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Eroica Fenice

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Mondiali antirazzisti: un calcio a ogni barriera

A febbraio la partita allo Stadio Olimpico tra Lazio e Napoli veniva interrotta per qualche minuto a causa dei cori offensivi che dagli spalti erano indirizzati ai napoletani, e in particolare al giocatore Koulibaly. L’immagine del tifo organizzato veicolata dai mezzi di informazione si limita spesso a questi episodi di razzismo, costruendo così nell’opinione pubblica un’immagine poco veritiera. Nel 1997, dall’iniziativa di progetto Ultrà – UISP Emilia Romagna, in collaborazione con Istoreco (Istituto Storico per la Resistenza) di Reggio Emilia, nascevano, proprio con l’idea di mettere insieme due realtà spesso considerate contrastanti e contraddittorie – quella delle tifoserie Ultras e quella delle comunità di immigrati – i Mondiali Antirazzisti, che unendo calcio non competitivo, tifo rumoroso e colorato, concerti di band musicali in un’esperienza di vita comune in campeggio, vogliono riscoprire la grande capacità dello sport di abbattere differenze e creare comunità. L’idea si è dimostrata subito vincente e ha riscontrato un crescente successo.

Venti anni di sport e antirazzismo

Quest’anno i Mondiali, che si svolgeranno dal 6 al 10 luglio nel Campo di Bosco Albergati, in provincia di Modena, spengono 20 candeline.

Venti lunghi anni con una partecipazione in costante crescita: se infatti alla prima edizione partecipavano 8 squadre in rappresentanza di quattro nazioni, ormai da diversi anni le squadre di calcio che si iscrivono al torneo si aggirano attorno alle 200 e sono composte da un mix di nazionalità molto vario: oltre alla cospicua presenza di tedeschi e francesi, partecipano squadre con giocatori provenienti dalla Polonia, dal Regno Unito, dal Perù, dal Marocco, dal Mali e tanto altro ancora. E così come aumentano i partecipanti, crescono anche gli sport: pallavolo, rugby, basket, tchoukball e ogni anno qualche nuova sorpresa.

Ai Mondiali Antirazzisti non si gioca contro, ma insieme

Ai Mondiali Antirazzisti gruppi ultras, attivisti politici, membri di associazioni che quotidianamente lavorano sui territori o anche semplici appassionati di sport, si sfidano in partite nelle quali – come sostiene Carlo Balestri, organizzatore dell’iniziativa, in un’intervista – le squadre non giocano contro, ma insieme. Ai lati dei campi, su dei cartelloni, si possono leggere le regole: “l’arbitro non è un arbitro, segna soltanto tempo e gol”, o ancora “al secondo fallo cattivo ed intenzionale di una squadra verrà decretata la vittoria a tavolino della squadra avversaria”. E le finali dei tornei di calcio si decidono ai rigori, in una grande festa collettiva.

La partecipazione è aperta a tutti, senza alcuna restrizione di età, genere, o provenienza. L’unico requisito è riconoscersi nei valori dell’antirazzismo e dell’antifascismo, amare lo sport, e avere con se un sacco a pelo, una tenda, un furgoncino o un qualsiasi luogo in cui passare la notte.

Sport, dibattiti, musica e socialità ai Mondiali Antirazzisti

Ma i Mondiali Antirazzisti non sono soltanto sport: durante tutta la durata della manifestazione si susseguono dibattiti e iniziative legate all’antirazzismo, al mondo dello sport e a quello del tifo organizzato, sempre più stigmatizzato e minacciato da leggi duramente repressive, che tendono a colpire e criminalizzare tutto il mondo del tifo senza distinzioni, svuotando gli stadi dalla passione e dal colore che un tempo li riempiva e trasformando le partite in degli show a misura di pay-tv .

Ai Mondiali Antirazzisti non si paga nessun biglietto per entrare – il campeggio è libero e ognuno può seguire le partite che preferisce – non c’è bisogno di nessuna tessera, non è richiesta nessuna autorizzazione per portare un bandierone, uno striscione o per accendere un fumogeno. Così i cori, il colore dei fumogeni e lo sventolio delle bandiere animano le partite e le notti dei mondiali.

Dopo una corsa sui campi e una bella doccia fresca, per chi ha ancora energia, si balla fino a tardi a ritmo di musica. Ogni anno numerosi gruppi si esibiscono sotto il tendone da circo dedicato agli spettacoli: nelle ultime edizioni sono passati dai Mondiali Antirazzisti i 99 Posse, la Banda Bassotti, i Los Fastidios, i Modena City Ramblers, gli Après la Classe e tanti altri. E dopo i concerti le notti rimangono vive tra cori e dj set.

Questa festa multiculturale è la dimostrazione di come lo sport possa essere un mezzo efficace per superare ogni barriera e differenza di età, lingua, genere, fede sportiva. In un’ Europa in cui giorno dopo giorno crescono i consensi dei partiti razzisti e ultra-nazionalisti e insieme a questi i muri e le barriere di filo spinato che “proteggono” i confini, un evento come questo è la dimostrazione che ci sono ancora tantissimi giovani e meno giovani che sognano un mondo senza frontiere in cui a poter viaggiare da un paese a un altro non siano soltanto le merci e i capitali, ma sopratutto gli esseri umani, un mondo in cui i diritti siano garantiti a tutti indipendentemente dal nome della nazione che compare sopra il loro passaporto.

Quest’anno i Mondiali Antirazzisti cadranno in concomitanza con le fasi finali degli europei di calcio, ma il vero sport, quello sano, denso di passione, che unisce anziché dividere, lo si troverà senza alcun dubbio a Bosco Albergati e non davanti allo schermo della televisione che trasmette la partita della propria “nazione”. La partecipazione è vivamente consigliata.