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Eroica Fenice

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Lamagara al Fringe Festival di Roma

Lamagara è uno spettacolo teatrale ambientato in Calabria nel 1769. La protagonista è Cecilia Faragò, l’ultima donna processata per stregoneria nel Regno di Napoli. Ad aver organizzato questo spettacolo è un’associazione chiamata Confine incerto, sorta dieci anni fa a Catanzaro con il fine di fare un teatro interattivo ed itinerante utilizzando la danza  e altri linguaggi artistici. 
L’interprete e autrice -insieme a Emilio Suraci- di Lamagara è Emilia Bianchi, che si è formata tra Roma e la Calabria, diventando interprete di una tipologia di teatro che prevede anche competenze musicali e di ballo applicate al teatro, nella convinzione che debba esserci armonia tra corpo, scena, musica e movimento sulla scena.

Prima della prima messa in scena al Roma Fringe Festival abbiamo incontrato Emilia Bianchi e le abbiamo fatto qualche domanda.

Dopo dieci anni dalla nascita di Confine Incerto e dopo tanti spettacoli messi in scena, è soddisfatta dei risultati raggiunti? Questa associazione sta andando nella direzione che immaginava?

Sicuramente stiamo andando nella direzione che immaginavamo, anno dopo anno abbiamo consolidato e cercato di portare avanti un progetto chiaro di cosa intendiamo per cultura e di come abbiamo deciso di agire per la cultura. Abbiamo scelto il teatro come linguaggio da esplorare, ed è un territorio immenso, complesso e gratificante. Sin dalle origini dell’associazione, ogni nostro lavoro, dalle produzioni ai laboratori, ha portato con sé uno sguardo antropologico, che è ciò che ci identifica. Sul territorio abbiamo svolto numerosi stage di teatro, teatro danza, teatro terapia, siamo stati nelle carceri, e  abbiamo rafforzato l’équipe e le competenze, abbiamo unito saperi e oltrepassato i confini rigidi dello stile. L’unico aspetto ancora problematico riguarda l’aspetto delle risorse economiche e degli spazi, in generale in Italia non c’è una reale politica culturale attenta al mondo dell’associazionismo, si intravede una banalizzazione dei progetti, nessun tipo di riguardo nei confronti dei risultati portati faticosamente avanti in territori difficili dal punto di vista socio-economico e poveri culturalmente. Anche su questo andremo avanti, col cuore.

Da dove deriva l’idea di trattare dei processi per stregoneria? Cecilia Faragò è un personaggio realmente esistito?

Qualche anno fa ricercavo storie di donne che non fossero passate dalla “Storia”, donne sconosciute, pioniere silenziose di nuovi modi di vedere; contemporaneamente approfondivo i personaggi dei miti, Cassandra, Medea ecc., e, ad un certo punto, ho incontrato Cecilia Faragò, in un libro scritto dal prof. Mario Casaburi e l’ho divorato in una notte, decidendo che dovevo dare corpo a quella donna dimenticata, tanto importante. Ma il viaggio per darle voce è stato lungo, una serie di incontri speciali hanno permesso di dare vita al testo e alla drammaturgia. Tre anni fa, infatti, ebbi la fortuna e il piacere di conoscere Maria Faragò, la discendente di Cecilia. Io non credo nel caso! E non è un caso che oggi il nostro progetto Lamagara sia nato e stia crescendo grazie a Maria e al gruppo di donne meravigliose che ci sostiene, non per ultimo l’incontro con Emilio Suraci, che ha saputo dare poesia e forza al racconto. Cecilia è una donna semplice, nata a Zagarise (Cz) intorno al 1712 e sposata ad un proprietario terriero, Lorenzo Gareri, di Soveria. Rimasta vedova e senza figli, Cecilia affronta, da sola, il suo essere donna dedita alla terra, al fuoco della casa, alle erbe: un’erborista in fondo, dal momento che non le era concesso amministrare terre e fattorie in quanto donna. Avrebbero voluto farla risposare, ma lei non volle: “sola” pare costituisse una minaccia, una ribellione allo status e al ruolo di donna-moglie-madre. La minaccia dal simbolico-culturale si trasferisce presto in atti di prepotenza sul suo appetibile patrimonio e due preti vogliono impossessarsi di tutta la sua eredità. Il coraggio e la determinazione di Cecilia a non cedere ad un’ingiustizia civile (un abuso di potere sulla proprietà) è una lotta simbolica tra due diversi modi di intendere l’essere donna, ed è, infatti, sul piano simbolico che viene giocata la “truffa”, un raggiro studiato e architettato per farla apparire come una minaccia, addirittura diavolessa e fattucchiera, strega e omicida. Il femminicidio operato sotto la falsa spoglia del sacro ha finalmente una fine. Il coraggio di Cecilia, e la difesa dell’Avv. Raffaelli, incoraggiarono re Ferdinando IV ad abolire il reato di stragoneria, in un periodo storico sicuramente pronto a captare la trasformazione. Le donne dopo il 1770 devono molto a Cecilia. Nello spettacolo diamo risalto non tanto alla fase processuale, ma a tutto il vissuto di questa donna, al suo diritto inalienabile di vivere libera. 

Lamagara è uno spettacolo che tratta di un tema poco noto. Crede che il pubblico riuscirà ad apprezzarlo, pur non conoscendo quel momento storico?

Ci sono racconti che travalicano la storia e il tempo perché dotati di un senso che è radicato nell’essere uomini. Lamagara non è solo il dipinto in movimento di un’epoca e di un luogo, è anche, soprattutto, la danza di una voce, dell’anima, che sente e patisce e decide come facciamo ogni giorno noi. Cecilia, inoltre, incarna un tema molto attuale, la libertà delle donne, il loro sguardo che svela le costrizioni del potere e delle dinamiche socio-culturali che legittimano ciò che poi, ahimè, porta al femminicidio, non solo di massa (i roghi delle streghe), ma proprio dell’abuso sulle donne in quanto tali; l’essere donna come minaccia all’essere uomo, la minaccia della diversità per eccellenza. Cecilia è una donna comune, ed è grazie alle donne come lei che lottano oggi nello stesso modo, donne senza volto e senza nome, che non si leggono sui libri, che può cambiare dalla radice la quotidianità. Parliamo al contemporaneo, perché il contemporaneo ci costringe ad ascoltare finalmente quella voce, “che dal passato richiede un ascolto”.

Lo spettacolo sarà in scena al Fringe Festival di Roma (Villa Mercede, Via TIburtina 113) il 30 giugno alle 20,30, il 1° luglio alle 23,30 e il 3 luglio alle 22,00.

 

Lamagara al Fringe Festival di Roma – Eroica Fenice

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