratorio.

Quanto più alta è la dotazione in apparecchiature diagnostiche e strumentazioni sofisticate necessarie a tali reparti, tanto più è alto l’indice percentuale dei posti letto necessari per tali settori di diagnosi e cura rispetto al totale dei posti disponibili nell’ospedale.

 

Print Friendly, PDF & Email