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Eroica Fenice

Farkhunda, la ragazza arsa viva dall’ignoranza

Afghanistan, 19 marzo, 27 anni e accusata di aver bruciato alcune pagine del Corano. Picchiata a morte da una folla inferocita che ha bruciato, in piazza e in pieno giorno, il suo corpo. Farkhunda era assolutamente innocente.

Farkhunda era una giovane istruita che aveva deciso di lasciare i suoi studi universitari in ambito matematico per dedicarsi al Corano e alla legge islamica. Il giorno prima della sua morte, la giovane donna si era recata allo storico santuario del Re delle Due Spade, poco lontano da Kabul, per portare, come suo solito, abiti usati e cibo per i meno fortunati. Al santuario, però, aveva  visto dei mullah vendere ai visitatori dei portafortuna, degli amuleti che avrebbero esaudito i loro desideri. Questo malcostume, purtroppo, sappiamo quanto sia diffuso ovunque, anche in Italia. La fede e la passione di Farkhunda erano giovani e forti, proprio come lei. Tornata a casa, si era sfogata con la sua famiglia a cena ripromettendosi di tornare l’indomani al santuario. Il giorno seguente Farkhunda aveva rispettato la promessa fatta a se stessa. Davanti al santuario, la ragazza aveva cominciato ad accusare i truffatori denunciandoli di praticare un’attività contraria ai principi dell’Islam. Mezz’ora dopo, uno degli assistenti del santuario, Zain-ul-Din, aveva cominciato ad urlare, accusando a sua volta Farkhunda, dichiarando che la donna era un’apostata e che, mostrando ciò che restava di alcune pagine carbonizzate, aveva bruciato il Corano. Tutto accade molto in fretta. La folla si raggruppa, si condensa, si accanisce sulla ragazza, i telefonini pronti a riprendere l’atteggiamento disumano, i colpi ripetuti, le fiamme che stringono il corpo inerme di Farkhunda.

Il giorno dopo, il viceministro degli Affari Religiosi, Dai-ul-Haq Abid, si è recato al santuario e ha incontrato il custode, chiedendogli perché mai avesse accusato Farkhunda di aver bruciato il Corano. Con la testa bassa, tra parole farfugliate e frasi sconnesse, il custode ha dichiarato che la ragazza rappresentava un pericolo: il pericolo per i loro affari. Vendere monili insignificanti è un grande giro d’affari.

Farkhunda non era un’apostata, né un’eretica, tantomeno una strega malefica con disturbi mentali inventati dai genitori per placare la rabbia delle persone che minacciavano anche la loro di vita. Solo il fratello Majibullah l’ha difesa sino alla fine ed è stato anche grazie alle sue testimonianze che la verità è venuta a galla. “Farkhunda era una vera musulmana, un’eroina religiosa” ha dichiarato Shahla Farid, docente di legge all’Università di Kabul ed esponente della Commissione che ha lavorato sul caso.

Per commemorare Farkhunda oltre tremila persone sono scese in piazza, perlopiù donne con il viso dipinto di rosso per ricordare il volto ricoperto di sangue della giovane.

Zain-ul-Din è ora in carcere con una ventina di persone. Farkhunda è stata uccisa dall’ignoranza, dall’egoismo, dall’amore per la tasca piena di rupie. In piazza, nei pressi del santuario, una lapide ricorda Farkhunda, martire di quella parte dell’Islam oscura e cieca così simile a tutte quell’oscurità e a quella cecità tipiche dell’ignoranza.

Farkhunda, la ragazza arsa viva dall’ignoranza

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